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Beautiful Boy

  • Uscita:
  • Durata: 112min.
  • Regia: Felix Van Groeningen
  • Cast: Steve Carell, Timothée Chalamet, Maura Tierney, Amy Ryan, Christian Convery, Oakley Bull, Kaitlyn Dever, Stefanie Scott, Julian Works, Kue Lawrence, Marypat Farrell, Timothy Hutton, Amy Aquino, Jack Dylan Grazer
  • Prodotto nel: 2018 da AMAZON STUDIOS, BIG INDIE PICTURES, PLAN B ENTERTAINMENT CON RAI CINEMA
  • Distribuito da: 01 DISTRIBUTION (2019)
  • Tratto da: romanzo "Beautiful Boy: A Father's Journey Through His Son's Addiction" di David Sheff e Nic Sheff

Film non più disponibile nelle sale

TRAMA

A diciotto anni, Nic Sheff è un bravo studente, coinvolto nelle recite e nel giornale della scuola, membro della squadra di pallanuoto, pronto per entrare al college ma, dopo aver provato la metanfetamina, passa a una totale dipendenza. Il film ripercorre la storia vera, un ritratto dell'affetto incrollabile e del coraggio di una famiglia di fronte alla dipendenza del figlio e alla sua lotta per il recupero.

Dalla critica

  • Cinematografo

    Nicolas Sheff (Timothée Chalamet) ha 18 anni, e molto altro: è bello, ama leggere, scrivere, eccelle negli sport. Andrà al college, per la gioia di papà, il giornalista David (Steve Carrell). Tra l’essere e il realizzarsi si mette di mezzo la droga, sopra tutto la metanfetamina crystal meth. Nicolas ne diviene dipendente, entra ed esce dal rehab, si pulisce, ci ricasca, e David non sa che fare, meglio, non sa come salvarlo: una via Crucis meccanica, sorda, ineluttabile, con croci come se piovesse, e forse alcuna redenzione possibile. La famiglia tutta, non solo David, cerca di aiutare Nic: i figli avuti dal padre con la nuova moglie Karen (Maura Tierney), la madre Annie (Amy Ryan), ma c’è qualcuno all’infuori del ragazzo, di questo Beautiful Boy , che possa qualcosa? Tratto dalle autobiografie di padre e figlio Sheff, il dramma di Felix Van Groeningen non è un grande film, tutt’altro. Gli interpreti senza strafare fanno la loro parte, anche se il bel Chalamet ( Call Me By Your Name ) denuncia una preoccupante inclinazione alla faccette, ma c’è molto altro che non va, a partire da un uso pornografico della colonna sonora, inopinatamente tesa a glorificare, circonfondere di lirismo la scimmia e i suoi derivati. Davvero, fa impressione, è vilipendio di drogato, e quando arrivano i Sigur Ros, beh, abbiamo capito che non c’è rimedio. Poi, c’è una mancanza di risolutezza ed empatia, al netto di abbracci stucchevoli, nell’analizzare, anche solo nel passare in rassegna i trascorsi familiari di Nic: non si pretende l’individuazione di un nesso causa-effetto, di un quid scatenante, ci mancherebbe, ma qui è tutto talmente erratico, suggerito, solo sfiorato che sembra quasi Nic abbia iniziato a drogarsi per i troppi voli presi da solo ancora bambino, facendo la spola tra San Francisco e Los Angeles, papà (affidatario) e mamma. Latita, ed era un difetto già pienamente riscontrabile nel suo Alabama Monroe , in van Groeningen la capacità di incidere carni e sguardi, di non limitarsi alla superficie, e superficialità, dei rapporti e dei problemi: non echeggia nulla, non si evoca alcunché, e peraltro, a parte qualche bella e incongrua e posticcia inquadratura, la forma è piatta. L’abbiamo capito, Nic è il drogato della porta accanto, il tossico acqua e sapone, ma ha sbagliato film, senza dubbio il regista.

  • Il Manifesto

    (...) Tratto dai libri autobiografici di David Shaff e di suo figlio Nic, dunque con l'etichetta della storia «vera», 'Beautiful Boy' di Felix Van Groeningen - presentato alla scorsa Festa di Roma, sezione Alice nella città - si addentra nel complicato territorio (al cinema e i n genere) della tossicodipendenza a partire dalla relazione padre -figlio, scegliendo come punto di vista del racconto quello del primo, disposto a tutto pur di capire cosa sta succedendo. La regia di Van Groeningen però come già nel precedente 'Alabama Monroe', non riesce a produrre una sintesi personale, distante dai luoghi comuni, e soprattutto dalla patina di sentimentalismo - a tratti fastidioso che trova come unico referente l'interpretazione dei due attori, bravi ma senza mai sobbalzi di autenticità. (...).

  • La Repubblica

    (...) Basato su una storia vera, il film assume un andamento non cronologico e rapsodico, punteggiato di flashback dove vediamo Nic bambino. Però si fida troppo del carisma degli interpreti, Steve Carell e Thimotée Chalamet ('Chiamami col tuo nome'), accontentandosi di una narrazione standard. E alternando, un po' a caso, il punto di vista del padre con quello del figlio.

  • La Stampa

    (...) in 'Beautiful Boy' di Felix Van Groeningen, non poteva esserci attore più adatto di Timothée Chalamet. Nel film basato sulle biografie di Nic Sheff e del padre David (Steve Carrell), Chalamet ripercorre la via crucis della tossicodipendenza. Andate e ritorni, promesse mancate, bugie insultanti, discese agli inferi e brevi redenzioni. Un cammino doloroso, che si riflette nella fisicità del protagonista, nelle sue spalle aguzze, nei capelli arruffati, nello sguardo vivo e infinitamente triste. Seguendo le sue mosse, il desiderio di capire e di aiutare diventa irresistibile.

  • Il Giornale"

    (...) Felix Van Groeningen, regista belga di 42 anni, è incapace di sottrarsi alla tentazione di confezionare un altro film cupissimo, dopo quell''Alabama Monroe' che trattava di un amore sofferto e apocalittico. 'Beautiful boy' ricalca quel modello, (...) porta lo spettatore a diretto contatto con immagini crude quanto dolorose, ritraendo i dettagli di un via crucis senza fine. Corredato di una colonna sonora avvincente, l'ultima fatica di Van Groeningen è opera che merita a patto di essere in pace con se stessi. Intensa l'escalation di un dramma che ha origini reali e proviene da fatti veri, testimoniati dai due libri che David e Nic Sheff hanno scritto per raccontare il calvario della droga da due versanti opposti. Eppur paralleli.

  • Libero Quotidiano

    (...) Piacerà A patto che riusciate a identificarvi (almeno in parte) con babbo Carrell (con lui perché del 'Beautiful' non gliene importa granché a nessuno). L'identificazione è facilitata dalla maiuscola prova di Steve. Bravissimo a rendere i personaggi sgradevoli (quindi respingenti) qui supera sé stesso caricandosi sulle spalle un eroismo che qualunque papà vorrebbe avere.

  • Il Foglio

    Il regista belga delle lacrime. Il nome sfugge, il ricordo di un film come "Alabama Monroe - Una storia d' amore" resta nella memoria di chi lo ha visto. Associato al fastidio dello spettatore che non ha nulla contro le disgrazie (succedono, si sa) ma non regge un certo modo di raccontarle. Per esempio, puntando su una colonna sonora costruita per potenziare e non per smorzare. Lì era il bluegrass ad avvolgere i protagonisti: un musicista, una tatuatrice e la loro sfortunata figliola. In 'Beautiful Boy' ascoltiamo i Nirvana, i Beatles, Neil Young, David Bowie, mischiati con Perry Como. È la colonna sonora della famiglia Sheff (...) Steve Carrell è bravissimo anche nelle parti drammatiche - lo sapevamo già - ma qui sembra che si applauda da solo. Timothée 'Chiamami con il tuo nome' fa le prove di gigioneria che Luca Guadagnino gli aveva impedito.

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