'Aggressore macellaio? Non è Lale Demoz'

Nessuna traccia ematica del macellaio Olindo Ferré - secondo la difesa dell'impresario Camillo Lale Demoz - è stata trovata sui vestiti dell'imputato, ma solo sulle sue scarpe e sull'orlo dei pantaloni, indice del "calpestamento di una gorga di sangue", formatasi quindi un momento successivo all'aggressione. Una pulizia degli indumenti che è incompatibile con le "tracce di sangue fino a tre metri di distanza dal luogo di rinvenimento del corpo e fino a 1,80 di altezza" segnalate dalla polizia scientifica. E' uno dei passaggi emerso dalla consulenza tecnica di parte del biologo Marzio Capra, chiamato dagli avvocati di Lale Demoz, di 75 anni, di Quart, accusato del tentato omicidio di Ferré (68), di Charvensod. Inoltre, ha detto Capra ai cronisti, "l'arma del delitto viene trovata lì e non ci sono le tracce di camminamento per arrivare fin lì, neanche iniziali. Forse quel manico in resina l'ha portato lì qualcun altro, non l'imputato". I fatti il primo ottobre 2018 a Quart, in un magazzino dell'imputato.

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