Latte: "dissidenti" rinnegano accordo

La protesta per il prezzo del latte ovicaprino non accenna a fermarsi: dopo l'accordo raggiunto l'8 marzo al tavolo convocato dal Prefetto di Sassari Giuseppe Marani, spunta una fronda di allevatori "dissidenti" che si sono riuniti oggi a Siniscola: chiedono l'apertura di un nuovo tavolo di contrattazione, oppure promettono una nuova ondata di protesta. "L'accordo di 74 centesimi al litro è un sopruso per noi pastori, bisogna aggiustare il tiro e ripartire dalla rimozione dei rappresentanti dai tavoli di contrattazione che sono stati nominati, da sostituire con un'altra delegazione democraticamente eletta", hanno detto a gran voce gli allevatori riuniti nell'ostello Su Recreu. L'accordo era stato raggiunto dopo mesi di proteste e centinaia di litri di latte sversati nelle strade ed era stato possibile anche in seguito allo stanziamento del Governo di 14 milioni per il ritiro delle eccedenze di pecorino romano dal mercato. Ma i "dissidenti" non ci stanno e quella di oggi è solo la prima delle riunioni "per cambiare rotta"."Settantaquattro centesimi al litro è un prezzo al di sotto dei costi di produzione e il conguaglio promesso sarà una miseria - hanno detto -. I milioni di euro stanziati sono un regalo agli industriale del latte che incasseranno quei soldi, mentre noi ci accolleremo le spese legali per le denunce che sono arrivate dopo una protesta costata sangue". Gli allevatori riuniti a Siniscola non si sono ancora dati una strategia ma spiegano che "il tavolo della contrattazione è ancora aperto, dobbiamo andare avanti a cambiare gli attori. E' una strada in salita ma bisogna percorrerla per capire se gli industriali e sindacati hanno voglia di venire a patti o di mostrare i muscoli, in quel caso i muscoli li mostreremo anche noi". Ce n'è anche per i politici: "La politica ha le sue responsabilità: le decisioni sono state prese troppo in fretta ed erano già prese a ridosso delle elezioni. E la fretta si sa è cattiva consigliera", hanno concluso. (ANSA).

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