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Un uomo tranquillo

  • Uscita:
  • Regia: Hans Petter Moland
  • Cast: Liam Neeson, Tommy Bateman, Laura Dern, Tom Bateman, Julia Jones, Emmy Rossum
  • Prodotto nel: 2019 da PARADOX FILMS
  • Distribuito da: EAGLE PICTURES

TRAMA

Nels Coxman, un uomo semplice, fiero di essere un diligente cittadino della sua sfavillante città nel Colorado dove ha vinto il premio dell'anno per il suo impegno nel suo lavoro di spazzaneve. Improvvisamente, la sua vita viene sconvolta quando il figlio viene ucciso da un potente boss della droga locale soprannominato il Vichingo. Alimentato dal bisogno di vendetta e armato con artiglieria pesante, questo improbabile eroe si propone di smantellare il cartello con estrema precisione, nel tentativo di arrivare al vertice della catena che ha ucciso suo figlio.

Dalla critica

  • Cinematografo

    Comincia sotto una pesante coltre di neve Un uomo tranquillo . Comincia e finisce, in mezzo alla neve. Ma se in principio quel bianco ovattato sembra dare sostanza alla pesantezza di un dramma familiare, ben presto da quel greve candore emerge il nero dell’humour che in realtà caratterizza l’ultimo film di Hans Petter Moland, remake del suo In ordine di sparizione del 2014. Ancor più dell’originale, Un uomo tranquillo è un film dove gli ingredienti non lasciano prevedere il risultato e il dipanarsi della vicenda. Mix di generi che si trovano in equilibrio, il film intrattiene lo spettatore tra suspense, divertimento ed emozione. Nels Coxman (Liam Neeson) è stato da poco nominato Cittadino dell’Anno di Kehoe, piccola località sciistica del Colorado, per il suo esemplare lavoro come spazzaneve e per la sua rettitudine. Il Vichingo (Tom Bateman) è il boss del cartello locale, nonché padre salutista e convinto “business man” del crimine, rispettoso di un rigido codice di regole. Le loro strade si incrociano quando il figlio di Nels muore di una sospetta overdose di eroina: a Nels è chiaro che si tratta di omicidio e così si imbarca nella folle e incosciente impresa di vendicare i responsabili della morte del figlio, e, sulla strada per arrivare al vertice del cartello farà fuori implacabilmente tutti i suoi membri. Il vortice di violenza sistematica che scatena è colorato dall’ironia del vedere trionfare su un gruppo di professionisti del crimine “un uomo tranquillo” e inesperto in materia di esecuzioni e vendetta. Umorismo macabro e situazioni surreali si mischiano con risultati irresistibili, supportati da un’ottima recitazione e da una buona scrittura dei personaggi, ben disegnati anche quando sono presentati solo pochi minuti prima di essere fatti fuori dalla trama, e che riescono ad essere tridimensionali ma anche simbolici: se gli uomini sono ciecamente immersi nella loro sete di vendetta, violenza e denaro, i personaggi femminili si distaccano dalle loro azioni e contrastano le loro decisioni, evidenziando con sguardo esterno i comportamenti ridicoli degli uomini che portano avanti la vicenda del film. Così come spetta al figlio del Vichingo, nonché unico bambino del film, l’unico ruolo pienamente positivo: acuto e sensibile, oasi di tenerezza, buon senso e intelligenza nell’occhio del ciclone della mattanza, è lui a far vacillare le aspettative dello spettatore e a dare la speranza di una via d’uscita. Nell’evidenziare il meccanismo di come da una singola vendetta si generi inesorabilmente una inutile e assurda strage, Un uomo tranquillo si rivela un ottimo remake, riuscito grazie alla scelta del cast e all’ambientazione: se alla Norvegia sostituiamo il Colorado entrano in gioco le minoranze native americane, il quadro d’insieme si arricchisce e si intrecciano problematiche diverse.

  • La Stampa

    Le sue recenti confessioni di giustiziere della notte possono lasciare perplessi, però deve essere in grazia di questa implosa vena di violenza che Liam Neeson risulta una figura di vendicatore tanto convincente; e non è un caso che Hans Petter Moland lo abbia scelto per la versione americana del suo thriller In ordine di sparizione. Passando dalla cornice norvegese al paesaggio altrettanto polare della stazione sciistica di Kehoe, Colorado. (...) Spazzando vite con l'implacabile indifferenza con cui spazza la neve, Neeson si intona fino a un certo punto al registro di surreale ironia del film, ma la sua forza scenica è indiscutibile.

  • Il Corriere della Sera

    'Un uomo tranquillo', il titolo del nuovo film col rude Liam Neeson (...) Nell'ambientazione alla 'Fargo' e 'Wind river' il film però non trova mai una novità, è tutto già visto almeno cento volte e Liam Neeson non ha proprio una espressività prensile. Come nella saga di Taken, manca qualunque psicologia nella trafila della storia e la cornice (titolo originale 'Cold pursuit'), che nel primo film diventava protagonista, qui è bianca patinata come la settimana bianca natalizia più costosa che ci sia sul mercato, cosicché tutto rischia spesso di essere quasi una parodia.

  • Il Giornale

    In America, il debutto non è stato dei più positivi, peggior incasso, dal 2010 ad oggi, di un film interpretato da Liam Neeson. A penalizzare il box office, le polemiche, costruite ad arte, su una presunta frase razzista (ne ha scritto, ottimamente, il nostro Felice Manti, qualche giorno fa, sul Giornale) detta spontaneamente da Neeson, durante un' intervista, a proposito della vendetta. (...) Liam Neeson, uno che ha costruito parte della sua carriera sui revenge movie. (...) Una pellicola particolare, che ricorda, per certi versi e fatte le debite proporzioni, Tarantino. Ogni personaggio è caratterizzato con umorismo nero. Il boss, ad esempio, è alle prese con l'ex moglie e un figlio bullizzato. Due suoi scagnozzi si amano segretamente e ci sono pure i nativi americani a rivaleggiare per smerciare droga. Due ore che volano, tra sorrisi, sangue, vendette, faide familiari. Una trama curiosa, a volte spiazzante, perfetta per intrattenere. Astenersi stomaci deboli.

  • Il Messaggero

    (...) «Alcuni portano la felicità ovunque vadano, altri quando se ne vanno». L'aforisma è di Oscar Wilde, uno dei suoi tanti e rinomati. Hans Petter Moland, cineasta norvegese sveglio e preparato, lo mette in testa al remake americanizzato di un suo stesso film, spostandolo dai ghiacci del Nordeuropa a quelli del Colorado senza intaccarne lo spirito un po' diabolico col quale mette in fila un imprecisato numero di cadaveri, turbinanti come la neve nei paraggi di Denver. (...), inzuppato di humour nero nell'inesausta sottrazione dei suoi personaggi.

  • La Repubblica

    Sono dieci anni, dai tempi del primo 'Taken', che Liam Neeson si è assunto il personaggio del vendicatore solitario, un tempo appartenuto a Charles Bronson, in una serie di film più o meno uguali. Ha scelto il momento più sbagliato, nei giorni scorsi, per abbandonarsi a dichiarazioni razziste da aspirante giustiziere: perché 'Un uomo tranquillo', remake dell'ottimo 'In ordine di sparizione' del norvegese Hans Petter Moland (diretto dallo stesso regista), più che una prosecuzione del filone ne è la parodia. (...) La chiave della parodia non consiste nel negare i paradigmi violenti del thriller: ma nel gonfiarli fino all'iperbole, demolendoli con l'ironia.

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