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Dolor y Gloria

  • Uscita:
  • Durata: 113min.
  • Regia: Pedro Almodóvar
  • Cast: Penélope Cruz, Antonio Banderas, Asier Etxeandía, Cecilia Roth, Leonardo Sbaraglia, Nora Navas, Raúl Arévalo, Julieta Serrano, Eva Martin, Susi Sánchez, Pedro Casablanc, César Vicente, Julián López, Agustín Almodóvar, Alba García, Esther García, Mina, Marilyn Monroe, Warren Beatty, Natalie Wood
  • Prodotto nel: 2019 da AGUSTÍN ALMODÓVAR, ESTHER GARCÍA PER EL DESEO
  • Distribuito da: WARNER BROS

TRAMA

Un racconto di una serie di ricongiungimenti di Salvador Mallo, un regista cinematografico oramai sul viale del tramonto. Alcuni sono fisici, altri ricordati: la sua infanzia negli anni '60 quando emigrò con i suoi genitori a Paterna, un comune situato nella provincia di Valencia, in cerca di fortuna; il primo desiderio; il suo primo amore da adulto nella Madrid degli anni '80; il dolore della rottura di questo amore quando era ancora vivo e palpitante; la scrittura come unica terapia per dimenticare l'indimenticabile; la precoce scoperta del cinema ed il senso del vuoto, l'incommensurabile vuoto causato dall'impossibilità di continuare a girare film. Dolor y Gloria parla della creazione artistica, della difficoltà di separarla dalla propria vita e dalle passioni che le danno significato e speranza. Nel recupero del suo passato, Salvador sente l'urgente necessità di narrarlo, e in quel bisogno, trova anche la sua salvezza.

Dalla critica

  • Cinematografo

    C’è più dolore che gloria in questa opera magnifica, diversa da quelle a cui ci ha abituato Pedro Almodóvar, regista di Tutto su mia madre, Parla con lei e Volver . Che pur raccontando un dramma, e con la potenza di cui è maestro, lo fa con stile sobrio, quasi asciutto. Con un linguaggio inizialmente didascalico ci introduce e poi scaraventa nella vita di Salvador (Antonio Banderas), che assomiglia a lui come una goccia d’acqua. Il protagonista è un uomo stanco, che annaspa, a malapena galleggia. Ha un blocco creativo, la paura di non riuscire più a girare un film. La storia è ambientata in tre periodi diversi: l’infanzia negli anni ‘60, l’età adulta negli anni ‘80 a Madrid dove Salvador si è formato durante il movimento di rinascita culturale madrilena, e infine nel presente, con Salvador che sta sprofondando nella depressione. Tanto che incomincia a drogarsi, pur sapendo di intraprendere un sentiero molto pericoloso. Federico (Leonardo Sbaraglia) è un altro fantasma da affrontare, non è il ragazzo incontrato decenni fa, con cui ha avuto una relazione importante e che ha dovuto suo malgrado allontanare. Ora ha una famiglia, una compagna. Nel dipingere questo mondo capovolto, di desideri perduti, rimpianti rimossi, emozioni soffocate, in cui si ritrova Salvador, con una madre più dura (prima Penelope Cruz poi Julieta Serrano) rispetto a quelle che hanno popolato le sue opere, Almodóvar abbandona il melodramma ma non le tinte vivaci, che appartengono al suo passato e a quello del suo alter ego. E saranno i ricordi di bambino, adolescente innamorato della vita, a salvarlo, a dargli la forza di tornare a scrivere e soprattutto il desiderio di riprendere in mano il suo destino. Un percorso terapeutico attraverso il processo creativo, un’opera maestra piena di citazioni, cinematografiche e personali. Con Banderas strepitoso e una galleria di prove attoriali sensazionali.

  • Libero

    Piacerà ai fan di Almodovar perché don Pedro non ha perso la mano, anche se ha rinunciato alle sue corde migliori (quelle del melodramma pruriginoso) per rifare il verso a Fellini. Qui il meglio lo dà nelle scena del monologo in teatro. Per il resto è il ritratto di una vecchia checca malinconica. Chi si vuole identificare si accomodi.

  • Il Fatto Quotidiano

    (...) A dargli valore, verità e vita agra è Antonio Banderas, alla sua prova migliore: sofferto e dignitoso, prostrato ma non domo, dà a Salvador licenza di toccarci dentro, di muoverci a comprensione e compassione. È il profeta rinnovato di un Dio del cinema ritrovato: 'Dolor y gloria' ci riconsegna Pedro Almodóvar ai suoi massimi, perfino al vertice della carriera (...)

  • Il Giornale

    (...) è il personale 8½ di Pedro Almodóvar (...) 'Dolor y Gloria' ha poco del cinema almodóvariano, quello dove l'umorismo ha sempre avuto un ruolo fondamentale. (...) Qui, sembra che questo percorso autobiografico diventi un po' fine a se stesso, più dolore che gloria, peccando, in alcuni momenti, di eccesso di verbosità, come nelle inquadrature dove il regista spiega i suoi film. Però, l'entrata in scena di un amore del passato di Salvador, che crea impaccio in chi, pur ormai maturo, esita nei gesti e nei sentimenti, fa riabbracciare l'Almodóvar, fino ad allora con il freno a mano tirato, capace, come pochi, di emozionare. Come capita a Mallo che, scovato un vecchio acquerello che lo ritrae, ritrova l'ispirazione perduta, saldando la linea, artistica ed esistenziale, del suo passato, presente e futuro.

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