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Joker

  • Uscita:
  • Durata: 118min.
  • Regia: Todd Phillips
  • Cast: Joaquin Phoenix, Robert De Niro, Zazie Beetz, Bill Camp, Frances Conroy, Brett Cullen, Frances Conroy, Glenn Fleshler, Brett Cullen, Bill Camp, Glenn Fleshler, Douglas Hodge, Shea Whigham, Marc Maron, Josh Pais, Douglas Hodge, Shea Whigham, Josh Pais, Leigh Burton Gill, Brian Tyree Henry, Gary Gulman, Sam Morril, Joaquin Phoenix
  • Prodotto nel: 2019 da TODD PHILLIPS, BRADLEY COOPER, EMMA TILLINGER KOSKOFF PER JOINT EFFORT
  • Distribuito da: WARNER BROS. (2019)
  • Tratto da: basato sui personaggi della DC Comics

TRAMA

Incentrato sulla figura dell'iconico villain, il film è uno stand-alone originale, diverso da qualsiasi altro film tratto dai comics apparso sul grande schermo fino ad ora. L'esplorazione su Arthur Fleck, un uomo profondamente turbato e ignorato dalla società, non è soltanto uno studio crudo e affascinante del personaggio, ma una storia più ampia che si prefigge di lasciare un insegnamento, un monito.

Dalla critica

  • Cinematografo

    Il Joker che (non) ti aspetti. Quello che da stand-alone – il primo per il personaggio dei fumetti DC Comics – può permettersi il lusso di fare di testa propria, Todd Phillips alla regia, Scott Silver in scrittura, e trovare un altro mondo possibile, un altro modo probabile di dischiudere il sorriso, e Ridi pagliaccio. La madre gli diceva che “ha uno scopo: portare risate e gioia nel mondo” e Arthur Fleck ci crede, a modo e mondo suo. Il soggetto è “fuori tutto”, come il cartello che piroetta fuori da un negozio e che gli verrà spaccato in faccia. Disadattato, schizzato, bullizzato ed emarginati, Arthur non vive, sopravvive, sopra tutto a se stesso, ma anche la madre non scherza: teledipendente, querula, consunta. E non basta: pretende il padre di Arthur sia Thomas Wayne, il magnate di Gotham, e chissà se lo è davvero. Lavora come clown, Arthur, con altri freaks per destino prima che professione: si esibisce, anche per i bambini, e forse portarsi appresso la pistola all’ospedale pediatrico non è il massimo. Licenziato, si butta nello spettacolo, agogna raggiungere il suo mito, Murray Franklin, un conduttore televisivo che gli accende un altro lume della sragione: the show must go on, e quello di Arthur battezzato per sfottò Joker si fa involontariamente catalizzatore dell’insofferrenza popolare, per una città invasa dai ratti, sovrappopolata dall’immondizia, sperequata tra chi, Wayne e sodali, ha tutto, e chi niente, Arthur, nemmeno la possibilità di continuare a essere curato. La sanità mentale non abita qui, e Joker non farà prigionieri: l’umiliato e l’offeso è l’alfiere imprevisto e improbabile della riscossa popolare, della rivincita degli ultimi sui primi, della guerriglia e del saccheggio urbano, e le maschere di una nuova (V per) vendetta avranno i suoi tratti, la sua bocca ferita e gli occhi che piangono stupor mundi e horror vacui. Non ci sarebbe Joker, film e personaggio, senza Joaquin Phoenix, che come Jack Nicholson e Heath Ledger (non Jared Leto) si fa trovare pronto al ruolo, di più, al voltaggio esistenziale del villain: prova totale e totalizzante, balla, ride, s’intorcina, dà e prende, aria, emozioni, precipizio e fatalità. Un one freak show che passa per farmaci e non farmaci, paura e delirio senza colpo ferire e, per allucinazione e realtà, senza immagine cambiare, ed è un problema: alla regia Todd Phillips si porta più che dignitosamente, ma non ha mai la capacità di svoltare, di sparigliare, di sorprendere. Il film è soggiogato dal suo dittatoriale protagonista, spesso si fa trasportare anziché prenderlo in carico: ripete, si ripete, itera, trovando un percorso psicologico non pienamente espresso, un ancoraggio alla storia di Joker per come lo conosciamo – alla voce, perle… – non pienamente compreso. Però, Phoenix può tutto o quasi, anche prendere il testimone da Robert De Niro (Murray Franklin) e farsi re per una notte, prendere il calco dal serial killer di fine Anni Settanta Killer Clown e farsi mostro con licenza di uccidere. I colori sono saturi, il dolore e la sopportazione pure: s’alza il vento bisogna tentar di sopravviversi.

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