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Aspromonte la terra degli ultimi

  • Uscita:
  • Regia: Mimmo Calopresti
  • Cast: Marcello Fonte, Francesco Colella, Marco Leonardi, Sergio Rubini, Valeria Bruni Tedeschi
  • Prodotto nel: 2019 da FULVIO E FEDERICA LUCISANO PER ITALIAN INTERNATIONAL FILM CON RAI CINEMA
  • Distribuito da: ITALIAN INTERNATIONAL FILM

TRAMA

Africo, un paesino arroccato nella valle dell'Aspromonte calabrese, alla fine degli anni '50, una donna muore di parto perché il dottore non riesce ad arrivare in tempo e perché non esiste una strada di collegamento. Gli uomini, esasperati dallo stato di abbandono, vanno a protestare dal sindaco. Ottengono la promessa di un medico, ma nel frattempo, capeggiati da Peppe, decidono di unirsi e costruire loro stessi una strada. Tutti, compresi i bambini, abbandonano le occupazioni abituali per realizzare l'opera. Giulia, la nuova maestra elementare, viene dal Nord, e vuole insegnare l'italiano "se Africo entrerà nel mondo grazie alla strada, i ragazzi dovranno conoscerlo prima, imparando a leggere e a scrivere". Ma per il brigante Don Totò, quello che detta la vera legge, Africo non può diventare davvero un paese 'italiano'...

Dalla critica

  • Cinematografo

    Nell’ottobre del 1951 un’alluvione distrugge Africo, alle pendici dell’Aspromonte. Non che prima fosse il Bengodi: case pericolanti, gabelle inique, medico assente, l’unica aula scolastica ricavata nella stanza da letto della maestra. Ma la poesia, quella sopravvive, sicché il Poeta Marcello Fonte può celebrare “la terra degli ultimi, la terra di quelli che ancora rispettano i padri… La terra dei poeti, la terra della civiltà. Qui ancora c’è la civiltà”. Lì Mimmo Calopresti mette il cavalletto e, traendo ispirazione da Via dall’Aspromonte di Pietro Criaco, filma Aspromonte – La terra degli ultimi , quella della maestra che viene dal Nord Giulia (Valeria Bruni Tedeschi), quella del dal manovale Peppe (Francesco Colella), che vorrebbe collegare Africo alla Marina, spezzando isolamento e asservimento, anche mafioso (il don Totò di Sergio Rubini). Sceneggiatura a quattro mani con Monica Zapelli, musiche militanti di Nicola Piovani, montaggio lirico-popolare di Esmeralda Calabria, guest star a voltaggio autobiografico Fulvio Lucisano, l’impianto metaforico e parabolico è prezioso, meno l’enfasi e i didascalismi: Calopresti il cinema lo sa fare, civile per missione, memoriale per afflato, umanistico per guadagno.

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