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The Elevator

  • Uscita:
  • Durata: 89min.
  • Regia: Massimo Coglitore
  • Cast: Caroline Goodall, Burt Young, James Parks, Sara Lazzaro, Katie McGovern, Niccolò Senni, Katia Greco, Paolo Borzì, Daniel Mba, Gianfranco Terrin, Gianfranco Terrin
  • Prodotto nel: 2013 da RICCARDO NERI PER LUPIN FILM
  • Distribuito da: EUROPICTURES (2019)

Film non più disponibile nelle sale

TRAMA

Jack Tramell, 50 anni, vive e lavora a New York. Single famoso per il suo TV show fa impazzire gli americani. Il set principale è l'ascensore del building dove vive Jack, che si trasforma in luogo di espiazione delle sue colpe. Jack è sospettato da Katherine di aver commesso un efferato crimine ai danni della donna. Katherine è affascinante, autoritaria, cinica, scientifica ma anche a volte spaesata. Katherine blocca Jack nell'ascensore la sera del labour day, lungo week end in cui la città si svuota, e lì cerca la sua vendetta... Ispirato ad una storia vera.

Dalla critica

  • Cinematografo

    Un ascensore si ferma al decimo piano di un grattacielo di New York. Dentro ci sono un uomo e una donna. Lui (James Parks) si chiama Jack Tramell ed è il famoso presentatore televisivo di un quiz alla  Chi vuol essere milionario  che fa impazzire gli americani. Insomma, una sorta di Jerry Scotti d’Oltreoceano. Lei (Caroline Goodall) si chiama Katherine ed è una donna che vuole vendicarsi per la morte di suo figlio. E’ infatti convinta che sia stato lui ad averlo ucciso. Tra i due partirà un confronto serrato a prove di quiz, durante il quale il presentatore, se darà la risposta sbagliata, non perderà soldi, ma parti del corpo. Nonostante sia colma di minacce sadiche e promesse di amputazioni, l’opera prima di Massimo Coglitore non è però un film splatter quanto piuttosto un thriller psicologico. Aldilà di una storia piuttosto inverosimile con una donna che sale sul tetto dell’ascensore e riscende a suo piacimento, toglie e mette una parrucca nera, tira fuori lamette e punture di morfina e ha perfino un defibrillatore alla mano pronto a dare shock elettrici al cuore, del film si salvano ben poche cose. Tra queste, la regia di Coglitore, che riesce attraverso l’uso del dolly e dei carrelli a dare movimento a un ambiente di per sé statico e claustrofobico come quello di un ascensore, e gli interpreti. I due attori protagonisti sono infatti degni di nota: lui, James Parks, fa parte della galassia di Quentin Tarantino ( Django Unchained  e  The Hateful Eight ) , mentre lei, Caroline Goodall, è nota per la sua interpretazione nel film di Steven Spielberg  Schindler’s List . C’è anche un comprimario che non passa inosservato ed è Burt Young, celebre per essere stato il cognato di Rocky Balboa per il quale fu nominato agli Oscar nel 1977, che qui interpreta un guardiano piuttosto distratto (per dirla in modo carino). Ma gli attori americani, nonché l’ambientazione a New York, non bastano a dare respiro internazionale a un film pieno di dialoghi no sense e privo di suspense con tanto di colpo di scena sul finale non riuscito e con la pretesa di ispirarsi a fatti reali (il traffico di organi in Brasile).   Se si vuole un po’ di sadismo e tensione meglio andare ne  La casa di Jack  (l’ultimo film di Lars Von Trier)  piuttosto che nell’ascensore con Jack, in questo caso Tramell. Tra l’altro lo stesso cognome di Sharon Stone in  Basic Instinct , ambiguo anche lui, ma privo della sua seduzione.  

  • Corriere della Sera

    (...) Massimo Coglitore dirige questo strano horror thriller italo americano in attesa, come bloccato in ascensore, dal 2015. La storia fino a un certo punto funziona anche, pur con attori non da Oscar, poi si fa macchinosa. La presenza internazionale è Burt Young noto come cognato e amico di Rocky Balboa, il famoso pugile di Filadelfia e non di Washington.

  • Il Giornale

    (...) Perché? È molto più facile rispondere alla domanda finale da un milione di dollari.

  • Libero Quotidiano

    (...) Spiacerà anzi deluderà fortemente quegli spettatori (meglio le spettatrici) che ormai le commedie francesi le prendono a scatola chiusa. Ma qui le occasioni di divertimento sono scarse e sparpagliate. E Camille Chamoux non va ad aggiungersi alla schiera (ormai folta) delle belle primedonne di Francia.

  • Libero Quotidiano

    (...) Spiacerà perché il regista messinese al suo esordio nel lungometraggio ha voluto fare l'americano cioè condurre un thriller claustrofobico nel ruolo più claustrofobico di tutti, cioè un ascensore. Ma la tensione (indicibile sulla carta) finisce per ammosciarsi molto presto. Anche se il regista per tenerla alta fa ricorso (senza particolare estro) a richiami di film di ben altra suspense (Saw in primis).

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