Firenze

Curon/Graun

Curon
L'emozione va in scena
Uno spettacolo raro, davvero unico. Una storia senza attori e senza parola, in cui i protagonisti sono la musica meravigliosa, del compositore estone Arvo Pärt, e un incredibile campanile, che domina la narrazione (non sveliamo di più per non rovinare il tuffo al cuore…). Il tutto crea un crescendo di pathos e di emozione che raramente si provano a teatro. Creatore dell’evento Filippo Andreatta, art-performer più che regista, creatore di eventi in cui l’architettura diventa spettacolo teatrale, insieme a Paola Villani. Lo spettacolo ha vinto il premio Opera 20.21.

L’allestimento prevede la partecipazione di un’orchestra, in vari organici. Al Verdi sarà protagonista l’Ort, Orchestra della Toscana. Qui di seguito un estratto di una recensione scritta da Franco Cordelli sul Corriere della Sera all’indomani della Prima romana (25 novembre 2018 - Romaeuropafestival).

È raro accada che, seduti a teatro, si pensi: vorrei non finisse mai. Mi è successo all’Auditorium di Roma assistendo a Curon/Graun di Arvo Pärt e dell’Oht di Filippo Andreatta. […] Ma debbo mettere in ordine le idee, debbo leggere, troppe cose non le sapevo affatto. Comincio dal regista, Filippo Andreatta […]. La sua idea ricorrente era di rendere concreto l’astratto e fondò l’Office for a Huma Theatre nel 2008, a Rovereto, dove fu probabilmente cruciale l’incontro con quella che definisce “la nostra maga-scenografa”, Paola Villani. […]

In Curon/Graun l’ambizione è più radicale, è di realizzare uno spettacolo senza attori […]. Qual è la storia che vi si racconta e che apprendiamo dalle scritte, dalle foto e dal video che vengono proiettati mentre ascoltiamo la musica per la quale eravamo venuti […]? Comincia negli anni Venti. Vi è la necessità di costruire centrali idroelettriche. Infiniti sono i rimandi tra le diverse burocrazie e la Montecatini. Con conseguente rivolta dei piccoli abitati di Curon, Resia e San Valentino in Val Venosta, proprio ai confini con l’Austria: solo nel 1950 si approda alla costruzione di una diga che unificò il lago di Resia e il lago di Mezzo sommergendo più di 500 ettari di terreno coltivato, con le sue case. Il livello delle acque si innalzò di 24, 20 e 15 metri, a nulla valse l’appello a Pio XII. Le immagini del campanile di Curon che poco a poco scompare dalla vista sono strazianti, sia quelle ricostruite sia quelle reali: parlo di immagini reali perché non tutto il campanile fu ricoperto dall’acqua […]: la punta del campanile vi appare d’estate e d’inverno, quando a causa del ghiaccio vi si può arrivare fin sotto: mentre intorno svettano le montagne innevate. […] Intanto quell’esile suono di campana […] sembrerebbe timidamente affacciarsi a far sentire ancora la sua voce, o meglio la voce della campana che non suona più. […] Ma altro non è che la musica di Arvo Pârt, quelle rarefatte note […], le note di Cantus in memoria Benjamin Britten e Fratres. […] Dice Andreatta: “[…] solo la sua musica poteva inscenare la storia di un campanile castrato della sua campana e rendere umano uno spettacolo il cui protagonista è un campanile, un oggetto senza movimento, che resta sempre lì, radicato nel mondo, fermo e in silenzio”.

La data
5 febbraio Firenze, Teatro Verdi

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