Detenuto si riabilita "ma non lo curano"

Si chiama Mario Trudu, è nato 69 anni fa ad Arzana e da 41 anni è in carcere. C'era finito una prima volta per il sequestro a Villasimius dell'ingegnere della Ferrari Giancarlo Bussi. Poi era evaso per ritornarci qualche anno più tardi con una condanna all'ergastolo ostativo per il sequestro e l'omicidio dell'industriale di Bologna Eugenio Gazzotti, fatti commessi durante la latitanza nella Penisola. In carcere si è rifatto una vita, ha studiato, ha preso il diploma all'Istituto d'Arte e ha pubblicato due libri. Ma in carcere si è anche preso due gravi malattie, una sclerodermia polmonare e un carcinoma prostatico, per le quali, però, nella casa circondariale di Massama, dove adesso è detenuto, non è mai stato curato nonostante una precisa indicazione del Tribunale di Sorveglianza di Cagliari. Lo denunciano in conferenza stampa la presidente dell'Associazione Socialismo, Diritti, Riforme Maria Grazia Caligaris, l'avvocata che difende Trudu, Monica Murru, e il Garante dei detenuti del Comune di Oristano Paolo Mocci. All'incontro con i giornalisti c'erano anche alcuni familiari del detenuto, e un medico, Luca La Civita, perito di parte. "Negare a Trudu le adeguate terapie di cui ha bisogno - attacca - significa condannarlo a una fine orrenda". In attesa di un nuovo pronunciamento del magistrato di Sorveglianza previsto per il 5 novembre, l'avvocata Murru annuncia la presentazione di un esposto in Procura per accertare eventuali responsabili in ordine ad "un trattamento inumano e diseguale". L'obiettivo della difesa è ottenere il differimento della pena e trasferire il detenuto in una struttura sanitaria adeguata alla cura delle sue patologie. (ANSA).

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