Atalanta, su la testa dopo l'esordio choc in Champions

La sensazione è stata quella avvertita il 12 marzo 2017. Stadio San Siro. L'Atalanta affronta l'Inter . L'umore della squadra di Gasperini è al settimo cielo: in piena corsa per l'Europa e reduce da 7 risultati utili consecutivi, compresa la vittoria di prestigio al San Paolo. Insomma, è tutto apparecchiato per uscire dal Meazza con un pareggio o, magari, un successo. C'è ottimismo. Lo stesso che si respirava fino alla vigilia della gara di Champions contro la Dinamo. I risultati sono stati simili, due batoste: 7-1 dai milanesi, 4-0 da Zagabria. Come simili sono state le partite, match in cui l'Atalanta non è scesa in campo. Impotente. Bloccata. A questa squadra capitano dei blackout. Per fortuna per i tifosi, molto raramente di questa entità. Ed è giusto, per un risultato certo choccante, ma che comunque va analizzato all'interno di oltre tre anni galattici , mettere in discussione singoli e addirittura stile di gioco da applicare in Champions? Gasperini, dopo la partita, in modo provocatorio, l'ha buttata lì: «Dobbiamo capire se la nostra filosofia è proponibile in questa competizione che è di altissimo livello. Se siamo in grado di reggere questi ritmi. L'alternativa è un calcio più difensivo e l'addio ai tre attaccanti». Per, alla fine, un match. Particolare. Perché a Zagabria tifosi e giocatori hanno toccato con mano la Storia. La prima Champions conquistata dall'Atalanta , da una provinciale nell'anno del Signore 2019, dove di solito accedono club con fatturati fantascientifici, blasonati, osannati da mezzo mondo e, soprattutto, abituati a certe atmosfere. Che sono completamente diverse dalla Serie A o dall'Europa League. Qui siamo su un altro piano, a partire dal contorno. Era naturale che potessero tremare le gambe, a maggior ragione visto che dieci titolari su undici, Zapata l'unico escluso, non avevano mai sentito in campo la musichetta della Champions guardando fissi la tribuna centrale e con le mani dietro la schiena. Note che hanno messo i brividi a certi cronisti sportivi bergamaschi di lunga data e che erano in tribuna, figurarsi a ragazzi di vent'anni là in mezzo. L'allenatore - è una sensazione - sembrava avesse intuito il pericolo. Alla vigilia ha cercato di dare fiducia e lavorare sulla testa dei suoi ragazzi anche in conferenza stampa. Ha cercato di allontanare il pensiero, quasi «ridimensionando» il match a uno qualunque di campionato. Lo stesso, il Papu Gomez, come quando ha dichiarato che le attese tra la prima di Europa League di due anni fa e la prima di Champions fossero identiche. Strategie corrette, ma il bluff è venuto fuori il giorno successivo . E l'aspetto psicologico, oramai, è passato in cavalleria. Tra dieci giorni contro lo Shakhtar le gambe torneranno a essere controllate e, di conseguenza, certi errori banali di impostazione verranno ridotti al minimo. Le gambe, inoltre, mulineranno di più. Perché tra Dinamo e Atalanta c'era anche una differenza di condizione, figlia di 11 gare ufficiali di differenza in stagione, se i croati arrivavano sempre primi sul pallone. Se il cambio tattico di Bjelica, difesa a tre, Olmo indietreggiato sulla linea mediana, ha colto di sorpresa i nerazzurri che hanno cominciato a correre a vuoto e poco lucidamente. Ci sono state inoltre prestazioni dei singoli sottotono, rese ancora più evidenti dalla prestazione di squadra. Come quelle di Toloi o Freuler. Ma, per i due, il momento di appannamento dura oramai da qualche settimana. Naturale, se volete, perché, soprattutto lo svizzero, in pratica, ha tirato la carretta per tre anni. Ma torniamo alla similitudine iniziale. La speranza è che continui. Dopo i 7 gol incassati dall'Inter, l'Atalanta, in quella stagione, non perse più: cinque vittorie e cinque pareggi. Uscì, insomma, più forte da quella sconfitta. Paradossalmente, più convinta dei suoi mezzi, e del suo modo di giocare...,. La Storia potrebbe ripetersi. A partire dal match con la Fiorentina di domenica. Che assume un significato particolare. In caso di reazione di vittoria, allora il k.o. di Zagabria incomincerà a diventare un ricordo lontano, anche perché con i tre punti raggiungerebbe le parti alte di classifica. E l'Atalanta, quando è lassù non ha vertigini. Anzi, si esalta. Insomma, il campionato come propellente per la Champions che, in fondo, è ancora ad giocare. Leggi tutta la notizia

Categoria: SPORT

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