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Benvenuti a Marwen

  • Uscita:
  • Regia: Robert Zemeckis
  • Cast: Steve Carell, Eiza González, Leslie Mann, Diane Kruger, Gwendoline Christie, Janelle Monáe, Merritt Wever, Siobhan Williams, Leslie Zemeckis, Stefanie von Pfetten, Neil Jackson, Falk Hentschel, Matt O'Leary, Nikolai Witschl, Veena Sood, Matt Ellis, Christie-Lee Britten, Matthew Kevin Anderson, Samantha Hum, Conrad Coates, Eric Keenleyside, Jason Burkart, Alexander Lowe, Patrick Roccas, Sharon Crandall, Kate Gajdosik
  • Prodotto nel: 2018 da CHERYLANNE MARTIN, JACK RAPKE, STEVE STARKEY, ROBERT ZEMECKIS PER DREAMWORKS, IMAGEMOVERS, UNIVERSAL PICTURES

Film non più disponibile nelle sale

TRAMA

Mark Hogancamp dopo aver subito una violenta aggressione da parte di cinque uomini rimane nove giorni in coma e quaranta in ospedale. I danni cerebrali subiti gli fanno perdere la memoria, ma Hogancamp inizia a costruire un'enorme città in miniatura ricreandola come se fosse all'epoca della seconda Guerra Mondiale e popolandola con varie versioni di se stesso, dei suoi conoscenti, amici, delle donne che ha amato e perfino dei suoi assalitori, iniziando così a vivere in quella sorta di mondo fantastico. Basato su di una storia vera.

Dalla critica

  • Cinematografo

    C’è sempre un filo – più o meno sottile – a legare i numerosi titoli della filmografia di Robert Zemeckis. Il più evidente, quello più facilmente riconoscibile anche a discrete distanze, è il filo della sperimentazione, della continua e ossessiva ricerca che possa fondere, un giorno chissà definitivamente, realtà e immaginazione. L’altro filo, magari più impercettibile e trasparente, è quello su cui restava in equilibrio Philippe Petit, il celebre funambolo al centro del suo ultimo film tratto da una storia vera, lo splendido  The Walk , del 2015. È il filo che lega personaggi insoliti, “diversi” – su tutti, Forrest Gump – a loro modo straordinari, che il regista di Ritorno al futuro e Chi ha incastrato Roger Rabbit? non ha mai smesso di raccontare. Dalla vicenda della camminata nel vuoto di Petit tra le due Twin Towers, ambientata nella metà degli anni ’70, alla storia (anche questa vera) di Mark Hogancamp, il passo è allora molto più breve di quanto possa sembrare. A trasportarci da una all’altra, simbolicamente, un camion per traslochi sullo sfondo con la scritta ALLIED (il precedente, dimenticabile film di Zemeckis), sulla fiancata del rimorchio. Già raccontata nel 2010 dal doc di Jeff Malmberg, Marwencol, il villaggio delle bambole , la storia di Hogancamp – l’altra storia, quella della sua seconda vita – incomincia nove giorni dopo la brutale aggressione che lo riduce in coma. Risvegliatosi, senza memoria e con seri problemi motori, Mark prova a ritornare poco a poco alla vita. Ma è un percorso a dir poco tortuoso: l’assenza di memoria lo aiuta a non riattaccarsi alla bottiglia, ma la nuova dipendenza da antidolorifici lo relega in un una nuova prigionia. L’unica possibilità di evasione è Marwencol (dalla fusione fra il suo nome, Mark, e quelli di due cotte giovanili, Wendy e Colleen), ricostruzione in miniatura di un fittizio villaggio belga popolato da action figures e bambole femminili durante la seconda guerra mondiale dove vive il suo alter ego, il capitano Hogie, pilota americano tratto in salvo dalle abitanti di quel luogo dalla furia dei soldati nazisti. In bilico su un filo, l’esistenza di Hogancamp procede dunque parallela, tormentata dagli incubi che lo riportano alla sera di quell’aggressione (motivata, sembrerebbe, dalla sua passione per le scarpe femminili) e rinfrancata, per certi versi, dalle gesta del suo alter ego in miniatura. Gesta e situazioni immortalate da una serie di fotografie realizzate dallo stesso Mark, divenute poi oggetto di una mostra all’Esopus Space di Manhattan. Zemeckis, in sostanza, fa quello che gli riesce meglio: si affida a Steve Carell per il doppio ruolo dell’Hogancamp reale e della sua trasposizione action figure e prova a catturare questa “doppia” esistenza senza soluzione di continuità, alternando live action e performance capture. Si concede – come ovvio – qualche libertà narrativa di troppo (la più “strumentale” quella relativa al personaggio di Nicole, interpretato da Leslie Mann) e qualche pistolotto sull’alcool francamente inappropriato (alludendo in maniera eccessiva al fatto che se Hogancamp non fosse stato ubriaco magari non sarebbe stato pestato), guarda al suo cinema con il solito sguardo divertito e nostalgico (con tanto di modellino di DeLorean sfrecciante e sgommata di fuoco come chiaro tributo a Back to the Future ) e al cinema tutto quale rifugio dove qualsiasi fantasia può trovare il salvifico sfogo da una realtà fatta di dolore e paure. Un fedele alleato ( allied …), insomma, come per Hogancamp lo sono state le varie donne che hanno popolato la sua riabilitazione – perfettamente riprodotte in scala nel villaggio di Marwen – con cui continuare a costruire realtà e immagini in grado di sovvertire il destino, e salvare in qualche modo il mondo.

  • La Repubblica

    In realtà, più dalla storia del vero Mark, Zemeckis è attratto dal suo inquietante mondo di fantasia. Il che non stupisce, in un regista che giusto trent'anni fa inventava la Cartoonia di 'Chi ha incastrato Roger Rabbit?', per poi diventare un pioniere del cinema in computer graphic, con 'Polar Express', 'La leggenda di Beowulf' e 'A Christmas Carol'. Qui si ispira ai fumetti tipo 'Guerra d'eroi' in una chiave quasi gotica (la sceneggiatura è scritta insieme a Caroline Thompson, che ha collaborato tra l' altro a 'Edward mani di forbice' e 'La sposa cadavere'). La differenza è che rispetto ai film precedenti la tecnica non è solo uno scopo, ma quasi il tema stesso del film. Più interessante che riuscito, infatti, 'Benvenuti a Marwen' ha una dimensione teorica fin troppo in bella vista: ci si può sbizzarrire nel rapporto fra trauma, gioco e arte, tra cinema, realtà e illusione, sui generi sia nel senso dei generi cinematografici (che qui, dopo il vintage, approdano letteralmente alla dimensione della doll's house) che del gender (il film è a suo modo un inno, un po' inquieto, al femminile). Il risultato, però, non si sa bene a chi sia rivolto: non agli adulti, che si trovano comunque davanti a un film di pupazzi; non ai ragazzi, che si troveranno davanti un immaginario cupo e feticista. L'equilibrio fra dimensione riflessiva e spettacolo funziona solo in parte, per cui gli elementi più tradizionali (le battaglie, la storia d'amore) risultano spuri, come se il film fosse avviato su un binario sperimentale che però, ovviamente, non può percorrere fino in fondo.

  • La Stampa

    Quella di 'Benevenuti a Marwen' sarà pure una storia vera, ma di fatto sembra concepita su misura per il cinema di Robert Zemeckis, un regista sempre a suo agio nei territori di confine: fra fiaba e realtà, attori in carne e ossa e personaggi in motion capture, umorismo e vena gotica, gioco d'azione e dramma psicologico. (...) Sulla base di un copione scritto con Caroline Thompson, sceneggiatrice cara a Tim Burton, Zemeckis gioca a specchio le due dimensioni, contrapponendo la depressa, nevrotica quotidianità del protagonista al colorato, fumettistico mondo da lui inventato; mentre Steve Carell, sdoppiandosi di volta in volta nel suo io digitale, incide con sfumata sensibilità drammatica un carattere tenero, seppur afflitto da turbe inquietanti. Non sempre la complessa miscela risulta calibrata, anzi a tratti pare che il film indugi troppo, e con lezioso compiacimento, su quanto avviene nel fittizio universo di Marwencol; tuttavia alla fine si esce con la sensazione di essersi affacciati su un qualche insondabile mistero umano.

  • Il Messaggero

    'Ritorno al futuro' e 'Forrest Gump'.

  • Il Giornale

    L'idea di usare la CGI, per trasformare Carrell in Hogie, appare poco convincente, impoverendo un film, dal soggetto, comunque, interessante, ma mai appassionante.

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