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La Favorita

  • Uscita:
  • Durata: 120min.
  • Regia: Yorgos Lanthimos
  • Cast: Olivia Colman, Emma Stone, Rachel Weisz, Nicholas Hoult, Joe Alwyn, Mark Gatiss, Jenny Rainsford, Basil Eidenbenz, James Smith (II)
  • Prodotto nel: 2018 da CECI DEMPSEY, ED GUINEY, YORGOS LANTHIMOS, LEE MAGIDAY PER ELEMENT PICTURES, SCARLET FILMS, FILM4, WAYPOINT ENTERTAINMENT
  • Distribuito da: 20TH CENTURY FOX

TRAMA

Inizio del XVIII secolo. L'Inghilterra è in guerra con i francesi. Tuttavia, la corsa dell'anatra e il consumo di ananas stanno prosperando. Le cugine Abigail Masham e Sarah Churchill sfruttano la situazione politica per diventare la favorita della fragile Regina Anna.

Dalla critica

  • Cinematografo

    Ci voleva l’Inghilterra del XVIII secolo per ritrovare Yorgos Lanthimos. Al terzo tentativo con un film in lingua anglosassone il regista greco fa finalmente centro. Non abbiamo mai fatto mistero, da queste parti, di quanto i precedenti The Lobster e Il sacrificio del cervo sacro pur indubbiamente accattivanti e suggestivi venissero però fagocitati dallo stesso, smodato narcisistico talento del suo autore. Stavolta, invece, Lanthimos riesce a farsi in qualche modo da parte (mai del tutto, per carità, e quell’abuso di grandangoli e ralenti è lì a dimostrarlo), lasciando che la storia e le sue tre incredibili protagoniste prendano il sopravvento su ogni cosa. Primi anni del ‘700. L’Inghilterra è in guerra contro la Francia. Ciò nonostante, le corse delle anatre e il consumo di ananas vanno per la maggiore. Una fragile regina Anna (Olivia Colman) siede sul trono mentre l’amica intima Lady Sarah Churchill (Rachel Weisz) governa il paese in sua vece e, al tempo stesso, si prende cura della cattiva salute e del temperamento volubile della sovrana. Quando l’affascinante Abigail Masham (Emma Stone) arriva a corte, si fa benvolere da Sarah, che la prende sotto la sua ala protettiva. Per Abigail è l’occasione di tornare alle radici aristocratiche da cui discende. Mentre gli impegni politici legati alla guerra richiedono a Sarah un maggiore dispendio di tempo, Abigail si insinua nella breccia lasciata aperta, diventando la confidente della sovrana. Grazie all’amicizia sempre più stretta con Anna, Abigail ha la possibilità di realizzare tutte le sue ambizioni e non permetterà a niente e a nessuno di intralciarle la strada. Sostenuto da una sceneggiatura al limite della perfezione firmata da Deborah Davis e Tony McNamara, il film – il primo che Lanthimos dirige senza averne firmato lo script – è un irresistibile affresco degli intrighi di corte dal punto di vista tutto femminile. Abituati ad entrare (cinematograficamente) in questi ambienti sempre in punta di piedi, ci ritroviamo invece al cospetto di una sovrana volubile e seminferma per causa della gotta, affettuosa con i suoi 17 coniglietti (tanti quanti i figli nati morti o persi prima del parto) e disperatamente in cerca di affetto. Olivia Colman – che i più attenti già avranno avuto modo di conoscere (e amare) nella serie Broadchurch – veste i panni di una regina in attesa di rivederla nella terza stagione di The Crown . Ma tra Elisabetta e Anna, almeno la caratterizzazione non lascerebbe spazio a eventuali dubbi, c’è un abisso: l’attrice riesce ad attraversarlo senza problema alcuno, concedendosi ad una prova capace di suscitare ilarità e disgusto, tenerezza e rabbia. Che poi, a ben vedere, sono gli elementi attraverso i quali le due manipolatrici Sarah e Abigail – straordinarie anche Rachel Weisz e Emma Stone – si danno battaglia dall’inizio alla fine del film. Ecco, The Favourite è l’apoteosi del gioco di ruolo (che Lanthimos aveva già saputo raccontare, ovviamente in altri termini, in quel mezzo capolavoro che era Alps ), la pugnalata alle spalle dopo il sorriso cordiale, la caduta in una pozza di fango letamato quale trampolino per ritrovarsi poi tra le lenzuola della figura più potente dell’intera Gran Bretagna. Tutto sommato, ci dicono Lanthimos e il suo film, stiamo osservando una storia ambientata oltre 300 anni fa, ma a parte i costumi e l’assenza di qualche ritrovato dettato dal progresso (l’elettricità, l’acqua corrente, lo smartphone) quello che accade tra le donne e gli uomini, di potere e non, è rimasto immutato. È solamente una messa in scena continua per accaparrarsi il gradino più alto di una scala che ti tiene separato dal guado. A meno che, hai visto mai, non faccia la sua comparsa qualcosa di simile al sentimento. Che poi, anche lì, si troverà il modo di sopprimerne la portata catastrofica. Candidato a 10 premi Oscar: miglior film, regia, attrice protagonista (Colman), attrice non protagonista (Weisz e Stone), sceneggiatura, montaggio, fotografia, costumi, scenografia.

  • Nazione-Carlino-Giorno

    (...) non va sottovalutato l'exploit di un personalissimo autore d'élite come Yorgos Lanthimos. Abbandonate le sue parabole cerebrali su amore e potere (da 'The Lobster' a 'Il sacrificio del cervo sacro'), con 'La favorita' impegna le sue doti di drammaturgia visiva per metterci tra gli intrighi di sottane regali a corte nell'Inghilterra della Regina Anna, lasciando spazio a un cast che funziona come un trio pianoforte, violino e violoncello (...) sembra una sorta di 'Eva conto Eva' tra le pagine dei drammi di trono shakespeariani. Nell'immagine, un po' Kubrick un po' 'Angelica alla corte del re'. Racconta con intelligenza 'come' lo fanno le donne, ciò che gli uomini fanno e non dovrebbero fare...

  • La Stampa

    (...) sconfinando per la prima volta in una sceneggiatura altrui - ispirata alle «commedie di maniera» inglesi e alla tragedia greca - Yorgos Lanthimos non perde un'oncia della sua straziata ironia. (...) Di pungente umorismo nel giocare l'inedito triangolo erotico-sentimentale, e servito da un ottimo trio di attrici (Rachel Weisz, Emma Stone e una Olivia Colman insuperabile nel mutevole personaggio di Anna), «La favorita» diverte, ma resta che è un'amara riflessione sul meccanismo perverso del potere e l'ambigua complessità dei rapporti umani.

  • La Repubblica

    Il temibile Yorgos Lanthimos, beniamino dei festival internazionali ed esponente di un cinema glamour misantropico col suo fidato sceneggiatore Efthymis Filippou, stavolta invece convince abbastanza con un progetto scritto da altri, l'adattamento di un radiodramma della Bbc. Una specie di 'Eva contro Eva' in cui due donne (Rachel Weisz e Emma Stone) si contendono i favori della Regina d'Inghilterra, nei primi del Settecento, in un crescendo di perfidia e manipolando i destini della guerra con la Francia. La sessuofobia del regista trova una sponda nell'idea del sesso come arma di potere. La regia certo si trattiene a stento, tra omaggi pittorici sette e ancor più seicenteschi (gli inevitabili Vermeer e de la Tour), echi di Greenaway e ovviamente di Kubrick (anche qui, come in 'Barry Lyndon', sul più bello arriva un brano di Schubert a creare straniamento cronologico). Ma grandangoli, carrelli indietro e totali grotteschi di nobili incipriati non ingoiano del tutto la storia, e ci si diverte nel gioco libertino grazie alla brillantezza di molti dialoghi. La sfida tra le due attrici è vinta con largo vantaggio da Emma Stone, la giovane dall'apparenza ingenua.

  • Corriere della Sera

    Ci sono tutte le lotte e le trappole del caso, con una predilezione per le trame sessuali su quelle politiche, e naturalmente ci sono tre grandi attrici (...). Più complicato capire dov'è la firma di Lanthimos che eccede in illuminazioni di candele e incongrue riprese al grandangolo ma poi non va più in là di qualche gratuito e «scandaloso» squarcio sulla corruzione della corte.

  • Il Manifesto

    "Lanthimos è uno di quei registi a cui piace infinitamente guardarsi filmare, lo dichiara film dopo film, allontanandosi dalle geometrie autoritarie - ma con un'eccentricità che le rendeva spiazzanti - dei primi film girati in greco, 'Kinetta' fino a 'Alps' - anche questo in concorso a Venezia - per optare verso virtuosismi raggelati su se stesso. Il Settecento è un'occasione imperdibile per la sua ambizione (Lanthimos è anche montatore) tra luce naturale delle candele (come non sfidare Kubrick?) e l'uso del grandangolo continuato per «rompere» l'iconografia dell'epoca e soprattutto per rendere il senso di incubo (tipo 'Inquilino del terzo piano') di quei lunghi corridoi che uscendo dalla stanza della sovrana le favorite in guerra percorrono meditando i prossimi colpi (bassi). Ma il punto è proprio questo: la corte e il meccanismo del potere - i favori della sovrana (del sovrano) ottenuti infilandosi nel letto sono noti, così come la rappresentazione di quella decadenza puzzolente di parrucconi e ciprie, e dei complotti - sull'argomento il capolavoro formaniano 'Valmont' è insuperabile. La scommessa qui era la relazione femminile, quell'intrigo potenzialmente fonte di ambiguità, incertezza, paura che determina i legami tra le tre donne, il loro misurarsi con sentimenti inseparabili dal mantenimento del proprio (incertissimo) status. Si devono amare moltissimo i personaggi cosa che a Lanthimos qui non appartiene affatto (nonostante la presenza di tre brave attrici). Lui le sue donne le lascia lì come figurine, imprigionate nella prevedibilità da script (di Deborah Davis e Tony McNamara) e in un femminile perfido, cattivissimo, disperato senza umorismo né crudeltà. Eppure il «potere» può diventare un eccitante terreno di sperimentazione - ci si deve mettere in gioco, Lanthimos si ferma sempre un po' prima.

  • Il Fatto Quotidiano

    Specchio delle mie brame chi è la favorita del reame? Scelta difficile se le opzioni si chiamano Emma Stone e Rachel Weisz, belle e assetate di potere come d'ossigeno per i polmoni. Ma la loro regina - la debole e dolente Queen Anne dal soma livido e grottesco di una suprema Olivia Coleman - aveva bisogno dell'amore di entrambe, e allora largo alla sfida di feroce arrampicata. Sontuoso, pungente e ipnotico nei suoi scenari e costumi primo-settecenteschi (...). Davanti c'è la storia vera delle meno 'frequentata' fra le regine d'Albione, tale Anna Stuart (...). Dietro c'è lo sguardo visionario e spesso irritante (ma non qui) del greco Yorgos Lanthimos, il cineasta pasionario di bestiari sull'umana specie che utilizza questo frammento della millenaria storia britannica per indagare i meccanismi del potere, in questo caso virati al femminile. Ma attenzione, ogni riferimento al #MeeToo è puramente casuale, anche se benvoluto da Lanthimos che suo malgrado si è trovato nel fiume in piena dei movimenti femminili e ha deciso di 'prestare' alla causa alcune scelte drammaturgiche e concettuali (...). In opposizione figurano i maschi, vanitosamente incipriati, che subiscono da inetti sotto enormi parrucche, fra Whig e Tory non fa differenza: damerini decerebrati e smidollati (anche in politica) nella totale incapacità di contrastare l'astuzia vampiresca (anche sessualmente parlando) delle due favorite e della loro bulimica queen, che non nasconde le sue inclinazioni omosessuali. L'inversione dei generi è solo la prima e più superficiale chiave di lettura della magniloquente opera sesta del cineasta, maestro d'irriverenza con titoli quali 'The Lobster' e 'Il sacrificio del cervo sacro': in realtà si tratta di una sottile indagine visiva sulla contraddizione fra la vastità del potere e l'esiguo numero di cervelli da cui esso discende; una persona, o il suo umore di risveglio al mattino, può cambiare il mondo. Nulla è più inquietante, e l'assioma si reitera universalmente da sempre. Satirico come un novello Jonathan Swift 'per immagini' deformate dal fish-eye, Lanthimos ci mette in guardia dal coniglio che è in noi davanti ai manipolatori di qualsivoglia orientamento e intenzione.

  • Il Messaggero

    Dietro la facciata glamour di costumi e scenografie da XVIII secolo, Yorgos Lanthimos dirige un noir modernissimo e perfidamente erotico sul triangolo Anna Stuart (monarca pigra afflitta da gotta), Sarah Churchill (rapace e capace consigliera) e la dark lady Abigail (di lei nei libri di Storia nessuna traccia). I primi 90 minuti sono perfetto humour british nel descrivere un cerchio magico al femminile dove il maschio è preda e la lingua velenosa . Poi il gioco al massacro si fa leggermente massacrante, e prevedibile, anche se Olivia Colman (Anna), Rachel Weisz (Sarah) ed Emma Stone (Abigail) sono duellanti spettacolari nella giostra del doppio gioco cortigiano. È come rivedere 'Barry Lyndon' di Kubrick tinto di un rosa dal sapore rosso sangue.

  • Il Giornale

    Tre donne, rivali fra loro, in lotta per la supremazia e per l'amore, manipolatrici di tutto ciò che le circonda, con gli uomini ridotti a pure appendici, pupazzi imbellettati e, va da sé, imbelli. Tre psicologie al femminile esplorate in una gamma che va dalla perfidia alla capacità seduttiva, dalla rabbia alla gelosia e alla vendetta, e dove non si arretra dinanzi a nulla pur di ottenere ciò che si ritiene dovuto, il potere come risarcimento del vivere. Lanthimos, cinematograficamente parlando, non è la «nostra tazza di tè», espressione inglese appropriata visto che 'The Favourite' è ambientato nella Gran Bretagna del XVIII secolo, quando sul trono degli Stuart è la regina Anne. Qui però si è rivelato di mano felice, per nulla presuntuoso, come in 'L'uccisione del cervo sacro', per niente pretestuoso come in 'The Lobster'. L'avere a che fare con una realtà storica precisa gli ha giovato quanto a stringatezza, evitandogli l'eccesso di metafore e di simbolismi. (...) Costruito come una sorta di «farsa in camera da letto», tragedia comica e insieme storia d'amore, 'The Favourite' ha il suo punto di forza nel fantastico terzetto di attrici chiamato a comporlo: Olivia Colman, Rachel Weisz e Emma Stone, rispettivamente la regina, la favorita, la spodestatrice. (...) I costumi di Sandy Powell, tre Oscar all'attivo (...) fanno il resto, reinventando una corta bislacca dove Whigs e Tories si imparruccano e si ingaglioffiscono all'ombra del trono.

  • Il Messaggero

    Leone d'argento e coppa Volpi per Olivia Colman alla Mostra di Venezia 2018, ora nominato per dieci Oscar - inclusi quelli per il film e per le attrici (la Colman classificata protagonista; Emma Stone e Rachel Weisz classificate non protagoniste) - 'La favorita' è cattiveria pura con una spruzzata di umorismo nero. Di Yorgos Lanthimos si era detto, per 'The Lobster' e per 'Il sacrificio del cervo sacro', che era pesante e misantropo; ora vediamo che sa essere anche lieve e misogino. Avendo per riferimento tanto la satira di Jonathan Swift (1667 1745) quanto gli odi fra donne su sfondo hollywoodiano (in primis Eva contro Eva di Joseph Mankiewicz), Lanthimos evoca la Londra di corte nel 1709-1711. (...) Lanthimos ha avuto in mente altri film di evocazione delle classi alte britanniche nel periodo tra fine 600 e fine 700, come' Il mistero dei giardini di Compton House' di Peter Greenaway e 'Barry Lindon' di Stanley Kubrick. Ma tiene anche far capire, con anacronismi musicali e lessicali che non sono sviste, che racconta il passato per parlare del presente. La lotta per il potere - è il significato della Favorita è combattuta dai militari e dai politici nelle fasi eliminatorie. Nelle fasi finali il potere giace nelle alcove e lì va raccattato. In questa prospettiva, il personaggio inglese della Stone (interprete americana, il cui accento nella versione originale del film può esser quello delle classi alte britanniche) e il suo «largo ai giovani» incarnano - con un paio di secoli d' anticipo - il ricambio delle egemonie fra i colonizzati e i colonizzatori, cioè tra gli americani e gli inglesi, che la Grande Guerra sancì e che il secolo seguente ha perpetuato. Per quanto titoli di testa, premi passati e premi futuri per l'attrice protagonista vadano alla Colman, è la Stone che con questo film s'impone definitivamente, anche perché i dialoghi degli sceneggiatori (Deborah Davis, Tony McNamara) le offrono le battute secche, salate e spiritose che restano nella memoria dello spettatore.

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