Richard Powers 'C'è ancora molto in cui sperare, è il mio appello ai giovani'

Una storia appassionante e ambientalista, di oltre seicento pagine, sul linguaggio segreto delle piante, che è valsa a Richard Powers il Premio Pulitzer di quest'anno, con la seguente motivazione: 'Un romanzo dalla costruzione geniale, rigoglioso e ramificato come gli alberi che racconta'. L'americano, quasi 62 anni - li compie il 18 giugno -, incontra gli studenti, e non solo, venerdì 21 giugno alle 21 all'Almo Collegio Borromeo di Pavia per parlare di speranza, tema della Milanesiana 2019, e di natura, prendendo spunto dalla sua opera da Pulitzer, Il sussurro del mondo, La nave di Teseo,. Lo scrittore è ospite di punta della ventesima edizione della manifestazione culturale di Elisabetta Sgarbi, che è anche la sua editrice italiana. Richard Powers, cosa dirà all'audience, giovane, davanti alla quale interverrà a Pavia? 'Ho deciso di raccontare la speranza da una prospettiva diversa da quella ristretta che usano di solito gli esseri umani. Cosa spera un albero? Quale speranza dà un albero alle altre forme di vita? Cosa diventerebbe la speranza per gli esseri umani, se si approcciassero al mondo alla 'velocità' degli alberi? Il mio intervento sarà una riflessione sulla qualità della vita che possiamo avere considerandoci gli unici esseri viventi sulla Terra e sulla maggiore ricchezza e sul maggiore significato della nostra esistenza se includessimo nella 'formula' anche le altre forme di vita, non umane. Il mio messaggio per i giovani lettori che incontrerò a Pavia è che c'è ancora molto da sperare, anche in questi tempi bui, a patto che cambino prospettiva, desiderando cose diverse dagli individualisti, dai materialisti, da quelli che definiscono la propria vita in base agli oggetti'. Qual è il significato, ai giorni nostri, di una parola cruciale come speranza? 'Durante i sei anni nei quali ho scritto Il sussurro del mondo ho capito che una mancanza diffusa di speranza si è sedimentata nella vita degli esseri umani, anche in quelle parti del mondo che avrebbero tutte le ragioni per essere speranzose. Abbiamo riposto tutte le nostre speranze nell'idea che il senso della vita si debba trovare e soddisfare a livello individuale. Vogliamo credere che gli esseri umani siano abbastanza potenti da gestire e controllare il resto del mondo vivente, che consideriamo una risorsa per un nostro uso esclusivo,. Osiamo perfino sperare che se giochiamo le nostre carte bene e non facciamo errori, possiamo evitare anche la morte. Naturalmente, queste false speranze ci hanno lasciato alienati dal resto del mondo vivente e colonizzati dalla paura, soffrendo di quella terribile condizione d'isolamento che gli psicologi chiamano la 'solitudine della specie'. Crediamo che noi stessi siamo gli unici dei quali preoccuparci, e cosa potrebbe essere più orribile di questo? Di conseguenza, siamo terrorizzati di morire come non mai nella nostra storia. Questa mancanza di speranza si è infiltrata nella politica, producendo un sentimento pubblico di rifiuto della realtà e di disperazione. Tutti quelli che prestano attenzione alle cose sanno che stiamo vivendo nel mezzo di una estinzione di massa creata dall'uomo stesso. Possono vedere con i loro occhi, toccare con mano la massiccia trasformazione del clima e dell'ambiente causata dalle azioni dell'uomo. Tuttavia, siamo costretti a vedere ogni giorno, ovunque, politici incapaci di fare qualcosa per quello che sta accadendo o di cambiare le coscienze degli esseri umani, il che è necessario per continuare a vivere su questa Terra. La nostra negazione della realtà attuale e la nostra disperazione vengono dalla stessa fonte di conflitto: il desiderio di continuare a vivere come già facciamo, scontrandoci con la consapevolezza che non è possibile. La crescita infinita, nella quale la nostra cultura crede ancora, è semplicemente impossibile, con un 'medium' la cui crescita ha una fine. Dovremmo imparare a sperare in qualcos'altro. Per me, questa nuova speranza deriva dal vedere che questo mondo non è qui per essere dominato da noi. L'uomo moderno è nato duecentomila anni fa e i prossimi cinquant'anni sembrano piuttosto incerti. Dall'altro lato, gli alberi, che esistono da molto prima degli esseri umani, hanno superato nel tempo molte estinzioni di massa. Sono certo che gli alberi sopravviveranno anche all'estinzione che stiamo loro infliggendo e che resteranno su questa Terra per più a lungo di quanto possiamo immaginare. La sfida dell'umanità è di prenderli sul serio, di creare un'alleanza con queste creature che creano la nostra atmosfera, costituiscono il nostro terreno e filtrano la nostra acqua. Se vogliamo restare ancora a lungo su questo pianeta, dobbiamo imparare, per dirla alla Henry David Thoreau, a smettere di volere condizionare la Terra'. Cos'è la natura? Qual è il ruolo della natura nel suo romanzo? 'Al centro del mio libro c'è un'idea davvero semplice: non c'è separazione tra quello che considerano 'umano' e la natura. Dal punto di vista biologico e comportamentale siamo un continuo rispetto alla natura. Condividiamo almeno un quarto dei nostri geni con una quercia! Raccontiamo a noi stessi che noi esseri umani siamo eccezionali e autonomi, ma in realtà tutto quello che la cultura e la civilizzazione hanno cercato di ottenere, quello che ci piace chiamare 'il mondo reale', è stato ottenuto grazie al potere delle piante. Siamo dei parassiti in questa relazione - non interpretiamola male! Nessuna pianta significa che non ci sarebbero esseri umani: è così semplice. Quindi, perché la letteratura contemporanea pretende, nella maggior parte dei casi, che il mondo non umano non esisterebbe o non sarebbe abbastanza importante per quello che siamo o per quello che potremmo diventare se pensassimo d'inserirlo nelle nostre valutazioni? Tutte le recenti scoperte sul comportamento degli alberi dovrebbero iniziare a renderci più umili. Gli alberi sono molto più 'social' di quello che pensiamo; comunicano tra loro con segnali chimici nell'aria. Stanno insieme in sistemi complessi e ampi. Si mantengono l'uno con l'altro in vita scambiando risorse, cibo, medicinali nel sottosuolo. Hanno capacità di agire, memoria e un comportamento in un certo senso flessibile e intelligente. Abbiamo vissuto secondo un'interpretazione completamente errata dell'evoluzione darwiniana. La 'sopravvivenza dei più forti' non significa che sopravvive chi domina di più. Significa la sopravvivenza di quelle creature che si adattano meglio all'ambiente circostante, laddove l''ambiente' è formato per la maggior parte da altre forme di vita! Abbiamo costruito una società basata sulla competizione, considerandolo giusto perché anche la natura agirebbe così. Ma salta fuori che nel mondo vegetale per ogni atto di competizione ci sono infiniti altri atti di cooperazione e si vive in simbiosi. La letteratura mondiale, nella maggior parte dei luoghi, per la maggior parte della storia dell'umanità, lo sapeva. È ora che la letteratura contemporanea ricominci a ricordarselo. Provo gratitudine ogni volta che ricevo una lettera da un lettore 'urbano', che mi dice che il mio libro lo ha aiutato a scoprire il mondo vegetale, anche nel cuore di una metropoli. Sarebbe bello se il mio romanzo desse ai lettori milanesi e italiani più gioia nell'apprezzare il loro verde e li rendesse capaci di vedere la vita che dipende dagli alberi'. Quale significato ha il suo romanzo negli Stati Uniti di Trump, che non è un ambientalista? 'L'Amministrazione Trump è la peggiore che potesse esserci, dal punto di vista ambientale. In soli tre anni ha distrutto sessant'anni di sforzi a favore dell'ambiente. Con la sua guerra alla sostenibilità e agli accordi con gli altri Paesi del mondo Trump sta irrimediabilmente danneggiando l'America e, in questo modo, anche il resto del mondo, perché la devastazione dell'ambiente non ha confini. Il Trumpismo è un ritorno reazionario a un certo paternalismo bianco e alla convinzione dell'eccezionalità dell'essere umano che ha caratterizzato l'ultimo secolo. C'è una visione deformata della Storia secondo la quale il passato era più speranzoso del presente, ma non è vero. Trump vuole che gli uomini dominino le donne, i bianchi le persone di altre origini, gli americani gli altri Paesi e gli umani dovrebbero controllare tutte le altre specie viventi. Sta cercando di reinstallare dei privilegi persi. Stavo ancora lavorando al mio romanzo quando Trump è stato eletto. Avrei voluto più tempo, un altro anno, forse due, per finire il libro, ma quando ho visto quello che stava accadendo nel mio Paese, ho capito che avrei dovuto finirlo e pubblicare prima del previsto. Avevo bisogno di diffondere la mia storia in America, che ha bisogno di tutte le storie su modi diversi di vivere tra forme viventi. Questo romanzo è un libro politico e un atto di protesta. Non è una storia sull'ambiguità della morale. È una chiamata alla rivoluzione'. Perché lei, autore di numerosi romanzi, pluripremiato, scrive, dedica tutta la sua vita alla scrittura? 'Quello che un romanziere vuole fare non è solo cambiare lo sguardo dei lettori sulle cose - compito prevalentemente della saggistica divulgativa - ma il modo in cui un lettore sente e vede tutti i 'processi' che ha intorno a lui e come interagisce con essi. Le storie cercano di fare questo; mettendo caratteri verosimili con valori apprezzabili in conflitto con loro stessi, con gli altri e con il mondo, un buon plot spinge i lettori a chiedersi cosa vorrebbero che accadesse e chi vorrebbero essere, quale ruolo vorrebbero avere nella società. La cosa più gratificante relativa a questo libro sono i moltissimi lettori che mi raccontano le loro storie. Mi parlano degli alberi della loro infanzia, ai quali non pensavano da decenni. Mi descrivono i viaggi che programmano per vedere i luoghi e le specie citati nel mio romanzo. Mi dicono che, dopo averlo letto, gli alberi sembrano loro più vivi. Parlano di come abbiano capito di apprezzare il loro sguardo di lungo periodo. Una buona storia può spingere il lettore a essere attento a tutto quello che avviene fuori dal libro. Le mie lettere preferite sono quelle che ricevo da un uomo che vive in una città del Midwest. Mi scrive: 'Ho vissuto in questa strada per ventitré anni e non ho mai prestato attenzione alle altre forme di vita con cui la dividevo'. Questo, più di ogni altro riscontro, vorrei ricevere da un lettore: la sensazione che non siamo qui da soli, che vale la pena conoscere i nostri 'vicini''. Che ricordo ha del giorno del Premio Pulitzer? 'Non sapevo quando il Pulitzer sarebbe stato assegnato, chi fossero i giudici o quali libri fossero in gara. Non sapevo neanche che il mio editore americano avesse candidato il mio libro per il Premio. Avevo scritto per tutta la mattina e il pomeriggio, nella mia casa nei boschi, al confine con il Parco Nazionale Great Smoky Mountains e mi preparavo al mio break pomeridiano preferito: un'escursione nei boschi e una nuotata in uno degli incredibili fiumi che ci sono nella parte inferiore della mia montagna. Poco prima d'iniziare queste attività mi ha chiamato la mia agente dicendomi: 'Rick, hai vinto il Premio Pulitzer?'. Ho sorriso, pensando che fosse uno scherzo, ma lei mi assicurava che già si stessero diffondendo le congratulazioni per la mia vittoria. Prima che potessi rendermi bene conto di quello che stesse accadendo, mi ha chiamato il mio editore, confermando la notizia. Abbiamo condiviso soddisfazione e stupore, poi gli ho detto che avrei festeggiato facendo un'escursione nella foresta. Lui mi ha implorato di restare a casa. 'Fai l'escursione domani. Più di 'qualche' giornalista vorrebbe parlare con te oggi'. Non sono andato al parco quel giorno, e neanche il giorno dopo. Ancora oggi, dopo due mesi, ho meno tempo per fare escursioni e per nuotare, rispetto a prima di vincere il Premio. Ma il Pulitzer significa che la storia della mia foresta si sta diffondendo attraverso strade che non avrei mai immaginato. È qualcosa per la quale sono profondamente grato. I boschi sono lì fuori che camminano, anche quando io non posso andare a camminare nei boschi'. A proposito di luoghi, sarà la sua prima volta tra Milano e Pavia? 'Ho trascorso qualche giorno magico a Milano, qualche anno fa, e non vedo l'ora di rivivere i miei ricordi e di farmene di nuovi quando sarò di nuovo in questa città speciale. Pavia sarà un'esperienza completamente nuova per me, la mia prima città italiana nuova da un bel po' di tempo. Il Festival mi terrà impegnato, ma sono eccitato in modo ridicolo all'idea di esplorare la città, di vedere la maggior parte di essa, anche se vorrà dire girarla nel cuore della notte!'. Leggi tutta la notizia

Categoria: CRONACA

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