C’è chi chiude l’anno facendo bilanci e chi, come Volvo, lo chiude confermando una scelta. Netta, ostinata, quasi nordica nel rigore. Il 2025 è stato l’anno zero del post-diesel per il brand svedese in Italia. Un anno complicato? Certo. Ma anche sorprendentemente positivo. A dirlo è Michele Crisci, presidente di Volvo Car Italia, che con la calma di chi guida elettrico da tempo – e non tornerebbe mai indietro – racconta perché il futuro, per Volvo, non è una promessa ma una strada già imboccata.
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Un anno difficile, ma meglio del previsto
Dire addio al diesel quando rappresenta il 65% del tuo mercato non è esattamente un esercizio di stile. È una prova di carattere. E il 2025, per Volvo, lo è stato fino in fondo. «Un anno complicato, sì – ammette Crisci – ma anche dalle realizzate aspettative». Tradotto: la scommessa ha retto.
Gli elettrici hanno funzionato “benissimo”, parola sua, a partire dalla EX30, tornata a essere una delle Volvo più amate dagli italiani, incentivi o non incentivi. I plug-in hanno fatto il loro dovere, con XC60 e XC90 in grande forma, mentre XC40 si conferma un classico moderno: oltre 8.000 consegne e lo status di Volvo più amata in Italia. Non male per un marchio che, nel frattempo, ha deciso di cambiare pelle.
Elettrico senza ideologia, ma con metodo
C’è una differenza sottile – ma decisiva – tra inseguire una moda e costruire una strategia. Volvo ha scelto la seconda strada. «A prescindere dai grammi di CO₂ e dalle date – spiega Crisci – l’elettrificazione è la scelta più sostenibile, anche economicamente».
Ma c’è di più. L’elettrico, per Volvo, non è solo una questione ambientale: è il terreno ideale per sviluppare sicurezza, software, intelligenza artificiale e design. In altre parole, tutto ciò che serve a un’auto per essere davvero del suo tempo. E, come da tradizione Volvo, per proteggere chi è a bordo.
Plug-in: il ponte tra due mondi
Nel racconto di Crisci c’è spazio anche per una parola spesso bistrattata: “transizione”. I plug-in hybrid non sono una resa, ma un passaggio educativo. «Un brutto termine, forse – sorride – ma servono ad abituare le persone a un nuovo modo di guidare, di ricaricare, di pensare l’auto».
Un ponte, appunto, tra il motore termico e l’elettrico puro. Un passaggio coerente con quella visione tutta Volvo che non strappa mai, ma accompagna.
Europa, regole e realtà
Sul fronte normativo, Volvo si sente confortata. Le ultime indicazioni della Commissione Europea non sono un passo indietro, ma un segnale per chi è rimasto indietro. Perché anche quel famoso “90%” di riduzione delle emissioni è tutt’altro che morbido: significa scendere da una media di 120 grammi di CO₂ a 12. Un obiettivo che, piaccia o no, passa dall’elettrificazione.
Volvo, su questo, è tranquilla. Ha iniziato prima, ha investito prima e arriverà in tempo. Ora la palla passa agli Stati membri, Italia compresa.
Vita reale, non teoria
Poi c’è la parte migliore: la vita vissuta. Crisci guida elettrico da tempo e lo dice senza giri di parole: «Non tornerai mai indietro». Nessun problema di ricarica, nessuna ansia da autonomia. Le colonnine ci sono, le auto segnalano dove fermarsi, si paga con carta come per un caffè. E mentre l’auto si ricarica, si fa davvero una pausa. Come una volta, ma meglio.
La sua scelta personale? EX90. Perché viaggia molto, spesso carico, e l’auto per lui è «una piccola casa». Una definizione che, detta da Volvo, suona quasi come un manifesto.
Verso il 2026, con la calma dei forti
Il 2025 si chiude con soddisfazione, ma lo sguardo è già al 2026, che per Volvo sarà un anno di grandi lanci, sempre nel solco del full electric. Senza clamore, senza ripensamenti.
Perché, in fondo, la vera rivoluzione Volvo non è l’elettrico in sé. È il modo in cui lo sta rendendo normale. Sicuro. Desiderabile. E, soprattutto, inevitabile.