Casco omologato, come fare a saperlo

Anche se la disposizione dei dati può variare, ogni etichetta deve elencare informazioni chiave come il numero di omologazione e i dettagli del produttore

Foto di Fabio Lepre

Fabio Lepre

giornalista

Appassionato di motori e narratore delle storie dell'industria dell'auto. Sempre alla ricerca di notizie sul mondo delle 4 ruote e delle novità normative.

L’acquisto di un casco moto omologato è un passaggio fondamentale e non rinviabili per chi vuole mettersi alla guida di una due ruote. Ma come si riconosce un casco omologato e quali dettagli bisogna verificare prima dell’acquisto?

Il primo passo è controllare la presenza di un’etichetta di omologazione, indispensabile per confermare che il casco rispetti gli standard di sicurezza necessari. Questa etichetta, solitamente cucita sul cinturino, è una sorta di carta d’identità del casco in quanto contiene le informazioni sulla sua fabbricazione. Senza questa certificazione, un casco non può essere considerato sicuro per l’uso su strada.

Casco da moto omologato, di cosa parliamo

Indossare un casco omologato è un requisito obbligatorio per la guida di motociclette e scooter. Questo dispositivo di sicurezza è progettato per offrire protezione, assorbendo gli impatti in condizioni di mobilità variabili, sia a velocità elevate sia ridotte. Un casco all’avanguardia, costruito con materiali resistenti, garantisce il massimo livello di sicurezza.

La chiave per accertarsi della resistenza e della conformità di un casco ai regolamenti di sicurezza è la verifica della presenza dell’etichetta di omologazione. Non solo conferma che il casco rispetta le normative europee, ma fornisce dettagli come il luogo di produzione, un numero di omologazione progressivo e una lettera che specifica il tipo di protezione offerta.

Le informazioni sull’etichetta assicurano e che il casco sia conforme alle leggi vigenti e adeguato per l’uso previsto. Anche dopo l’acquisto di un casco omologato, bisogna mantenere il dispositivo in buone condizioni.

Quali sigle deve avere un casco da moto omologato

Per guidare in Italia e in Europa, l’acquisto di un casco omologato è un passo indispensabile per ogni motociclista. Indipendentemente dal punto di vendita – sia esso un negozio specializzato, un grande centro commerciale, un sito online o un rivenditore estero – ogni casco deve presentare le sigle che attestano la sua conformità alle normative vigenti:

  • /J identifica un casco jet o demijet, aperto davanti;
  • /P designa un casco integrale con mentoniera fissa;
  • /P-J segnala un casco modulare con mentoniera ribaltabile, che richiede una doppia omologazione;
  • /NP indica un casco non protettivo.

La marcatura ECE 22 è l’unica riconosciuta per la circolazione su strada di veicoli a due ruote a motore in Europa. Altre certificazioni, come la DGM, valida in passato per i ciclomotori, sono state rese obsolete dal 12 ottobre 2010. Anche le certificazioni americane DOT e Snell, benché severe e storiche (Snell stabilisce gli standard di sicurezza dal 1957 negli Stati Uniti), non sono valide per l’uso stradale in Europa.

Accessori omologati, cosa sapere

La revisione del regolamento ECE 22-06 ha introdotto standard più rigidi per i caschi omologati, influenzando il design e le caratteristiche dei dispositivi di protezione motociclistica. Uno degli aspetti più rilevanti di questa normativa riguarda i dispositivi di intercomunicazione, proposti come accessori applicabili al casco.

Secondo le nuove direttive, le sporgenze esterne sui caschi sono ora vietate, il che potrebbe portare alla graduale eliminazione degli intercom come accessori esterni. Di conseguenza questi dispositivi diventeranno sempre più integrati e di dimensioni ridotte.

La normativa prevede che in futuro gli intercom possano essere montati solo da personale autorizzato o che siano direttamente integrati nel casco come accessorio omologato, una pratica già adottata da produttori di punta come Shoei, Schubert e Nolan. La ECE 22-06 estende la sua portata anche alle visiere dei caschi, stabilendo requisiti severi per la loro resistenza.

Durante i test, una biglia d’acciaio di 6 mm di diametro viene sparata a 60 m/s (circa 220 km/h) contro la visiera per simularne la resistenza all’impatto con sassi o altri oggetti durante la guida. Le visiere interne parasole sono ora soggette allo stesso rigido test di impatto e, se non lo superano, non possono essere etichettate come visiere ma solo come schermi parasole.

La normativa ha quindi modificato i limiti per le visiere etichettate come daytime use only, riducendo la capacità di oscuramento della luce solare dal 50% al 35%.

Il percorso dell’omologazione

Il 18 marzo 1986 ha segnato un punto di svolta nella sicurezza dei motociclisti, quando il ministro dei Trasporti dell’epoca firmò un decreto che adottava i requisiti europei per l’omologazione dei caschi. La normativa ECE-ONU 22-02 fu il primo standard introdotto, destinato a subire rapidi sviluppi nei primi anni, per stabilizzarsi poi con la versione 22/05, rimasta in vigore per 19 anni.

Nonostante la longevità della norma 22/05, non è stata completamente abbandonata, poiché la vendita di caschi conformi a tale standard è stata permessa fino a tempi recenti. La più recente normativa ECE 22-06 è entrata in vigore il primo gennaio 2021, applicabile in tutti i Paesi che aderiscono agli standard per i test di omologazione.

Ai produttori è stata tuttavia concessa la flessibilità di continuare a produrre caschi 22-05 fino al primo luglio dello scorso anno. Le date di transizione tra le normative non comportano effetti immediati per i motociclisti, in quanto i caschi non hanno una data di scadenza. A meno che non subiscano un urto significativo o non mostrino segni evidenti di deterioramento, specialmente sulla calotta e sul cinturino, i caschi omologati possono continuare a essere utilizzati in sicurezza.

I nuovi test

L’introduzione della normativa ECE 22-06 ha segnato un avanzamento nei test di omologazione per i caschi omologati, innalzando i criteri di sicurezza rispetto alla normativa 22-05. Mentre quest’ultima si limitava a stabilire cinque punti di impatto sulla calotta dell’incudine lanciata a 7,5 metri al secondo, la 22-06 ha esteso il numero totale di punti di impatto fino a 18 per vari modelli di casco.

Questa nuova normativa ha anche introdotto diversificazioni nei test a seconda della forma dell’oggetto impattante, che può essere un corpo piatto, a forma di scalino o una barra. Un’altra innovazione riguarda i test di penetrazione per le visiere, che ora devono resistere all’impatto di un proiettile d’acciaio di 6 millimetri di diametro, sparato a una velocità di 80 metri al secondo. L’obiettivo non è solo prevenire la penetrazione, ma anche evitare la formazione di schegge in caso di rottura.

I test valutano inoltre l’ampiezza del campo visivo, la resistenza ai graffi e la distorsione visiva offerta dalla visiera. Gli impatti obliqui, noti per essere tra le principali cause di danni cerebrali in incidenti motociclistici, vengono analizzati mediante l’uso di accelerometri e sensori di velocità angolare.

Per i caschi modulari, che possono essere utilizzati con la mentoniera aperta o chiusa, le norme richiedono che le prove di omologazione siano condotte in entrambe le configurazioni. Il superamento dei test è confermato solo se entrambe le serie di verifiche risultano positive, garantendo così la massima sicurezza in ogni configurazione d’uso.

Il rischio dei caschi da moto contraffatti

Nel processo di acquisto di un casco omologato bisogna assicurarsi che il modello scelto rispetti gli standard di omologazione attuali. Un elemento chiave da controllare è il cinturino del casco, che deve mostrare chiaramente le cifre della normativa di omologazione. I numeri 05 o 06 indicano che il casco è stato prodotto secondo le norme più recenti, mentre 04 identifica un casco d’epoca, assemblato oltre vent’anni fa e non adeguato agli standard attuali di sicurezza.

La targhetta di omologazione, oltre a queste cifre, fornisce altre informazioni cruciali, come la nazione di produzione. Questo dettaglio è rappresentato da un cerchio contenente una E seguita da un numero: ad esempio, il 4 sta per l’Italia, l’1 per la Germania, e il 2 per la Francia. Questo simbolo è uno degli aspetti più di frequente falsificati dai venditori di caschi di bassa qualità, che spesso li offrono a prezzi ridotti attraverso canali non ufficiali.

Le multe per chi indossa un casco non omologato

Utilizzare un casco non omologato comporta una serie di conseguenze per i motociclisti. In Italia, il portare un casco non conforme alle normative vigenti può portare al suo sequestro e a una multa che può arrivare fino a 333 euro.

Il veicolo può anche essere soggetto a un fermo amministrativo della durata di 60 giorni. Le norme si inaspriscono se, nell’arco di due anni, un conducente viene sorpreso più volte senza un casco omologato o non correttamente allacciato. In questi casi, la durata del fermo amministrativo sale a 90 giorni.

Non solo i conducenti, ma anche chi importa, produce o vende caschi non conformi rischia sanzioni, come stabilito dal Codice della Strada. Le multe per queste violazioni variano da 849 euro a 3.396 euro, accompagnate dal sequestro e dalla successiva confisca dei caschi non omologati.