Auto elettriche, la Cina domina il mercato: 231 miliardi di sussidi governativi

I sospetti erano fondati. Dietro all'invasione di massa delle auto elettriche cinesi vi è il contributo di Pechino: in 14 anni ha erogato 231 miliardi

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Manuel Magarini

Giornalista automotive

Classe 90, ha una laurea in Economia Aziendale, ma un unico amore: la scrittura. Da oltre dieci anni si occupa di motori, in ogni loro sfaccettatura.

Le politiche protezionistiche di Unione Europea e Stati Uniti contro le auto elettriche cinesi accendono i riflettori sul colossale sostegno che Pechino ha dedicato all’industria nazionale negli ultimi 14 anni. Brava a intercettare il cambiamento, in anticipo sulle realtà occidentali, la Repubblica del Dragone ha avviato da oltre un decennio la transizione ecologica.

Occidente nel mirino

Gettate delle solide fondamenta, ha messo nel mirino il mondo occidentale, da qui la preoccupazione delle autorità politiche. Anche il nostro Governo, in primis il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, ha espresso dei forti dubbi sul bando delle endotermiche.

Il suo timore è di assistere all’invasione in massa del Paese asiatico, favorito dalle cifre di listino dei modelli parecchio allettanti. Un qualcosa di simile era già capitato di assisterlo nell’ambito dei pannelli fotovoltaici. Allora le compagnie straniere invasero il Vecchio Continente e le politiche ultra low cost tagliarono le gambe alle start-up locali.

Siccome la storia insegna a non commettere gli stessi errori, la Commissione UE ha preso in mano la situazione. Con una mossa di portata epocale, la presidente Ursula von der Leyen annunciava lo scorso anno un’indagine a tappeto delle azioni di Pechino. Spedita una task force sul campo, le prove raccolte hanno determinato l’inasprimento dei dazi.

Oltreoceano pensano ad applicare una strategia simile i due candidati alla Casa Bianca, Joe Biden e Donald Trump. Se il magnate dichiara guerra alle BEV, qualunque sia il produttore, il presidente in carica è allarmato dalle manovre degli invasori. In gioco c’è, del resto, la manodopera americana, che rischia di essere spazzata via dalla minaccia esterna, complice i bassi costi della manodopera nell’emisfero orientale.

Numeri schiaccianti

A sostegno di dubbi e perplessità perviene un’analisi del Center for Strategic and International Studies di Washington, secondo cui gli investimenti profusi dal colosso orientale siano stati di ben 230,8 miliardi di dollari (oltre 215 miliardi di euro) tra il 2009 e il 2023. Si tratta di una cifra importante, equivalente al 18,8% del valore complessivo delle vendite di full electric nello stesso arco temporale.

La campagna di promozione si è sviluppata lungo varie direttrici. In primo luogo, dai sussidi diretti (eliminati nel 2023) e dall’esenzione dell’IVA, rappresentanti la prevalenza degli aiuti stanziati. Quindi, vi sono stati dei contributi non di tipo monetario, sotto forma di finanziamento di infrastrutture di ricarica, programmi di ricerca e sviluppo, appalti pubblici dedicati ai veicoli a batteria.

Infine, il governo ha supportate le ambizioni delle Case mediante la concessione di terreni a basso costo, tariffe energetiche agevolate, prestiti bancari a tassi ridotti, acquisto di azione da parte di enti locali, sussidi alle aziende della catena di approvvigionamento. Emblematico è il caso di CATL, leader globale nella fabbricazione di batterie, a cui sono stati accordati 809,2 milioni di dollari in sovvenzioni pubbliche lo scorso anno, per un incremento del 950% sul 2018.

L’elaborata ragnatela tessuta dal gigante asiatico ha determinato una penetrazione del mercato del 13% nel 2023, contro una media globale del 6%. Nell’arco dei dodici mesi la Cina ha superato i 6 milioni di mezzi full electric, il che le vale la leadership in questa alimentazione.