{"id":173924,"date":"2022-03-10T11:25:48","date_gmt":"2022-03-10T10:25:48","guid":{"rendered":"https:\/\/www.virgilio.it\/motori\/?p=173924"},"modified":"2022-03-10T12:11:35","modified_gmt":"2022-03-10T11:11:35","slug":"bmw-zundapp-e-douglas-il-motore-boxer-tra-passato-e-presente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.virgilio.it\/motori\/moto\/bmw-zundapp-e-douglas-il-motore-boxer-tra-passato-e-presente\/173924\/","title":{"rendered":"BMW, Zundapp e Douglas: il motore boxer tra passato e presente"},"content":{"rendered":"<p>Questo schema, appunto, &egrave; oggi uno dei capisaldi della produzione BMW, che negli anni ha saputo mantenere ed evolvere, in virt&ugrave; dei cambiamenti e delle mode. Utilizzato per equipaggiare diversi modelli della casa bavarese fin dai primi anni del novecento, viene istintivo ricordare la gamma GS enduro che, con l&rsquo;R80, ha dato il via alla lunga e inesorabile escalation che, dal 1980 ad oggi, annovera modelli in ogni epoca recente.\n<\/p>\n<h2><strong>I marchi celebri<\/strong><\/h2>\n<p>Ma se BMW ne ha fatto un evergreen della sua produzione e non solo, &egrave; altrettanto vero che l&rsquo;impiego del motore boxer in campo motociclistico ha molti padri. <strong>Zundapp<\/strong> (che insieme a BMW fu copiato da russi e cinesi) e <strong>Douglas<\/strong> sono alcuni degli esempi pi&ugrave; famosi, mentre il primo motore a cilindri contrapposti di cui si abbia notizia e di cui si sia conservato un esemplare, &egrave; quello costruito da <strong>Karl Benz<\/strong> nel 1897 (vedi foto qui sotto).<\/p>\n<div class=\"iol-media \"><figure id=\"attachment_173931\" aria-describedby=\"caption-attachment-173931\" style=\"width: 882px\" class=\"wp-caption alignnone iol-media__figure \"><div class=\"iol-media__lnk\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"iol-media__img wp-image-173931 size-full\" src=\"https:\/\/www.virgilio.it\/motori\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2022\/03\/benz.jpg\" alt=\"\" width=\"882\" height=\"694\" srcset=\"https:\/\/www.virgilio.it\/motori\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2022\/03\/benz.jpg?resize=882,694 882w, https:\/\/www.virgilio.it\/motori\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2022\/03\/benz.jpg?resize=300,236 300w, https:\/\/www.virgilio.it\/motori\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2022\/03\/benz.jpg?resize=687,541 687w, https:\/\/www.virgilio.it\/motori\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2022\/03\/benz.jpg?resize=768,604 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 882px) 100vw, 882px\" \/><\/div><figcaption id=\"caption-attachment-173931\" class=\"wp-caption-text iol-media__caption\">Nella foto il motore Karl Benz del 1897.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n<h2><strong>Caratteristiche del boxer<\/strong><\/h2>\n<p>I due cilindri, solitamente raffreddati ad aria, sono contrapposti l&rsquo;uno all&rsquo;altro con un&rsquo;angolazione di 180&deg;. I vantaggi che offre un motore di questo tipo sono l&rsquo;affidabilit&agrave; e la coppia che arriva fino agli alti regimi, ideale per i grandi spostamenti. Il punto di forza maggiore &egrave; l&rsquo;elasticit&agrave; del motore data dall&rsquo;angolo piatto dei cilindri, che annulla tutte le forze contrarie al movimento dei pistoni, eliminando l&rsquo;effetto giroscopico dei punti morti, praticamente assenti.<\/p>\n<h2><strong>La variante inglese<\/strong><\/h2>\n<p>Solitamente orientati in modo trasversale rispetto al senso di marcia, nel caso della Douglas, inizialmente il boxer era ruotato di 90&deg; sull&rsquo;asse della moto, con un cilindro rivolto in avanti e uno rivolto all&rsquo;indietro, entrambi paralleli al suolo. Anche la trasmissione era diversa dal cardano presente nelle Zundapp e nelle BMW. Alcuni modelli hanno la trasmissione finale a catena e altri hanno la cinghia dentata che tira in una puleggia grande quasi come il cerchio della ruota posteriore.<\/p>\n<h2><strong>Il boxer in Italia<\/strong><\/h2>\n<p>Nessuna marca italiana produce oggi modelli dotati di questo bicilindrico, ma non &egrave; sempre stato cos&igrave;. Nel secolo scorso, tra le molte aziende di ciclomotori e motocicli, spuntano esempi di raffinata ingegneria. E&rsquo; il caso della <strong>Capriolo Cento50<\/strong> (questo era il nome esatto), fabbricata ad Arco di Trento dalla aeronautica <strong>Caproni<\/strong>. Presentata nel 1953, era spinta da un boxer di 150 cc, in posizione trasversale, con albero di trasmissione longitudinale e trazione finale a catena. Alimentato da un solo carburatore, sviluppava 7,5 Cv a 6000 giri.<\/p>\n<p>Mentre nel 1956 la Caproni cessava la produzione della sua Cento50, a settecento chilometri di distanza e pi&ugrave; precisamente a Baia, vicino a Pozzuoli, un&rsquo;altra fabbrica portava a termine la realizzazione di una moto dalle caratteristiche molto simili. Fu presentata con il nome di <strong>Rocket 200<\/strong> e prodotta dalla <strong>IMN<\/strong> (Industria Meccanica Napoletana), nata dalla conversione del &ldquo;Silurificio Italiano&rdquo; di Baia.<\/p>\n<h2><strong>Un&rsquo;eccellenza tecnica<\/strong><\/h2>\n<p>Per quanto rara come proposta, la Rocket 200 non brillava solo per l&rsquo;adozione di un motore boxer, ma per altre qualit&agrave; tecniche che per i tempi erano decisamente all&rsquo;avanguardia. L&rsquo;integrit&agrave; della ciclistica con il propulsore era sbalorditiva. Il telaio a traliccio era collegato al motore in un solo punto centrale e libero di oscillare. Il carter era prolungato, fungendo da forcellone a cui erano attaccati gli ammortizzatori. <strong>Il risultato estetico di grande pulizia, <\/strong>incorniciava l&rsquo;ottima efficienza delle sospensioni posteriori e l&rsquo;eccellente condizione di lavoro della trasmissione ad albero.<\/p>\n<p>La Rocket 200 sviluppava 11 Cv a 6100 giri e ci&ograve; la rendeva appetibile anche sotto l&rsquo;aspetto prestazionale. Come la Aeromere Caproni (nome completo), anche la IMN era finita sotto la gestione dell&rsquo;<strong>IRI<\/strong> (Istituto per la Ricostruzione Industriale) e in poco tempo cess&ograve; di occuparsi di motociclette, nonostante il potenziale della propria gamma. La causa del fallimento fu spesso individuata nella pessima gestione e nei conflitti di interessi da parte dei dirigenti Finmeccanica.<\/p>\n<p>Se entrambi i modelli sopra citati ebbero vita brevissima, bisogna ricordare che in ordine cronologico, la precedenza spetta al motore <strong>ASPI<\/strong> (Attrezzature Servizi Pubblici e Industriali), comparso al Motosalone del 1947. Bicilindrico boxer a due tempi, nelle versioni 125 e 175 cc raffreddato ad aria, accensione a volano magnete, trasmissione ad albero e potenza di 5 Cv.<\/p>\n<h2><strong>Il miracolo economico<\/strong><\/h2>\n<p>L&rsquo;ultimo tentativo di produrre un motore boxer degno di nota risale al 1961 a carico della rinomata azienda <strong>Iso<\/strong>. Il gruppo lombardo mise in produzione un modello di 500 cc di chiara ispirazione BMW, ma completamente italiana nelle sospensioni e nel telaio, a confermare le grosse possibilit&agrave; industriali di quel periodo storico. Tra le aziende rappresentanti del <strong>&ldquo;miracolo economico&rdquo;<\/strong>, la Iso abbandon&ograve; il progetto e la produzione delle moto, che cess&ograve; definitivamente nel 1966.<\/p>\n<h2><strong>Arrivano i giapponesi<\/strong><\/h2>\n<p>Tre anni pi&ugrave; tardi, nel 1969, faranno la loro comparsa nel nostro continente le moto giapponesi, riscrivendo la storia del motociclismo, come in parte l&rsquo;avevano pensata alla Iso. L&rsquo;enorme successo di questi nuovi modelli, port&ograve; la produzione nipponica a coprire tutti i segmenti del mercato con la propria gamma. Pensando di produrre la pi&ugrave; grossa e confortevole moto da turismo, nel 1975 alla Honda realizzarono il modello <strong>Goldwing GL-1000<\/strong> equipaggiato da un quattro cilindri boxer.<\/p>\n<p>Mai uscita di produzione e costantemente aggiornata, nel tempo l&rsquo;Honda Goldwing &egrave; salita di cilindrata fino all&rsquo;odierno 1.833 cc e monta un sei cilindri boxer da 126 Cv. Attualmente a catalogo, viene venduta in tre allestimenti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Questo schema, appunto, &egrave; oggi uno dei capisaldi della produzione BMW, che negli anni ha saputo mantenere ed evolvere, in virt&ugrave; dei cambiamenti e delle mode. 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