{"id":311101,"date":"2025-12-28T13:33:20","date_gmt":"2025-12-28T12:33:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.virgilio.it\/motori\/?p=311101"},"modified":"2025-12-28T16:29:47","modified_gmt":"2025-12-28T15:29:47","slug":"fiat-ferrari-piccola-fortuna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.virgilio.it\/motori\/auto-epoca\/fiat-ferrari-piccola-fortuna\/311101\/","title":{"rendered":"La Fiat derivata dalla Ferrari: oggi la vendono per una piccola fortuna"},"content":{"rendered":"<p>Il titolo pu\u00f2 sembrare una provocazione, ma in realt\u00e0 rispecchia perfettamente la realt\u00e0. Esiste, infatti, una<strong> Fiat derivata dalla Ferrari<\/strong>. Stiamo parlando naturalmente della Fiat Dino, prodotta dalla Casa di Torino tra il 1966 e il 1972 in due versioni: Coup\u00e9 (di Bertone) e Spider (di Pininfarina). La prima ad essere presentata al mondo fu la variante spider, che vide la luce il 3 novembre del 1966 al salone di Torino. Per la coup\u00e9, invece, fu scelto il Salone di Ginevra, il 9 marzo del 1967. Oggi uno splendido esemplare spider del 1971 di questo modello \u00e8 finito all&#8217;asta sul noto portale specializzato RM Sotheby&#8217;s, ma andiamo con ordine.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 Ferrari decise di &#8220;appoggiarsi&#8221; a Fiat per la produzione di questo modello? La verit\u00e0 risiede nel motorsport e nei regolamenti di <strong>partecipazione alla Formula 2 per la Ferrari Dino 166 F2<\/strong>. Per ottenere l&#8217;omologazione per partecipare al campionato, infatti, la Casa di Maranello aveva bisogno di costruire rapidamente un numero sufficiente di motori Dino (cos\u00ec denominati visto che erano derivati da un progetto del 1956 del figlio di Enzo Ferrari, prematuramente scomparso, Alfredo, detto Dino). A quel punto nacque un accordo tra Fiat e Ferrari per un&#8217;alleanza industriale che prevedeva la produzione di 500 motori in 12 mesi, cos\u00ec da raggiungere la quota prevista per partecipare al campionato di F2, in vista dei nuovi regolamenti che sarebbero entrati in vigore dal 1967.<\/p>\n<div id=\"ez-toc-container\" class=\"counter-hierarchy counter-decimal\">\n<div class=\"ez-toc-title-container\">\n<p class=\"ez-toc-title\">Indice<\/p>\n<span class=\"ez-toc-title-toggle\"><\/span><\/div>\n<nav><ul class=\"ez-toc-list\"><li><a href=\"https:\/\/www.virgilio.it\/motori\/auto-epoca\/fiat-ferrari-piccola-fortuna\/311101\/#Due_auto_una_sola_anima\" title=\"Due auto, una sola anima\">Due auto, una sola anima<\/a><\/li><li><a href=\"https:\/\/www.virgilio.it\/motori\/auto-epoca\/fiat-ferrari-piccola-fortuna\/311101\/#Asta_folle_per_questa_Fiat_Dino\" title=\"Asta folle per questa Fiat Dino\">Asta folle per questa Fiat Dino<\/a><\/li><\/ul><\/nav><\/div>\n<h2><span class=\"ez-toc-section\" id=\"Due_auto_una_sola_anima\">Due auto, una sola anima<\/span><\/h2>\n<p>La condivisione tecnica tra Ferrari e <a href=\"https:\/\/www.virgilio.it\/motori\/listino\/fiat\/\">Fiat<\/a> era grosso modo<strong> legata in maniera particolare al motore V6<\/strong>. La Fiat Dino aveva un costo sicuramente esoso, ma pi\u00f9 basso rispetto a quello delle Ferrari dell&#8217;epoca. Il suo design, invece, si rifaceva molto a quello delle vetture di Maranello visto che la versione spider era stata disegnata da Pininfarina, che collaborava proprio con il Cavallino Rampante. La versione per cos\u00ec dire <a href=\"https:\/\/www.virgilio.it\/motori\/curiosita\/grande-ritorno-ferrari-dino\/109092\/\">Ferrari<\/a> (la Dino 206 GT), invece, era commercializzata con il marchio Dino e non recava il classico logo del Cavallino, che invece era riservato alle sole Ferrari con motori a 12 cilindri.<\/p>\n<h2><span class=\"ez-toc-section\" id=\"Asta_folle_per_questa_Fiat_Dino\">Asta folle per questa Fiat Dino<\/span><\/h2>\n<p>Sul portale d&#8217;aste specializzato RM Sotheby&#8217;s \u00e8 comparsa un po&#8217; di tempo una <strong>Fiat Dino 2400 Spider del 1971<\/strong>, telaio 1396. Si tratta nello specifico di una delle circa 425 unit\u00e0 equipaggiate con il motore Ferrari V6 da 2,4 litri potenziato. Acquistata in Italia \u00e8 rimasta l\u00ec almeno sino alla met\u00e0 degli anni &#8217;80. Risulta importata negli Stati Uniti nel 2014. Negli anni successivi \u00e8 stata sottoposta a restauro, che ha previsto la ricostruzione di motore, trasmissione, differenziale, sospensioni e impianto frenante.<\/p>\n<p>Rifinita con l&#8217;elegante tonalit\u00e0 Amaranto (162) con finiture in vinile beige e dotata di cerchi in lega Campagnolo. Questa vettura inoltre \u00e8 accompagnata da un raro hardtop di fabbrica. Venduta con libretto di circolazione italiano, set di ruote di scorta con pneumatici e fascicolo di fatture di restauro. Messa all&#8217;asta su RM Sotheby&#8217;s risulta venduta per 335.000 dollari, che al cambio attuale equivalgono a<strong> circa 284.000 euro<\/strong>. Una cifra sicuramente importante per una delle auto italiane pi\u00f9 apprezzate nel nostro Paese e all&#8217;estero. Una collaborazione fortunata quella tra Fiat e Ferrari, che come sappiamo ha portato al definitivo ingresso del Cavallino Rampante nel Gruppo della Casa torinese a partire dal 1969.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Sul noto portale d&#8217;aste RM Sotheby&#8217;s \u00e8 comparsa una Fiat Dino che \u00e8 stata venduta a una cifra importante. 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