Achille Polonara colpito da leucemia mieloide, cos'è successo dopo il coma: rischi e benefici del trapianto
Achille Polonara è stato in coma 10 giorni dopo il trapianto di midollo per guarire dalla leucemia mieloide: l'intervista all'esperto
La storia di Achille Polonara ha commosso il mondo dello sport e non solo, tenendo col fiato sospeso i familiari, a partire dalla moglie. Prima la diagnosi di leucemia mieloide, poi la chemioterapia, quindi il trapianto di midollo a cui è seguito un coma di 10 lunghissimi giorni. Il giocatore di basket ha raccontato la sua vicenda al programma tv Le Iene, spiegando che il coma stesso si è reso necessario a causa di un trombo. L’oncoematologo Roberto Massimo Lemoli, direttore della Clinica di ematologia dell’Università di Genova – Ospedale Policlinico San Martino di Genova, ha spiegato a Virgilio Notizie cosa è successo al cestista.
- Achille Polonara racconta il coma
- La malattia e il recupero di Polonara
- L'intervista a Roberto Massimo Lemoli
Achille Polonara racconta il coma
Il 10 giugno è stata diagnosticata ad Achille Polonara la leucemia mieloide acuta, individuata dopo un precedente tumore al testicolo, riscontrato nel 2023.
Aveva atteso tre mesi per l’operazione e il 25 settembre, all’ospedale Sant’Orsola di Bologna, Achille Polonara si è sottoposto al trapianto di midollo, ricevuto da una donatrice americana compatibile al 90%.
La prognosi sembrava favorevole, ma il 16 ottobre si verifica una brusca embolia cerebrale: un trombo ha fatto andare in carenza di ossigeno il cervello, le possibilità di vita "erano molto basse", ha raccontato la moglie, Erika Bufano, a Le Iene.
Alla stessa trasmissione, Polonara ha spiegato che i medici gli avevano detto che "al 90% sarei morto".
Per proteggere il cervello, quindi, si è reso necessario il coma farmacologico: "Mi sembrava di essere in un’altra città. Ma non vi liberate così facilmente di me: ho fatto una promessa a Erika", ha raccontato il cestista.
La malattia e il recupero di Polonara
Nel 2023, dopo l’operazione al testicolo, era rientrato in campo in meno di due mesi.
In seguito al recente trapianto, Achille Polonara sta meglio, anche se presenta ancora una ridotta mobilità del braccio destro: domenica 2 novembre è stato temporaneamente dimesso, gli è stata data la possibilità di stare a casa per mezza giornata coi figli piccoli (5 e 3 anni).
L’intervista a Roberto Massimo Lemoli
La leucemia mieloide acuta è una neoplasia ematologica maligna, dunque un tumore del sangue. In questo caso si è proceduto con un trapianto di midollo osseo: quali sono, dunque, i requisiti per questo tipo di intervento?
"Il trapianto di cellule staminali emopoietiche, cioè le cellule che garantiscono la formazione continua delle cellule del sangue (globuli rossi o eritrociti, globuli bianchi o leucociti e piastrine) può essere effettuato da donatore – in questo caso si parla di trapianto allogenico – e utilizzando le proprie cellule-autologo".
Come funziona e in che casi vi si ricorre?
"La sorgente di cellule può essere il midollo osseo, il sangue periferico o il cordone ombelicale ed è per questo che al termine Trapianto di Midollo Osseo si preferisce Trapianto di Cellule Staminali. Il trapianto allogenico di cellule staminali è parte integrante del trattamento di pazienti con Leucemia Acuta Mieloide soprattutto per quelli che, per le caratteristiche biologiche e cliniche della malattia, hanno una alta probabilità di avere una recidiva del tumore. Ci sono limitazioni di età per la esecuzione del trapianto (in genere pazienti di età inferiore ai 70 anni), le condizioni cliniche devono essere adeguate e la malattia essere in uno stato di remissione, remissione indotta dalla chemioterapia eseguita precedentemente".
Quali i benefici e quali i rischi?
"Il trapianto allogenico di cellule staminali è una procedura nella quale c’è una variabile rischio di tossicità acuta e mortalità. È una variabilità legata allo stato di malattia e alle condizioni cliniche del paziente, insieme alla morbidità, ma soprattutto è legata alla malattia, che è provocata dal sistema immunitario del donatore che attacca i tessuti del paziente ricevente (GVHD). A fronte di questi rischi, i benefici sono sicuramente evidenti per i pazienti con Leucemia Acuta Mieloide ad alto rischio di ricaduta. Infatti, la sopravvivenza di questi pazienti è significativamente migliorata a seguito della larga applicazione di questa procedura".
Le embolie sono contemplate in tutti i tipi di interventi e trapianti?
"La embolia è un evento altamente inusuale nel corso della somministrazione di chemioterapia o del trapianto di cellule staminali. Può essere legata, però, al largo utilizzo dei cateteri venosi centrali ed alla loro rimozione, durante la procedura".
Il trapianto di midollo è un intervento più delicato rispetto ad altri trapianti?
"Sicuramente il trapianto allogenico di cellule staminali emopoietiche è una procedura molto complessa: oltre a superare la barriera costituita dal sistema immunitario del paziente che lo riceve (in particolare verso le cellule del donatore, per evitare il rigetto del trapianto), bisogna evitare la malattia del trapianto contro il ricevente (GVHD) cioè la potenziale aggressione del sistema immunitario del donatore verso il ricevente. Viceversa, dal punto di vista meramente tecnico è una procedura relativamente semplice trattandosi di una infusione di una sospensione cellulare, nel sangue periferico".
L’Italia può considerarsi un Paese di eccellenza in questo ambito?
"L’ Italia, dopo gli Stati Uniti e insieme alla Germania, è il paese con il maggiore impatto scientifico nel campo della Ematologia in generale e nel trattamento delle Leucemie Acute in particolare".
Ci sono altre cure per la leucemia mieloide acuta?
"Il trapianto di cellule staminali è parte del percorso terapeutico del paziente con leucemia, percorso che si compone di più fasi: induzione della remissione e consolidamento. L’obiettivo è quello di avviare il paziente al trapianto nelle migliori condizioni cliniche e con una malattia possibilmente in remissione. I pazienti per i quali il trapianto non è indicato (età, condizioni cliniche ecc.) possono invece essere avviati verso una terapia di mantenimento".
Le Iene