Askatasuna, il poliziotto Alessandro Calista racconta l'aggressione a Torino: "Trascinato via per le braccia"
Alessandro Calista, il poliziotto aggredito a Torino durante il corteo di protesta per Askatasuna, racconta la sua versione di quanto accaduto
Alessandro Calista, il poliziotto aggredito durante la manifestazione di protesta per la chiusura di Askatasuna, ha raccontato la sua versione nella querela presentata in Questura. Il giovane poliziotto ha ricostruito quanto accaduto a Torino il 31 gennaio e, ancora una volta, ha ringraziato il collega che lo ha salvato.
- Corteo Askatasuna, parla il poliziotto Alessandro Calista
- Calista: “Preso per le braccia e trascinato via”
- Askatasuna, Piantedosi contro l’opposizione
- La replica di Bonelli a Piantedosi
Corteo Askatasuna, parla il poliziotto Alessandro Calista
L’aggressione subita dal poliziotto del Reparto Mobile di Padova è stata ripresa in un video. Alessandro Calista è stato colpito con calci e martellate da alcuni manifestanti.
La foto del collega, Lorenzo Virgulti, che abbraccia Calista subito dopo l’accaduto è diventata il simbolo di quanto accaduto il 31 gennaio a Torino durante la manifestazione contro la chiusura del centro sociale Askatasuna.
ANSACalista: “Preso per le braccia e trascinato via”
“Sono stato preso per le braccia, colpito con dei calci alle spalle e trascinato a forza diversi metri più avanti dalla “linea di squadra” mentre i miei colleghi venivano bersagliati da pietre, bottiglie, tombini, fuochi artificiali”, si legge nella querela presentata dal poliziotto Alessandro Calista.
“Sarei riuscito a fronteggiarne due o tre, ma tutto il gruppo era impossibile”, si legge ancora nei passaggi riportati nell’ordinanza del gip. Ancora una volta, Calista ha sottolineato di essersi salvato “solo grazie all’intervento del mio collega”. Le parole di Calista sono state riportate integralmente nell’ordinanza del gip nell’ambito dell’indagine per risalire agli aggressori.
Al momento, il 22enne di Grosseto Angelo Simionato si trova agli arresti domiciliari per lesioni e resistenza a pubblico ufficiale. Obbligo di firma, invece, per Matteo Camper e Pietro Desideri, anch’essi arrestati per i disordini avvenuti durante la manifestazione di Torino.
Askatasuna, Piantedosi contro l’opposizione
I fatti di Torino hanno scatenato una dura polemica politica. Nel corso delle comunicazioni al Senato sulla manifestazione per Askatasuna, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha detto che “dare la colpa allo Stato è spesso un modo per assolvere i colpevoli e, allo stesso tempo, per assolversi”.
“Io credo che se un teppista tenta di uccidere un poliziotto, la responsabilità sia del teppista, non del poliziotto. Io credo che se una persona commette un reato, la colpa sia di chi lo commette, non della pattuglia che in quel momento non si trovava in quel punto preciso”, ha affermato il ministro.
Piantedosi ha auspicato l’introduzione di una misura che permetta il fermo preventivo, spiegando che il governo è intenzionato a seguire questa strada. Inoltre, il ministro dell’Interno Piantedosi ha dichiarato che “bisogna tirare una linea netta tra chi vuole isolare i violenti e chi vuole lasciarli liberi di infiltrarsi e inquinare le manifestazioni”.
La replica di Bonelli a Piantedosi
Dura la replica delle opposizioni in aula, con Bonelli (Avs) che ha detto a Piantedosi che, “in qualità di ministro degli interni” doveva tutelare i manifestanti pacifici. “Non ci venga a parlare di rispristino della legalità, lei che sgombera i centri sociali, mentre noi diciamo che nel Paese c’è un problema serio perché mancano spazi sociali e le periferie sono un deserto. Voglio ricordarle che ancora aspettiamo lo sgombero del centro sociale di CasaPound”, ha proseguito Angelo Bonelli.
ANSA