Asset russi congelati all'Ue, cosa sono e perché Putin promette vendetta: la posizione dell'Italia
Ue, il nodo degli asset russi congelati: lo scetticismo dell'Italia e la promessa di vendetta di Vladimir Putin
Nelle scorse ore il commissario Ue all’Economia Valdis Dombrovskis ha dichiarato che il regolamento sul rinnovo sine die delle sanzioni anti-russe, al vaglio del Consiglio Ue, “contribuirà alle discussioni sul prestito di riparazione” all’Ucraina. Il vertice in cui si deciderà il da farsi sugli asset russi congelati si terrà il prossimo 18 dicembre. L’Italia, insieme a un manipolo di altri Paesi, ha espresso perplessità sulla misura. Putin, intanto, ha reagito, promettendo vendette e ritorsioni.
- Ue, il nodo degli asset russi congelati
- Putin promette vendetta e ritorsioni
- Asset congelati: chi ha votato contro, Italia scettica
- Cosa filtra da Palazzo Chigi
- Cosa sono gli asset, quanto valgono e perché sono importanti
Ue, il nodo degli asset russi congelati
Dombrovskis ha riferito che si sta pensando di porre “l’immobilizzazione dei beni russi su solide basi, evitandoci di dover fare affidamento su un regime di sanzioni che prevede il rinnovo dell’immobilizzazione ogni sei mesi”. Entro oggi probabilmente i governi potrebbero concordare per un’intesa per prolungare il congelamento degli asset della banca centrale russa in Ue “per tutto il tempo necessario”.
All’Ue servono 90 miliardi di euro per salvare il bilancio e la Difesa di Kiev. Tali miliardi, però, al momento non ci sono. Per non piombare in un debito comune, la soluzione sarebbe puntare a utilizzare i fondi russi in Ue, che permetterebbero a Kiev di resistere almeno fino al 2027.
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La Commissione europea ha intenzione di far ricorso alla clausola di emergenza, ricorrendo all’articolo 122, lo stesso usato per superare le crisi economiche, energetiche e quelle innescate dalla pandemia Covid.
Nella sua proposta, la Commissione afferma che i danni del conflitto in Ucraina hanno provocato un “grave impatto economico”, dando origine a “gravi interruzioni dell’approvvigionamento, maggiore incertezza, maggiori premi di rischio, minori investimenti e consumi”, dunque “è urgentemente necessario per limitare i danni all’economia dell’Unione”.
Sulla questione del prelievo dei fondi russi si è espresso in modo sfavorevole il Belgio, che detiene 185 miliardi dei 210 miliardi di euro russi nelle casse dell’Euroclear.
Il premier Bart De Wever chiede garanzie di ferro per affrontare i rischi di un’eventuale controversia con Mosca. Il politico è scettico anche sul ricorso all’articolo 122: “Sarebbe come irrompere in un’ambasciata, portar via tutti i mobili e venderli”, in fondo “si tratta di denaro proveniente da un Paese con cui non siamo in guerra”.
De Wever ha spiegato che se le sue richieste non verranno ascoltate, sarà proprio il Belgio a far ricorso contro la decisione: “Se verrà presa una decisione che ritengo manifestamente in contrasto con la legalità, che non ha senso e che comporta rischi molto elevati per questo Paese, allora non si può escludere nulla”.
Putin promette vendetta e ritorsioni
Nel frattempo c’è stata la reazione di Putin. La Russia ha promesso vendetta e ritorsioni contro quello che definisce “furto”. La Federazione stima che ci siano 300 miliardi di dollari di asset esteri congelati nei cosiddetti conti “di tipo C” – azioni, obbligazioni societarie e sovrane russe di proprietà di investitori provenienti da Paesi che la Russia considera “ostili”.
Sono stati realizzati nel marzo 2022 per replicare alle sanzioni occidentali, ma non si conoscono le cifre complessive di liquidità e i proventi dei titoli.
“La banca russa Sberbank ha stimato che il 25% dei suoi 787 miliardi di rubli (9,9 miliardi di dollari) di dividendi su azioni di proprietà di investitori stranieri per il 2024 sia stato versato su conti “di tipo C”, ha spiegato Reuters. Però, se Mosca decidesse di sequestrarli, potrebbe provocare ulteriori confische ai danni di privati cittadini con conti in Ue.
Non c’è una stima ufficiale relativa al valore complessivo dei beni detenuti dagli investitori europei in Russia. A inizio 2022 la Banca Centrale valutava gli investimenti Ue in circa 364 miliardi di dollari, una cifra ormai inattendibile perché le aziende, se non hanno lasciato la Federazione nel 2022, hanno visto i loro asset sequestrati e trasferiti a nuovi proprietari.
Asset congelati: chi ha votato contro, Italia scettica
Per quel che riguarda la situazione Ue inerente ai voti sulla strada da intraprendere con la Russia sugli asset, 25 Paesi si sono espressi a favore mentre 2, Ungheria e Slovenia, hanno votato contro. Nonostante i voti a favore, alcuni Stati, hanno espresso perplessità.
Belgio, Bulgaria, Italia e Malta, in una dichiarazione congiunta di cui riferisce il quotidiano belga Le Soir, hanno suggerito alla Commissione Europea e al Consiglio ”di continuare a esplorare e discutere opzioni alternative conformi al diritto dell’Ue e internazionale, con parametri prevedibili, che presentino rischi significativamente inferiori, al fine di soddisfare le esigenze finanziarie dell’Ucraina, sulla base di un meccanismo di prestito dell’Ue o di soluzioni transitorie, in modo da garantire la continuità del sostegno prima che una delle opzioni sul tavolo possa effettivamente entrare in vigore”.
“Accolgo con favore la decisione del Consiglio sulla nostra proposta di continuare il congelamento dei beni sovrani russi. Stiamo inviando un segnale forte alla Russia: finché questa brutale guerra di aggressione continuerà, i costi per la Russia continueranno ad aumentare”, ha scritto su X la presidente della Commissione Ursula von der Leyen.
“Questo – ha aggiunto – è un messaggio potente per l’Ucraina: vogliamo assicurarci che il nostro coraggioso vicino diventi ancora più forte sul campo di battaglia e al tavolo dei negoziati”.
Anche il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, ha dichiarato di essere a favore del congelamento senza scadenza degli asset: “Nel Consiglio europeo di ottobre, i leader dell’Ue si sono impegnati a mantenere congelati i beni russi fino a quando la Russia non porrà fine alla sua guerra di aggressione contro l’Ucraina e non risarcirà i danni causati. Oggi abbiamo mantenuto tale impegno. Prossimo passo: garantire il fabbisogno finanziario dell’Ucraina per il 2026-2027″.
Cosa filtra da Palazzo Chigi
“La decisione odierna, oltre a non pregiudicare in alcun caso la decisione sull’eventuale utilizzo dei beni immobilizzati russi, non costituisce in alcun modo un precedente per il passaggio da decisioni all’unanimità alla maggioranza qualificata”. Lo hanno riferito fonti di Palazzo Chigi sottolineando quanto specificato dall’Italia in una dichiarazione aggiuntiva dopo aver deciso di non far mancare il proprio sostegno al Regolamento che intende stabilizzare l’immobilizzazione dei beni russi.
“In vista del Consiglio europeo di dicembre – hanno continuato le stesse fonti – e con uno spirito pienamente costruttivo, l’Italia ha quindi invitato la Commissione e il Consiglio a continuare a esplorare e discutere opzioni alternative per rispondere alle esigenze finanziarie dell’Ucraina, basandosi su un prestito Ue e su soluzioni ponte, per garantire la continuità del sostegno prima che la soluzione individuata possa effettivamente entrare in vigore”.
Cosa sono gli asset, quanto valgono e perché sono importanti
Quando si parla del congelamento degli asset russi ci si riferisce ai 300-350 miliardi di dollari di riserve della Banca Centrale Russa che, dopo l’invasione dell’Ucraina, sono stati congelati dai paesi del G7 e dall’Unione Europea nelle banche e nei depositari occidentali.
Circa 190-210 miliardi di euro sono depositati in Europa, soprattutto presso Euroclear in Belgio, e circa 100-110 miliardi di dollari sono presenti negli Stati Uniti, principalmente sottoforma di titoli di Stato Usa. I restanti si trovano in Giappone, Canada, Regno Unito, Australia e qualche altro Paese.
L’Ue vorrebbe usare il denaro per finanziare la ricostruzione dell’Ucraina e per permettere a Kiev di ripagare i prestiti contratti con l’Europa.
La Russia considera tali asset proprietà sovrana intoccabile. Da qui le minacce di dure ritorsioni, laddove vengano impiegati a favore dell’Ucraina. L’uso degli asset è inoltre uno dei punti chiave dei negoziati con cui si sta provando a raggiungere la pace.
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