Aurora Maniscalco morta a Vienna, tutti i punti oscuri sul presunto suicidio della hostess: "Nuovi elementi"
Come è morta Aurora Maniscalco? I punti da chiarire sul presunto suicidio della hostess, dalla lite alla borsetta con gli effetti personali
Non mancano i punti oscuri nella vicenda di Aurora Maniscalco, la hostess palermitana morta a Vienna. Secondo l’autopsia sul suo corpo non sarebbero stati rinvenuti segni di violenza, anche se bisognerà attendere i risultati degli esami condotti sui tessuti. Si indaga per istigazione al suicidio a carico del fidanzato Elio Bargione, un atto dovuto. Tra gli aspetti da chiarire ci sarebbe una lite violenta avvertita da una vicina, ma anche una borsa rinvenuta nell’abitazione e il comportamento del ragazzo dopo la morte della giovane.
- I punti oscuri: la lite e il cellulare
- Aurora Maniscalco voleva lasciare quella casa?
- I nuovi elementi
- La morte della hostess
I punti oscuri: la lite e il cellulare
Nell’edizione di lunedì 14 luglio di Morning News, in onda su Canale 5, sono stati riassunti i punti ancora oscuri della morte di Aurora Maniscalco, la hostess palermitana di 24 anni morta a Vienna il 21 giugno dopo essere precipitata dal terzo piano del palazzo in cui viveva insieme al fidanzato Elio Bargione, suo concittadino.
In primo luogo, una vicina ha raccontato che prima delle 22:50 di quella sera – l’orario in cui la giovane è caduta dal balcone – avrebbe sentito dei rumori come lanci di sedie e spostamenti di mobili provenire all’appartamento della coppia. Gli stessi fenomeni si sarebbero verificati anche nelle giornate precedenti la tragedia.
Inoltre, ricordano da Morning News, Bargione avrebbe avvertito il padre della 24enne solamente 10 ore dopo l’evento e lo avrebbe fatto prima tramite un messaggio inviato su WhatsApp e poi con una telefonata. Il tutto sarebbe avvenuto dal cellulare della ragazza.
Gli inquirenti hanno sequestrato il telefono di di Aurora Maniscalco per effettuare una copia forense anche per un altro aspetto: improvvisamente i profili social della 24enne sono stati chiusi da una mano rimasta ignota.
Aurora Maniscalco voleva lasciare quella casa?
Ascoltata dal Corriere della Sera la madre di Aurora ha raccontato che nel momento in cui è entrata nell’appartamento di Vienna ha notato la presenza di una borsetta alla quale la figlia era affezionata. All’interno vi avrebbe trovato “calze invernali, slip, cose messe alla rinfusa” come se Aurora fosse intenzionata a lasciare quella casa portando con sé i primi effetti personali che trovava.
Inoltre “a casa c’erano le sue valigie piene di vestiti ma non saprei dire se erano lì dall’ultimo rientro o se le aveva appena fatte per andarsene”. In effetti da tempo la 24enne – stando al racconto della mamma – non lavorava più come hostess ed era in attesa dell’assegno di disoccupazione. Tra le sue aspirazioni diceva di voler lavorare per un centro animalista della capitale austriaca o di partire per Praga.
I nuovi elementi
Ascoltato da Morning News l’avvocato della famiglia Maniscalco riporta i nuovi elementi oggetto di accertamenti: per prima cosa, esisterebbe un documento in cui Aurora avrebbe scritto nero su bianco di aver subito delle aggressioni senza specificare da parte di chi.
Inoltre, su un braccio della ragazza sarebbero emerse delle striature sulle quali si rende opportuno fare degli approfondimenti.
La morte della hostess
Come anticipato, i fatti risalgono alle 22:50 del 21 giugno. A quell’ora Aurora Maniscalco, 24enne palermitana, è precipitata dal terzo piano della sua abitazione di Vienna ed è morta dopo un volo di 14 metri dopo due giorni di agonia in ospedale.
In casa con la giovane c’era il fidanzato Elio Bargione, 27 anni. Secondo la ricostruzione degli inquirenti Bargione avrebbe avvisato il padre di Aurora via WhatsApp solo 10 ore dopo l’accaduto utilizzando il telefono della ragazza. Secondo la versione del 27enne si sarebbe trattato di un gesto volontario.
L’autopsia ha evidenziato l’assenza di segni di violenza. Il fidanzato è stato iscritto nel registro degli indagati con l’ipotesi di reato di istigazione al suicidio, un atto dovuto. La famiglia di Aurora non crede né alla teoria del gesto volontario né all’ipotesi dell’incidente.
ANSA