Bayesian, il racconto del comandante James Cutfield la notte del naufragio
Le dichiarazioni del comandante della Bayesian, uno dei tre indagati del naufragio nel Palermitano, tra gli elementi al vaglio della procura di Termini
In attesa dei risultati degli accertamenti sullo scafo del Bayesian, recuperato dal fondo del mare di fronte Porticello, nel Palermitano, l’inchiesta si arricchisce delle testimonianze sul naufragio. La procura di Termini ha raccolto le dichiarazioni del capitano di una barca vicina al superyacht e sta approfondendo la versione del comandante James Cutfield, indagato insieme ad altri due membri dell’equipaggio.
- L'inchiesta sul naufragio del Bayesian
- Il racconto del comandante
- I motori spenti
- La testimonianza del capitano della barca vicina
L’inchiesta sul naufragio del Bayesian
Cutfield è accusato di naufragio e omicidio plurimo colposo insieme all’ufficiale di macchine Tim Parker Eaton, 56 anni, e al marinaio di turno in plancia Matthew Griffith, 22 anni, nell’inchiesta sulla morte delle 7 persone andate a fondo insieme alla barca a vela, la notte del 19 agosto 2024.
Il giorno dopo il disastro, il comandante ha riportato ai magistrati i Termini Imerese la sua versione dei fatti su quanto avvenuto quella notte.
Il racconto del comandante
Cutfield era nella sua cabina quando la violenta tempesta ha travolto il superyacht in rada al largo di Porticello, frazione di Santa Flavia, in provincia di Palermo.
Come riportato da Quarta Repubblica, ascoltato dagli inquirenti il comandante ha dichiarato che boccaporti e portelloni fossero chiusi prima di andare a dormire, affermando di aver dato istruzioni all’equipaggio di venire avvisato se il vento fosse aumentato oltre i 20 nodi.
Verso le 4.15 Matthew ha bussato alla mia porta e mi ha detto di salire perché alle 4.15 il vento era a 30 nodi
Ai magistrati ha raccontato di essere arrivato in plancia in 20 secondi dove ha trovato il responsabile della sala macchine Tim Eaton, che "di solito accendeva il terzo generatore e le pompe".
Il capitano testimonia di aver sentito in quel momento aumentare il vento e il rumore di oggetti in frantumi, di aver svegliato l’equipaggio ma di non aver dato l’allarme ai passeggeri perché considerava la situazione "normale".
Ci era già successo. Mentre accendevamo il motore, mantenevamo la barca in equilibrio, questo è quello che volevamo fare
L’inclinazione della barca era di 15 gradi, fino a quando la forza del vento è aumentata, arrivando, secondo la sua ricostruzione, a circa 100/120 nodi.
"Non mi è mai successo in tutta la carriera, anche ancorato con 60 nodi non è mai successo niente" ha affermato Cutfield
I motori spenti
Uno dei misteri maggiori sul naufragio del Bayesian gira attorno alla mancata accensione dei motori, che hanno lasciato l’imbarcazione in balia della tempesta.
Secondo quanto messo a verbale dal direttore di macchina Tim Eaton ai magistrati, i motori si sarebbero potuti accendere soltanto dalla plancia e non dalla sala macchine, per questo lui non avrebbe potuto farlo.
Una dichiarazione che contrasterebbe con il reale funzionamento del superyacht e che oggetto degli approfondimenti della procura.
La testimonianza del capitano della barca vicina
Tra gli elementi raccolti nell’inchiesta dai magistrati di Termini Imerese, assume una notevole importanza anche il racconto del capitano della della Sir Robert Baden Powell, l’imbarcazione a vela che nella notte del naufragio si è trovata a poca distanza dalla Bayesian e che ha soccorso i 15 superstiti in mare.
Il comandante tedesco Karsten Börner ha testimoniato come nelle stese condizioni abbia assunto un comportamento diverso dal collega, accendendo i motori sin dalle 3 del mattino, proprio per non andare alla deriva finendo addosso al superyacht.
Ai microfoni di Quarta Repubblica ha raccontato: "A un certo punto il mio primo ufficiale mi ha detto ‘sono affondati, le luci sono andate’, gli ho detto ‘sei matto? È impossibile'"
Mediaset - Quarta Repubblica