Bimbo sgozzato a Muggia dalla madre, l'avvertimento inascoltato del padre e la tragica telefonata col parroco
Trieste, bimbo di 9 anni sgozzato dalla madre: la telefonata tra il parroco e il padre dopo l'uccisione del piccolo
Muggia, paese di 12mila abitanti in provincia di Trieste, sotto shock per l’omicidio di Giovanni, il bambino di 9 anni sgozzato dalla madre Olena Stasiuk, donna 55enne che mercoledì sera ha ucciso il piccolo tagliandogli la gola probabilmente con un coltello da cucina. Il padre Paolo Trame, dipendente 58enne di una piccola azienda e titolare di un B&B, in passato aveva lanciato l’allarme, chiedendo che Giovanni non restasse solo con l’ex moglie.
- Trieste, bimbo sgozzato dalla madre: la telefonata tra il parroco e il padre
- Le minacce dell'ex moglie: "Se muoio io, muore anche Giovanni"
- Le disposizioni del tribunale e l'affidamento del bimbo al padre
Trieste, bimbo sgozzato dalla madre: la telefonata tra il parroco e il padre
La terribile vicenda si è consumata mercoledì sera, a Muggia, in un palazzo che sorge nei pressi di piazza Marconi. A togliere la vita a Giovanni è stata la madre Olena, che sino a qualche tempo fa era in cura al Dipartimento di Salute Mentale come “malata psichiatrica“.
La donna si guadagnava da vivere con lavori saltuari. Dopo aver commesso il crimine, ha tentato il suicidio. Ma su tale punto ci sono dubbi, forse il gesto estremo è stato una messinscena.
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Paolo Trame è distrutto. A raccontare le fasi drammatiche della reazione del padre di Giovanni dopo aver appreso della morte del figlio è stato il parroco del paese, don Andrea Destradi.
Così l’ecclesiastico ai microfoni del Corriere della Sera: “Cosa mi ha detto Paolo ieri mattina quando mi ha telefonato alle 8 per dirmi che suo figlio era stato ammazzato dalla madre? Saremo rimasti al cellulare un quarto d’ora: più che parlare, piangeva tantissimo, ripetendo che “lei lo ha ucciso brutalmente, poi il resto non lo so, non voglio neanche saperlo. Sono sconvolto, non ci credo… come faccio ora? Una vita senza mio figlio”…”.
Il parroco ha aggiunto che conosceva bene la famiglia e ha descritto di Giovanni come “un biondino, appassionato di calcio, a cui tutti volevano bene”, Paolo lo ha definito “un padre dedito al figlio”, mentre, per quel che riguarda Olena, ha raccontato che in alcune occasioni le aveva suggerito di farsi “aiutare dai medici”. La donna, però, avrebbe risposto di non averne bisogno.
Da quanto emerso, il parroco aveva incontrato Trame mercoledì sera in piazza Marconi. Aveva notato che il 58enne “con il cellulare chiamava qualcuno per sapere dove fossero Olena e Giovanni”. Poi la tragica scoperta dell’uccisione del bimbo.
Le minacce dell’ex moglie: “Se muoio io, muore anche Giovanni”
Paolo e Olena si erano sposati, ma il matrimonio era naufragato rapidamente quando era nato Giovanni. Secondo quanto appreso da Il Piccolo, la situazione familiare era tesissima. Trame sarebbe stato minacciato dall’ex moglie. “Ricordati bene che se io muoio anche Giovanni muore con me! E non pensare che io stia scherzando”, avrebbe detto Olena all’ex marito in alcuni frangenti.
Da quanto ricostruito finora, due anni fa si sarebbe verificato un episodio allarmante. Giovanni avrebbe raccontato di essere stato aggredito dalla madre che l’avrebbe stretto al collo al punto da essere stato refertato con tre giorni di prognosi e un livido evidente.
Non a caso Paolo, tramite fogli bollati, aveva lanciato l’allarme sul pericolo di lasciare Giovanni e Olena soli: “Non lasciatele mio figlio, è pericolosa“.
Le disposizioni del tribunale e l’affidamento del bimbo al padre
Il tribunale aveva affidato il bimbo al padre. Inizialmente la madre poteva vedere il piccolo solo alla presenza degli assistenti sociali. Successivamente le sono stati concessi incontri liberi con il bimbo. Mercoledì sera la drammatica uccisione.
“Quando gli sono passato accanto – ha raccontato ancora don Andrea ricordando il fugace incontro avuto con Trame mercoledì – Paolo era visibilmente preoccupato, tanto che non ha fatto caso a me”. Alle 21.30, il 58enne ha fatto scattare l’allarme e nell’appartamento dell’ex moglie si sono precipitati i poliziotti e i vigili del fuoco.
Olena è stata trovata “sotto choc, inebetita, con tagli sul braccio”. Dopo essere stata portata in ospedale e dopo essere stata dimessa, sono scattate le manette.
Si sta ora cercando di capire se la donna stesse seguendo dei percorsi di cura specialistici. Dalla Asl hanno fatto sapere che il Dsm non l’aveva più in carico da anni.
Il sindaco di Muggia, Paolo Polidori, ha riferito che i Servizi sociali comunali la seguivano “ma per sincerarsi che fossero seguite le prescrizioni del tribunale successive alla causa di divorzio”.
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