Bimbo ucciso a Muggia dalla madre Olenia Stasiuk, le relazioni della psicologa sulla fase di "miglioramento"
Le relazioni sulla madre che ha ucciso il bimbo a Muggia rivelano segnali ignorati e un quadro fragile che ha preceduto l’omicidio del piccolo
La morte del bimbo ucciso a Muggia da sua madre ha aperto uno squarcio sul funzionamento dei servizi sociali e sulla valutazione del rischio nei nuclei fragili. Le relazioni della psicologa parlavano di miglioramento, ma segnalazioni e minacce erano note da tempo. Ora le indagini dovranno chiarire se vi siano stati segnali sottovalutati o ignorati.
- Bimbo ucciso a Muggia dalla madre: il dramma delle relazioni psicologiche
- Le relazioni sulla donna
- Il dolore dopo la tragedia
Bimbo ucciso a Muggia dalla madre: il dramma delle relazioni psicologiche
“La parola che caratterizza questa tragedia è ‘fragilità'”. Così don Andrea Destradi, parroco del Duomo di Muggia, riassume quanto accaduto nella serata di mercoledì 12 novembre, quando Giovanni, 9 anni, è stato ucciso dalla madre, Olenia Stasiuk, nel cuore del centro storico.
La donna, 55 anni, di origine ucraina, aveva da poco ricominciato a vedere il figlio senza la presenza degli assistenti sociali, in seguito a relazioni degli specialisti che parlavano di un “miglioramento” nella sua condizione psichica.
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Il padre, Paolo Trame, aveva più volte avvertito le autorità: “Non lasciatele mio figlio, è pericolosa”. Due anni fa, Giovanni aveva riportato “un livido evidente sul collo”, episodio per cui i medici avevano emesso una prognosi di tre giorni. Dopo l’affido esclusivo al padre, la madre aveva ottenuto solo da poco la possibilità di incontri liberi con il figlio.
Le relazioni sulla donna
Nell’ultima relazione della psicologa, riportata dal Piccolo, si leggeva che Olenia Stasiuk “stava attraversando una fase di miglioramento, caratterizzata da maggiore stabilità e capacità di gestione delle emozioni”.
Proprio questo aveva portato il tribunale ad allentare la sorveglianza: “Era stato permesso a Olena di stare con il figlio senza altri adulti”, spiegano dagli uffici comunali. Il parroco aggiunge: “Conoscevo la famiglia, molto complicata, i genitori sono separati da anni; vedevo il piccolo sempre con il papà più che con la mamma”.
Poi il racconto drammatico della sera: “Ho visto il padre in piazza Marconi a Muggia ieri verso le 21.30. Non mi sono fermato a parlare con lui perché era al telefono e stava cercando di mettersi in contatto con la mamma che non rispondeva, in casa non rispondeva nessuno”.
Il dolore dopo la tragedia
La criminologa Roberta Bruzzone ha spiegato: “La modalità cruenta dell’omicidio indica un movente vendicativo. La madre psicotica solitamente sceglie modalità meno violente, ma qui il desiderio di vendetta verso l’ex partner ha generato una spirale distruttiva”.
Il vescovo di Trieste, monsignor Enrico Trevisi, ha invitato la comunità a riflettere: “Piangiamo per quanto non abbiamo fatto abbastanza. La tragedia del piccolo Giovanni è anche la tragedia della sua mamma, del suo papà e di tutta la comunità”.
Il sindaco di Muggia, Paolo Polidori, ha dichiarato: “La città si stringe intorno alla famiglia, a mezzogiorno abbiamo organizzato un picchetto con la Polizia Locale con un minuto di raccoglimento, per dimostrare la più forte solidarietà al padre, ai compagni di classe e della squadra di calcio”.
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