Casi di botulino e mortalità, parla l'esperto: come evitare di essere colpiti dal "veleno dei veleni"

Casi di botulino, come evitarli e a cosa stare attenti: i suggerimenti del tossicologo Davide Lonati

Sale la preoccupazione dopo i casi di intossicazione da botulino. Tre persone sono morte in Italia nei giorni scorsi, dozzine quelle ricoverate. I decessi sono stati registrati in Calabria e in Sardegna. Davide Lonati, medico e tossicologo clinico al centro antiveleni degli istituti clinici Maugeri di Pavia, ha spiegato come evitare di essere colpiti dalla pericolosa tossina.

Casi di botulino, il tossicologo Lonati: “Come evitarli”

“Barattoli e altri contenitori all’apertura devo emettere il classico suono, tipo “clac”. Se non succede può voler dire che l’alimento non è stato conservato in modo corretto e all’interno può esserci la tossina botulinica“, ha riferito Lonati in una intervista rilasciata al Corriere della Sera.

L’esperto ha inoltre rimarcato che i contenitori non devono essere deformati. Ad esempio deve scattare un campanello d’allarme se si nota il rigonfiamento del tappo o della chiusura superiore delle lattine.

Food track a CosenzaANSA
Un frame tratto da un video girato a Diamante (Cosenza) mostra il food truck posto sotto sequestro dopo l’episodio in cui ha perso la vita una persona

“Se una volta tolto il tappo – ha spiegato il tossicologo – osserviamo la fuoriuscita di liquido oppure notiamo una micro ebollizione, non c’è da fidarsi. Sono alimenti potenzialmente a rischio, alterati”.

Per Lonati, i prodotti maggiormente a rischio sono le zuppe pronte in quanto, pur “uscendo integre, controllate e sicure dagli stabilimenti di produzione, dove le norme vengono rispettate, nella successiva fase della distribuzione le confezioni possono essere conservate male o saltare la catena del freddo e quindi diventano pericolose”.

Il rischio per gli studenti universitari

Molta attenzione deve essere posta anche per gli alimenti fatti in casa. Lonati ha detto che i cibi in acqua e olio preparati tra le mura domestiche, come ad esempio olive, tonno, melanzane e verdure, sono i più suscettibili allo sviluppo di tossina botulinica.

L’esperto ha sottolineato che i vasetti devono sempre essere sterilizzati, “e attenzione alla cottura che, anche a basse temperature, disattiva il veleno. Non è un caso che i consumatori più a rischio siano gli studenti universitari fuori sede, ricevono dalle famiglie pacchi di conserve casalinghe che durante il trasporto possono subire delle modificazioni”.

Meno rischio per quel che riguarda le marmellate perché nella preparazione viene aggiunto zucchero, che crea un “ambiente sfavorevole alle spore e quindi inibisce la loro germinazione. È lo stesso effetto del sale nella passata di pomodoro, anch’essa protetta da questa sostanza tossica”.

Tossina botulinica: “Pochi microgrammi possono uccidere”

Lonati ha ricordato che la tossina botulinica è un veleno potentissimo: “Per potenza si intende la capacità di un veleno di sviluppare effetti tossici in relazione alla dose. Bastano pochi microgrammi ingeriti per uccidere. Lo chiamano il veleno dei veleni“.

Il tossicologo ha anche spiegato che i sintomi dell’intossicazione possono manifestarsi rapidamente, dopo un’incubazione di 24/72 ore. Le persone vengono colpite da nausea, vomito, diarrea, seguita da stipsi e problemi neurologici anche molto gravi.

L’antidoto anti-botulino è l’unico trattamento specifico per far fronte all’intossicazione. “In Italia c’è un sistema di intervento molto rapido – ha riferito Lonati -. Una volta confermato il sospetto di botulismo, gli specialisti del centro antiveleni del Maugeri — centro di riferimento italiano per queste emergenze — chiedono al ministero della Salute l’autorizzazione a inviare la dose che in brevissimo tempo arriva al paziente in ospedale da uno dei depositi strategici dislocati sul territorio

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