Caso Emanuela Orlandi, spunta il nome del capo dello zio Mario: cosa c'entra con la sparizione

Sul caso della scomparsa di Emanuela Orlandi, la Procura si è concentrata anche sulla pista familiare in cui compare il nome del capo dello zio Mario

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L’indagine sul caso della sparizione di Emanuela Orlandi continua ad avere diverse piste aperte. La Repubblica parla di una lettera, inviata agli inquirenti, in cui si citavano lo zio Mario e il suo capo alla Camera, Mario Peruzy. Quest’ultimo veniva definito nella missiva “l’uomo forte del ramo parlamentare” ed era stato citato nei verbali dalla sorella maggiore della 16enne scomparsa.

Cosa c’entra il capo dello zio Mario nel caso Orlandi

La Repubblica riporta che il 14 maggio 2024 è stata convocata a piazzale Clodio Renata Improta, la moglie di Mario Peruzy, che all’epoca della scomparsa di Emanuela era il superiore alla Camera dei deputati dello zio della ragazza, Mario Meneguzzi.

L’uomo era direttore del settore Amministrazione e patrimonio da cui dipendeva Meneguzzi, gestore di uno dei bar di Montecitorio.

Pietro Orlandi in un sit-in per chiedere verità sul caso della scomparsa di EmanuelaANSA

Pietro Orlandi in un sit-in per chiedere verità sul caso della scomparsa di Emanuela

Il quotidiano romano evidenzia che il nome di Peruzy compare nei verbali degli interrogatori del 30 agosto 1983 rilasciati dalla sorella maggiore di Emanuela Orlandi, Natalina, e dal futuro marito Andrea Mario Ferraris.

Pochi giorni prima che i due venissero sentiti, una lettera anonima era stata inviata agli inquirenti a cui si suggeriva che “la chiave del rebus per trovare Emanuela” era “nell’ufficio dello zio della ragazza Mario impiegato alla Camera”.

Nella missiva Peruzy veniva definito “l’uomo forte del ramo parlamentare” e Meneguzzi era il suo “braccio destro”.

Nel testo si ipotizzava che i due avessero usato il loro potere per fare avance a delle donne.

Sia Peruzy che Meneguzzi non sono mai stati indagati, ma la commissione d’inchiesta avrebbe tenuto conto delle due figure e sia in Parlamento sia in procura si sarebbero vagliate ipotesi legate alla cerchia dello zio Mario, come si deduce dal decreto di perquisizione della casa dello zio.

L’interrogatorio di Natalina in cui cita Mario Peruzy

A fine agosto 1983 Natalina Orlandi e Andrea Mario Ferraris sono stati convocati in procura dall’allora titolare delle indagini, Domenico Sica.

Sempre La Repubblica riporta che nei colloqui Natalina raccontò di aver ricevuto molestie quando lavorava alla Camera come stenodattilografa.

La sorella di Emanuela affermò che fin dal suo arrivo a Montecitorio venne “corteggiata dal capo ufficio, consigliere capo servizio, Mario Peruzy” che “con molta insistenza mi convocava spesso in ufficio e mi chiedeva anche un appuntamento”.

Lo zio avrebbe aiutato la donna “a risolvere il problema che avevo con il Peruzy” decidendo di “comportarmi con molta energia anche se sempre con educazione“.

A confermare la versione di Natalina fu anche l’allora fidanzato Ferraris che riferì al pm come la donna, dopo l’assunzione “ebbe un periodo di tensione”.

“Mi rivelò – disse Ferraris – di essere stata oggetto di attenzioni da parte di tal dottor Peruzy e dello zio Meneguzzi”.

“Per quanto riguarda il Peruzy – aggiunse – Natalina mi riferì che si era offerto di favorirla nel lavoro se lei si fosse concessa. Mi disse che una volta il Peruzy aveva cercato di abbracciarla”.

La perquisizione nella villa dello zio Mario Meneguzzi

Il 5 dicembre 2025 si è diffusa la notizia che la Procura di Roma ha indicato lo zio di Emanuela Orlandi, Mario Meneguzzi, tra le ipotesi investigative e ha disposto la perquisizione della villa di Torano.

La formulazione è comparsa in un decreto di perquisizione rimasto sconosciuto per circa un anno e mezzo ed eseguito nell’aprile 2024.

La Procura ha spiegato che l’attività è nata da “elementi recentemente portati alla cognizione di questo ufficio”, che li hanno spinti a esplorare anche la pista familiare.

La famiglia Orlandi ha però respinto ogni sospetto, con Pietro, fratello di Emanuela, che parla della possibilità si sia trattato di un depistaggio.

Caso Emanuela Orlandi ANSA