Cecchini Sarajevo, voci sui pacchetti venduti agli italiani: "Fucile e 3 colpi per un paio di milioni di lire"
Caso cecchini a Sarajevo, secondo un testimone oculare, durante la guerra in Bosnia venivano venduti pacchetti agli italiani: la testimonianza
La storia dei cecchini di Sarajevo si è arricchita di nuovi particolari grazie alla testimonianza di un triestino, riportata da Panorama. L’uomo segnalò che, negli anni ’90, sul web venivano venduti agli italiani dei pacchetti per sparare durante la guerra in Bosnia. Nuove indagini e un documentario del 2022 hanno acceso nuovamente i riflettori sul macabro turismo della morte.
- Cecchini a Sarajevo: le rivelazioni di un testimone oculare
- I pacchetti venduti agli italiani
- Il turismo della morte che coinvolse anche gli italiani
Cecchini a Sarajevo: le rivelazioni di un testimone oculare
La storia dei cecchini di Sarajevo continua a far discutere: Panorama ha rintracciato un testimone oculare dei “safari”, che ha fornito nuovi dettagli sulla vicenda
L’uomo, un triestino di 72 anni, all’epoca dei fatti faceva parte di un gruppo di soft air, dedito alle simulazioni di guerra con finte armi.
ANSA
Una foto scattata durante l’assedio di Sarajevo
Anche se internet, trent’anni fa, era ancora ai suoi inizi, stando a quanto raccontato dal testimone uno dei componenti del gruppo trovò un’offerta “per andare a Sarajevo a sparare come cecchini”.
I pacchetti venduti agli italiani
I pacchetti messi in vendita per gli aspiranti cecchini italiani comprendevano anche l’occorrente per sparare.
“Nel pacchetto si specificava che veniva fornito un fucile di precisione e alcuni colpi, tre se non ricordo male, per un prezzo esorbitante di un paio di milioni di lire”, ha ricordato il testimone.
L’uomo e gli altri componenti del gruppo di soft air decisero dunque di segnalare la vicenda alla Questura. La segnalazione avvenne tra il 1993 e il 1995; tuttavia, non si arrivò mai a una notizia di reato.
Ci sono voluti circa trent’anni perché la storia dei cecchini di Sarajevo attirasse finalmente l’attenzione della Procura di Milano.
Il turismo della morte che coinvolse anche gli italiani
La sconvolgente storia dei cecchini di Sarajevo è tornata al centro dell’attenzione anche grazie a una inchiesta recentemente aperta dalla Procura di Milano e alla denuncia dello scrittore Ezio Gavazzeni. Secondo lui, durante la guerra in Bosnia avvenuta tra il 1992 e il 1996 e l’assedio di Sarajevo alcuni ricchi stranieri avrebbero pagato per sparare alle persone, come in un macabro safari.
Sia ex diplomatici che ufficiali dell’intelligence bosniaca dell’epoca confermano che queste voci circolavano, e le testimonianze raccolte, tra le quali quella di un prigioniero di guerra, riportano che molti italiani facoltosi pagavano per il solo divertimento di sparare ai musulmani.
Le ricostruzioni dei bosniaci rivelano che i cecchini provenienti dall’Italia partivano in aereo diretti in Ungheria. Dopo il volo, si proseguiva poi a piedi fino a Belgrado e, da lì, si raggiungeva Pale.
Questo macabro turismo della morte prevedeva anche un tariffario in marchi tedeschi, con prezzi distinti per i diversi bersagli: soldati, donne incinte e perfino bambini.
I viaggi dei turisti della morte si conclusero nell’aprile del 1994, dopo la segnalazione di alcuni ufficiali bosniaci ai Servizi Segreti italiani e grazie al monitoraggio effettuato probabilmente a Trieste.
La notizia, nel 1995, fu diffusa dai giornali, ma le indagini non portarono a nulla. Il caso è tornato alla ribalta grazie a un documentario sloveno del 2022, Sarajevo Safari.
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