Chef Paolo Cappuccio difende i tatuaggi dalla svastica a Mussolini, lo scontro a La Zanzara con Parenzo
Scontro tra David Parenzo e lo chef Paolo Cappuccio sui tatuaggi nazisti e Mussolini: cos'è successo a La Zanzara
In un attimo lo Paolo Cappuccio è esploso mediaticamente: dopo il boom di viralità sui social, infatti, lo chef che nel suo locale non assumerebbe comunisti né omosessuali, e che con fierezza sfoggia i suoi tatuaggi che ritraggono Benito Mussolini e la svastica, è approdato ai telefoni de La Zanzara. Nel format radiofonico condotto da Giuseppe Cruciani e David Parenzo, quindi, non è mancato il siparietto polemico con quest’ultimo.
Paolo Cappuccio a La Zanzara
“Grandissimo”, con questo aggettivo Giuseppe Cruciani ha aperto il collegamento telefonico con Paolo Cappuccio nella puntata de La Zanzara andata in onda martedì 8 luglio su Radio 24. Brevemente Cappuccio spiega che nella sua brigata non accetta “comunisti”, intesi come individui troppo attaccati alle “cose di sinistra” come orari, compensi, sindacati e lavoro domenicale perché li considera “fanca**isti” e che, a differenza dei lavoratori con ideologie di destra, non intendono perseguire gli obiettivi delle loro mansioni.
Cruciani, poi, lo incalza sui tatuaggi di Mussolini e della svastica. Su quest’ultimo aspetto il conduttore gli fa notare che “forse è un po’ troppo” e lo chef precisa che il suo è “una protesta”, al che pone la domanda: “Il comunismo non ha fatto morti?“.
Facebook Elisa Garfagna / Instagram Chef Paolo Cappuccio
“Quando toglieranno la falce e martello toglierò anche la svastica”, continua. “Da dove dovrebbero togliere ‘sta falce e martello”, lo incalza Cruciani. “Deve essere vietata come è vietata la svastica”, risponde Cappuccio.
Nell’annuncio che ha scatenato le polemiche, tuttavia, era presente anche un riferimento all’orientamento sessuale dei candidati. Giuseppe Cruciani gliene chiede conto e lo chef spiega di essere stato frainteso in quanto “l’orientamento uomo-donna, donna-donna e uomo-uomo non mi interessa”, più che altro – dice – si riferiva ai minori ma ha sottolineato di non voler affrontare l’argomento.
Il riferimento alla pedofilia
Se facciamo un focus sul fraintendimento che il riferimento all’orientamento sessuale ha generato, come accennato a La Zanzara, troviamo un’intervista che Cappuccio ha rilasciato il giorno dopo per Il Giornale. Alla domanda in merito, lo chef ha risposto che “in brigata con noi mi sono ritrovato un pedofilo” al quale avrebbe “sgamato i messaggi e le foto che guardava sul telefono”.
Apprese queste abitudini lo avrebbe invitato a lasciare il lavoro, ma “non potevo licenziarlo” in quanto “la giusta causa non esiste”, dunque “abbiamo mani, bocca e piedi legati”.
Quindi nessuna discriminazione contro gli omosessuali? “Mi riferivo alle devianze sessuali. Il dipendente pedofilo mi ha talmente segnato da non riuscire nemmeno ad ipotizzare un’altra presenza del genere”, sottolinea lo chef al Giornale.
Lo scontro con David Parenzo
“Ho ascoltato con interesse l’intervista che hai fatto a questo str**zo“: così esordisce David Parenzo dopo che Giuseppe Cruciani gli passa la parola. Poi continua: “Sei un razzista schifoso“, rivolgendosi a Paolo Cappuccio.
“Non andrò mai in un ristorante dove lui comanda le maestranze”, continua il co-conduttore mentre lo chef gli risponde: “Ma vai a rubare”. Ancora, Parenzo gli dà del “povero idiota” sull’associazione tra “comunisti” e “fanca**isti”, al che Cappuccio gli chiede: “Ma tu che lavoro fai?”. “Il giornalista, imbecille”, tuona Parenzo, che si augura che la svastica sia tatuata “nel buco del cu*o” di modo che le deiezioni defluiscano proprio dal centro del simbolo del nazionalsocialismo.
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