Chi è lo storico Ernesto Galli della Loggia nel mirino di Giuli, dal Pci al rapporto con Bettino Craxi
Lo storico Ernesto Galli della Loggia, firma del Corriere della Sera, è finito nel mirino del ministro Alessandro Giuli: il suo ritratto
Ernesto Galli della Loggia, firma del Corriere della Sera, è stato tirato in ballo dal ministro della Cultura, Alessandro Giuli, dopo un articolo dello storico contro il Governo Meloni. L’esponente dell’Esecutivo ha accusato il quotidiano di censura, scagliandosi contro l’editorialista, che ha anche un passato in politica, dalla candidatura alle elezioni fino al rapporto con Bettino Craxi.
- Chi è Ernesto Galli della Loggia
- Il giornalismo e la politica
- "Mai stato comunista" e il rapporto con Craxi
Chi è Ernesto Galli della Loggia
Ernesto Galli della Loggia è nato a Roma il 18 luglio 1942.
Ha insegnato Storia economica dal 1972 al 1975 all’Università di Siena, per poi passare a Storia contemporanea a quella di Perugia.
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Dal 2005 al 2007 è stato preside della Facoltà di Filosofia dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, dove ha insegnato Storia contemporanea fino all’ottobre 2009.
Dal mese successivo al 2015 è stato in organico come ordinario di Storia contemporanea presso l’Istituto Italiano di Scienze Umane (SUM) e direttore del corso di dottorato di ricerca in Filosofia della storia, istituito dal SUM in collaborazione con l’Università Vita-Salute San Raffaele.
Il giornalismo e la politica
Ha collaborato con Mondoperaio, giornale fondato dal socialista Pietro Nenni, fucina del riformismo craxiano, diventando anche membro della direzione.
Dal 1992 è editorialista del Corriere della Sera.
Nello stesso anno, in occasione delle elezioni politiche, si era candidato in varie circoscrizioni per la lista Sì Referendum senza però risultare eletto.
Dal 2013 al 2017 ha fatto parte del comitato scientifico del programma televisivo di Rai 3, Il tempo e la storia dal 2013 al 2017, e poi di Passato e Presente.
Ha scritto diversi libri, tra cui Il mondo contemporaneo e La morte della patria.
“Mai stato comunista” e il rapporto con Craxi
In un articolo pubblicato dal Corriere della Sera nel 2012 ha dichiarato di essersi formato negli ambienti della sinistra: “Non sono mai stato comunista, ma fino a metà degli anni Settanta votavo Pci” perché “era il destino di tutta un’area d’opinione, costretta a prendere atto della sua minorità. Ed è un rovello che mi ha accompagnato a lungo, soprattutto dopo aver capito, negli anni di Piombo, che il terrorismo era il punto d’arrivo dell’ideologia leninista: dire che le Br non erano rosse era una bugia penosa, che tradiva un’enorme coda di paglia. Inoltre lessi Arcipelago Gulag e mi stupii nel constatare che tra le mie conoscenze non lo aveva letto nessuno”.
Su Bettino Craxi ha dichiarato: “Sono spesso passato per un fiancheggiatore di Bettino Craxi, ma in realtà ruppi molto presto con lui, prima perché si oppose all’embargo contro i generali argentini che avevano invaso le Falkland, poi per via del caso Sigonella, quando il suo Governo favorì la fuga del terrorista Abu Abbas“.
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