Cosa vuole Putin per fermare la guerra in Ucraina e perché Zelensky la considera una proposta irricevibile
Le richieste di Putin per fermare la guerra comprendono lo smembramento dell'Ucraina e la sua trasformazione in uno Stato-cuscinetto della Russia
Dopo il vertice ad Anchorage, in Alaska, tra Donald Trump e Vladimir Putin, la guerra in Ucraina resta senza una via d’uscita a portata di mano. Nella telefonata successiva tra Trump, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e alcuni leader europei, sarebbero emersi alcuni ostacoli apparentemente insormontabili: le condizioni imposte da Mosca per la pace rappresentano un prezzo altissimo per Kiev.
Cosa vuole Putin per la pace
Il messaggio di Vladimir Putin, filtrato attraverso Trump, è chiarissimo: Mosca non accetterà un cessate il fuoco temporaneo ma solo un accordo definitivo che riscriva la mappa dell’Ucraina.
Putin non rinuncia al suo obiettivo dichiarato sin dall’inizio: risolvere le “cause profonde” del conflitto, formula che in realtà significa bloccare l’espansione della Nato a Est e ridimensionare la sovranità ucraina.
IPA
Il presidente russo Vladimir Putin
Le richieste principali sarebbero tre:
- il ritiro delle forze ucraine dal Donetsk, così da consegnare alla Russia il pieno controllo della regione, in parte occupata e contesa dal 2014;
- il congelamento della linea del fronte negli oblast di Kherson e Zaporizhzhia, oggi teatro di combattimenti e in parte sotto controllo russo;
- garanzie culturali e politiche come il ritorno del russo come lingua ufficiale nelle regioni conquistate e la protezione per le chiese ortodosse legate a Mosca.
L’Ucraina, nei sogni di Putin, è un territorio amputato territorialmente, neutralizzato militarmente e costretto ad accettare un ruolo di Stato-cuscinetto sotto la pressione permanente del Cremlino.
La posizione di Zelensky
Se Putin parla di “accordo globale”, Zelensky insiste che non esiste pace senza garanzie di sicurezza solide e senza la difesa dell’integrità del suo Paese.
Nella telefonata con Trump e i leader europei, il presidente ucraino ha ribadito alcuni punti fermi.
Fra le posizioni espresse ce ne sono due in particolare:
- Kiev non può accettare la cessione del Donetsk, anche se (secondo fonti considerate vicine) sarebbe disposto a discutere ipotesi di compromesso territoriale solo in un quadro multilaterale che coinvolga anche l’Europa;
- l’Ucraina considera irrinunciabile un sistema di garanzie simile all’Articolo 5 della Nato, anche senza adesione formale all’Alleanza, per evitare che Mosca possa riprendere l’offensiva dopo un accordo.
L’ora più buia per Zelensky
Nel frattempo, Zelensky diffida delle promesse russe: la memoria degli accordi di Minsk, mai rispettati da Mosca, pesa come un macigno.
Al tempo stesso, Zelensky deve fare i conti con una realtà durissima: la guerra ha logorato il Paese, i reclutatori vengono sempre più spesso aggrediti per strada, la sua popolarità è ai minimi, l’opinione pubblica è divisa e gli alleati occidentali, soprattutto gli Stati Uniti con Trump, spingono per una soluzione rapida al conflitto.
Trump si propone come mediatore, ma la sua linea appare più vicina alle esigenze russe che a quelle ucraine.
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