CPR in Albania, oltre 105 mila euro al giorno solo per vitto e alloggio delle forze dell'ordine: tutti i costi
Pubblicata un’analisi sui costi dei CPR in Albania tra spese per il personale, gestione e appalti: quanto incide il progetto sui conti pubblici
ActionAid ha denunciato alla Corte dei conti i costi dei CPR in Albania, segnalando appalti opachi, strutture incomplete e spese elevate per il personale: il vitto-alloggio delle forze dell’ordine raggiunge 105.616 euro al giorno. Solo il 39% dei posti è operativo e molti servizi non funzionano, con possibili profili di danno erariale.
- CPR in Albania: i costi dell’operazione
- Le cifre del personale: oltre 105 mila euro al giorno
- Strutture incomplete, centri semivuoti e costi in crescita
CPR in Albania: i costi dell’operazione
ActionAid ha presentato un esposto di 60 pagine alla Corte dei conti per segnalare possibili danni erariali connessi ai costi dei CPR in Albania. Secondo l’organizzazione, la gestione del progetto mostra criticità sugli appalti, sull’uso di fondi pubblici e sulle procedure di assegnazione dei contratti.
L’associazione riferisce di una segnalazione trasmessa anche all’ANAC riguardo presunte irregolarità nell’affidamento dell’appalto da 133 milioni di euro, ritenuto privo delle verifiche sulla rilevanza internazionale che avrebbero richiesto una gara più competitiva e trasparente. L’avvio dell’operazione aveva previsto 39,2 milioni di euro stanziati con la legge di ratifica del Protocollo Italia-Albania.
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Dieci giorni dopo, con il Decreto PNRR 2, la competenza è passata alla Difesa, e il budget è salito a 65 milioni. ActionAid, sulla base di richieste di accesso civico, calcola che tra 2023 e marzo 2025 siano state bandite gare per 82 milioni, firmati contratti per oltre 74 milioni ed erogati più di 61 milioni, quasi tutti attraverso affidamenti diretti.
Le cifre del personale: oltre 105 mila euro al giorno
Il capitolo più rilevante riguarda il personale impegnato nei CPR in Albania. Secondo ActionAid, la spesa per vitto e alloggio delle forze dell’ordine ha raggiunto picchi significativi: per il centro di Gjader, tra ottobre e dicembre 2024, con 120 ore effettive di attività, la spesa giornaliera è stata pari a 105.616 euro.
L’associazione confronta questa cifra con i 5.884,80 euro al giorno del CPR di Macomer e con importi ancora più bassi in altre strutture italiane. La gestione offshore, osserva ActionAid, include costi aggiuntivi dovuti a missioni, indennità e logistica.
Anche gli interventi su mezzi e infrastrutture incidono sul bilancio: la Difesa ha speso oltre 2,6 milioni di euro tra manutenzioni e forniture per la nave Libra, inizialmente impiegata nei trasferimenti e poi ceduta a Tirana. Il Viminale ha sostenuto spese per circa 630 mila euro per tecnologie e trasferimenti, mentre il Ministero della Giustizia ha impegnato quasi 2 milioni per un penitenziario mai entrato in funzione.
Strutture incomplete, centri semivuoti e costi in crescita
A marzo 2025 risultava attivo solo il 39% dei posti previsti. ActionAid evidenzia che mantenere un posto a Gjader per due mesi costa circa 1.500 euro, un valore analogo alla spesa annuale di un CPR come Modica. Il modello, secondo l’organizzazione, si dimostra quindi poco sostenibile.
Un approfondimento sui CPR in Albania
La fase operativa avviata da marzo 2025 prevede il trasferimento in Albania di persone già trattenute in un CPR italiano e il successivo rientro in Italia dopo le procedure amministrative: un passaggio che, secondo ActionAid, non modifica lo status dei trattenuti, ma aumenta i costi. Anche sul fronte sanitario emergono criticità: l’USMAF Albania risulta inattivo da marzo 2025 e la commissione vulnerabilità opera solo da remoto.
ActionAid sostiene che la combinazione di appalti senza gara, strutture incompiute, scarsa operatività e spese elevate costituisca un rischio concreto di danno erariale. La richiesta alla Corte dei conti è di valutare eventuali responsabilità amministrative.
Sarà quindi di sicuro decisivo verificare nei prossimi mesi la sostenibilità dei costi operativi all’estero rispetto ai modelli già esistenti sul territorio nazionale, un parametro che potrebbe incidere sulle future scelte di politica migratoria.
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