Crisi latte, prezzo in aumento da gennaio per disinnescare la "bomba a orologeria": un litro costerà 0,54 euro

Da gennaio il prezzo del latte salirà a 0,54 euro al litro: l’aumento arriva dopo mesi di crisi, tra sovrapproduzione e calo delle quotazioni

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Il prezzo del latte in aumento a 0,54 euro da gennaio dopo l’accordo raggiunto al Masaf (Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste). La crisi è stata innescata da sovrapproduzione, calo del prezzo spot e difficoltà nel collocare il latte, ma pesano anche l’eccesso di Grana Padano e il rallentamento dell’export. Il governo conferma misure di sostegno e monitoraggio.

L’aumento del prezzo del latte

Le associazioni della filiera lattiero-casearia hanno raggiunto un accordo che fissa il prezzo del latte a 0,54 euro al litro da gennaio, 0,53 a febbraio e 0,52 a marzo, secondo quanto comunicato dal Masaf.

L’intesa arriva dopo un confronto reso necessario dal crollo del prezzo spot e dalle disdette di contratti attese per l’inizio del 2026. Il ministero ha ricordato le misure già operative a sostegno del comparto, dal bando indigenti alle attività di promozione sui mercati esteri.

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Francesco Lollobrigida, a capo del Masaf, il ministero che si occupa della crisi e dell’aumento del prezzo del latte

Coldiretti ha definito l’intesa “fondamentale per dare prospettive alle stalle”, richiamando le difficoltà registrate nelle ultime settimane. L’obiettivo condiviso è evitare che il surplus di latte resti senza collocazione, soprattutto nelle regioni dove i volumi sono più elevati.

Le cause della crisi

Secondo Il Sole 24 Ore, il prezzo spot del latte è sceso dai 68,3 centesimi al litro di luglio ai 47,9 di novembre. Il calo è legato all’aumento della produzione in Germania, Francia e Olanda, che ha ampliato l’offerta sul mercato europeo. La Cia ha definito la situazione del latte senza destinazione una “bomba a orologeria”, con stime fino a 5mila quintali in eccesso solo in Lombardia.

La crisi sembra collegata anche alla superproduzione di Grana Padano, alimentata nella prima parte dell’anno dalle quotazioni elevate e dall’aumento della domanda internazionale. Il superamento delle quote assegnate ha saturato i magazzini e costretto il settore a valutare una riduzione della produzione per il 2026. Fattori che, uniti al rallentamento dell’export e alla crescita della produzione europea, hanno depresso ulteriormente il prezzo del latte italiano.

Nel racconto degli agricoltori, i caseifici avrebbero spinto a produrre più latte durante i mesi di mercato favorevole, mentre ora il comparto si trova a gestire squilibri che incidono sia sui contratti sia sulle prospettive economiche del settore.

Il ruolo del governo

Il Masaf ha ribadito il proprio sostegno alla filiera, con interventi sull’internazionalizzazione e sulla promozione dei prodotti lattiero-caseari.

Le associazioni considerano l’accordo un passo utile a contenere gli effetti immediati della crisi, ma chiedono un monitoraggio costante dei volumi e una revisione dei meccanismi che determinano il prezzo, oggi influenzati dal valore medio europeo e dalle oscillazioni del Grana Padano.

Per il comparto, la priorità è evitare nuovi squilibri tra produzione e domanda, in un contesto che resta instabile. Per gli operatori del settore, la tenuta dell’accordo nei prossimi mesi dipenderà anche dall’andamento della domanda europea, il cui rallentamento è tra i fattori che hanno contribuito alle tensioni di fine anno

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