Decisione rinviata sul ricorso della famiglia nel bosco, legali attaccano il Tribunale sul ricongiungimento

Famiglia nel bosco, i giudici si riservano: slitta la decisione sul ricongiungimento o meno di genitori e figli, cosa succede ora

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La vicenda della ‘famiglia nel bosco’ è ancora in stallo. I giudici della Corte d’Appello dell’Aquila, al termine dell’udienza documentale di martedì 16 dicembre, si sono riservati di decidere. In altre parole, hanno scelto di non pronunciarsi sul provvedimento che darà l’ok o meno al ricongiungimento dei figli con i genitori, dopo che questi ultimi, tramite i propri legali, hanno presentato un reclamo contro la sospensione della responsabilità genitoriale.

Famiglia nel bosco, i giudici si riservano: cosa succede ora

Per il momento, Nathan Trevallion e Catherine Birmingham restano ancora separati dai loro tre figli. I giudici della Corte d’Appello dell’Aquila si sono presi altro tempo per decidere sul futuro della famiglia. La Corte ha tempo fino al prossimo 27 gennaio per pronunciarsi.

I difensori avevano presentato una trattazione con il fine di ridimensionare le ragioni dell’ordinanza con cui il Tribunale dei Minori dell’Aquila aveva sospeso la potestà genitoriale e ordinato che i bambini fossero portati in una casa famiglia di Vasto, luogo in cui tutt’oggi si trovano.

Casolare di PalmoliANSA
Una foto dell’esterno del casolare in cui viveva la “famiglia nel bosco” a Palmoli

Gli avvocati dei Trevallion, inoltre, hanno sostenuto che i giudici che hanno optato per l’allontanamento dei piccoli dal padre e dalla madre non hanno prima ascoltato i minori. Per questo hanno portato avanti l’idea che potrebbe essere contestato un vizio di forma.

In particolare, hanno evidenziato che l’ascolto dei minori è previsto dalla Convenzione Onu sui diritti del fanciullo, rimarcando inoltre l’assenza di un mediatore familiare durante l’anno di osservazione della vita nel casolare nel bosco.

E ancora, hanno contestato l’assenza nell’ordinanza dei requisiti di emergenza, eccezionalità e interesse del minore, sostenendo che non vi era alcuna situazione di pericolo tale da giustificare l’intervento delle forze dell’ordine e il collocamento dei minori in una struttura protetta.

L’appello di Ignazio La Russa

Nel frattempo, è arrivato un appello da Ignazio La Russa. Il presidente del Senato, intervistato da Radio1, si è rivolto alla magistratura, invitandola a decidere liberamente, ma in fretta.

“Ma lo facciano prima di Natale – ha puntualizzato La Russa – per far capire a questi bambini se passeranno o meno le feste assieme ai loro genitori». Si tratta a questo punto di combinare criticità evidenziate dai giudici e soluzioni proposte dalla famiglia.

La relazione dei servizi sociali

I genitori, intanto, si stanno dimostrando piuttosto collaborativi, come anche dimostrato dalla relazione dei servizi sociali (anticipata dal quotidiano Il Centro).

“Si ribadisce dunque— ha dichiarato l’assistente sociale Veruska D’Angelo — che anche l’individuazione delle problematiche riguardanti la situazione abitativa, socioeconomica, igienico-sanitaria, socioculturale ed educativo relazionale, sono state condivise e sottoscritte dai genitori e dall’avvocato, riconoscendo e condividendo dunque tali aspetti”.

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