Delitto di Garlasco, confermato il Dna di Ignoto 3 ma potrebbe essere da contaminazione: parlano gli esperti
Nella garza usata in fase autoptica nella bocca di Chiara Poggi è stata confermata la presenza del Dna di un Ignoto 3, ma non sarebbe dell'assassino
I nuovi tasselli del delitto di Garlasco arrivano dall’incidente probatorio: dopo le indiscrezioni, le analisi ripetute sulle garze utilizzate in sede autoptica per controllare la presenza di materiale genetico nella bocca di Chiara Poggi hanno dato esito positivo. È presente del materiale genetico non identificato che in questi giorni abbiamo chiamato Ignoto 3. Gli esperti, tuttavia, invitano alla cautela in quanto ciò non significa che potrebbe trattarsi del Dna dell’assassino della 26enne. Si tratterebbe, piuttosto, di Dna da contaminazione.
- Confermata la presenza del Dna di Ignoto 3
- La spiegazione di Luciano Garofano
- Il delitto di Garlasco
Confermata la presenza del Dna di Ignoto 3
Il Messaggero riporta che nei cinque campioni analizzati durante gli esami sulla garza in tessuto impiegata durante l’autopsia per stabilire la presenza di materiale genetico nella bocca di Chiara Poggi, tre risulterebbero inutilizzabili.
I due restanti, invece, presentano in un caso una sovrapposizione all’80% con l’aplotipo di Ernesto Gabriele Ferrari, l’assistente del medico legale Dario Ballardini; nell’altro caso il campione mostra una percentuale appartenente allo stesso Ferrari contaminata, infine, con il profilo genetico di un soggetto non identificato.
Leggendo la notizia dalla superficie potrebbe presentarsi come una svolta: quel Dna sconosciuto potrebbe appartenere a un assassino ancora sconosciuto, dato che quel profilo non corrisponde a quello di Alberto Stasi né a quello di Andrea Sempio.
Per questo motivo gli esperti, contattati dall’Adnkronos, invitano alla cautela. Nello specifico si parla di inquinamento e per questo la genetista Denise Albani, incaricata dal gip di Pavia, intende chiedere spiegazioni al dottor Ballardini e sulla presenza di terze persone durante l’esame autoptico sul corpo di Chiara Poggi e per le modalità con cui è stato eseguito il tampone orale.
La spiegazione di Luciano Garofano
E proprio sul cosiddetto tampone orale Luciano Garofano, ex comandante dei Ris di Parma e oggi consulente di Andrea Sempio, chiarisce all’Adnkronos: "Quella garza non è un tampone orale, ma serviva a raccogliere il materiale di Chiara per poi confrontarlo con gli esiti delle analisi delle tracce ematiche trovate sulla scena del crimine".
Quindi, secondo l’ex Ris di Parma, potrebbe trattarsi di "una contaminazione che è avvenuta prima del prelievo" dal momento che "lo scopo non richiedeva la massima attenzione" perciò "nella sala autoptica quella garza potrebbe essere stata contaminata inconsapevolmente".
In poche parole, trattandosi di una quantità che Garofano definisce "infinitesimale" "da contaminazione", "la spiegazione più logica e che non c’è un secondo uomo" nella scena del delitto. Potrebbe trattarsi, quindi, del segno della presenza di una terza persona, oltre a Ferrari e Ballardini, nella stanza in cui fu condotta l’autopsia.
Il delitto di Garlasco
Per il delitto di Garlasco nel 2015 è stato condannato Alberto Stasi. Nel 2025, per la seconda volta (la prima volta nel 2016), nel registro degli indagati è comparso il nome di Andrea Sempio.
Con la nuova inchiesta gli inquirenti stanno tentando di riavvolgere il nastro a quel 13 agosto 2007. Chiara Poggi, 26 anni, fu uccisa nella sua abitazione di via Pascoli 8 mentre i genitori Rita Preda e Giuseppe Poggi, insieme al fratello Marco Poggi, si trovavano in vacanza in Trentino.
L’assassino si era accanito su di lei con un oggetto pesante e contundente, mai ritrovato. Dopo averla uccisa lasciò scivolare il corpo lungo le scale che conducevano al piano sotterraneo dell’abitazione. A dare l’allarme, alle 13:50, fu l’allora fidanzato Alberto Stasi successivamente indagato e condannato in via definitiva. Secondo i giudici avrebbe ucciso la fidanzata in un moto di rabbia. Stasi si è sempre dichiarato innocente.
ANSA