Delitto di Garlasco, tutti i dubbi sull'impronta 33 attribuita ad Andrea Sempio

I consulenti di parte di Andrea Sempio e dei Poggi hanno contestato le minuzie sull'impronta 33, alla base della nuova indagine sul delitto di Garlasco

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Sull‘impronta 33, al centro della nuova inchiesta sul delitto di Garlasco, si consuma lo scontro tra pm e i consulenti di parte. La procura di Pavia ha respinto la richiesta di sollecitare un incidente probatorio mirato, avanzata dai legali di Andrea Sempio e della famiglia Poggi, che nelle loro relazioni hanno smantellato l’indizio su cui si regge l’indagine.

La presunta impronta di Andrea Sempio

Secondo i consulenti della procura Giampaolo Iuliano e Nicola Caprioli, l’impronta, sopra il terzo gradino della scala dove è stato trovato il corpo di Chiara Poggi, apparterebbe ad Andrea Sempio.

I tecnici dattiloscopici sono arrivati a questa conclusione dopo i riscontri sulle 15 minuzie, i punti in cui la traccia corrisponde al palmo della mano dell’indagato. Elementi contestati però sia dai periti della famiglia Poggi, sia dai consulenti del 37enne, Luigi Bisogno e Luciano Garofano.

Le analisi sul delitto di Garlasco

Gli esperti del pool della difesa hanno messo in dubbio con una relazione il metodo utilizzato dai consulenti nominati dalla procura di Pavia.

Secondo Garofano e Bisogno sarebbero soltanto 5 le minuzie comparabili con l’impronta della mano di Sempio, un numero insufficiente per permettere l’attribuzione della traccia, come del resto già stabilito dal Ris nel 2007.

Come riportato dalla trasmissione Quarto Grado, i riscontri sono stati ottenuti dall’analisi di un programma in dotazione a Fbi e Interpol, Nbis – Nist Biometric Image Software: secondo lo studio, le altre 10 minuzie non sarebbero distinguibili.

Lo strumento permette di escludere gli spessori provocati dalla colorazione della ninidrina, il composto utilizzato per rilevate impronte digitali, e le tracce di disturbo di fondo.

In tutte le comparazioni con le quattro foto della traccia, non sono emerse abbastanza minuzie per considerare il reperto attribuibile con certezza.

Il software avrebbe, inoltre, rilevato l’impossibilità di distinguere alcune delle minuzie con la trama dell’intonaco tracciate dalle pennellate sul muro.

Le conclusioni sull’impronta 33

Lo studio redatto da Garofano e Bisogno è in linea con quanto sostenuto dai consulenti della famiglia Poggi, Dario Redaelli e Calogero Biondi.

I due periti hanno messo nero su bianco come l’impronta 33 "non è attribuibile" ad Andrea Sempio e sarebbe "estranea" alla "dinamica omicidiaria", quindi non sarebbe nemmeno dell’assassino.

Per i tecnici che compongono il pool della famiglia, i consulenti della procura avrebbero realizzato gli accertamenti con un ordine invertito rispetto a quanto previsto dalle procedure: avrebbero prima individuato minuzie sull’impronta dell’indagato, per poi cercarle nell’immagine del reperto.

I consulenti di Sempio: sudore, non sangue

La macchia, cosiddetta ipotenare, presente sull’impronta 33, è una manifestazione fisiologica di contatto per accumulo di sudore, non una traccia di sangue. Lo mettono in evidenza Luciano Garofano e Luigi Bisogno, i due consulenti nominati dalla difesa di Andrea Sempio, in un’integrazione depositata lunedì 7 luglio della consulenza con cui hanno già contestato le conclusioni dei consulenti dei pm, che hanno attribuito la 33 all’indagato.

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