Dichiarata la carestia a Gaza, l'appello dell'Onu sulla guerra e le accuse di Israele sul rapporto "falso"
L’Onu ha dichiarato ufficialmente la carestia a Gaza, inserendo la Striscia nel livello più alto e peggiore della sua scala: le accuse a Israele
Dopo tanti proclami e appelli alla fine è arrivato un ente che ha dichiarato ufficialmente che a Gaza c’è una carestia alimentare: si tratta dell’Onu, il cui organismo responsabile del monitoraggio della sicurezza alimentare ha parlato di “condizioni catastrofiche” e di rischi per oltre 132mila bambini. Israele ha risposto con rabbia, accusando l’organizzazione di tenere conti di “rapporti falsi” sulla condizione della Striscia forniti da Hamas.
- L’Onu dichiara la carestia a Gaza
- L’accusa a Israele
- L'ira di Israele sui "rapporti falsi"
- La gestione della crisi umanitaria
L’Onu dichiara la carestia a Gaza
Secondo il sistema di classificazione integrata della sicurezza alimentare (IPC), utilizzato dai governi e dalle agenzie umanitarie internazionali per identificare i livelli di fame nel mondo, è stata dichiarata carestia nella parte settentrionale della Striscia di Gaza.
L’ufficialità è arrivata direttamente dall’Onu, con il rapporto stilato proprio dall’Integrated Food Security Phase Classification, l’organismo che monitora la sicurezza alimentare e le dichiarazioni del responsabile umanitario Tom Fletcher.
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Proprio in risposta al rapporto, il capo degli aiuti umanitari delle Nazioni Unite, Tom Fletcher, ha affermato che la carestia era del tutto evitabile, affermando che il cibo non poteva arrivare nel territorio palestinese “a causa dell’ostruzione sistematica da parte di Israele”.
L’accusa a Israele
Secondo il Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, “proprio quando sembra che non ci siano più parole per descrivere l’inferno di Gaza, ne è stata aggiunta una nuova: ‘carestia’”.
Guterres ha parlato di “un disastro provocato dall’uomo, un’accusa morale e un fallimento dell’umanità stessa”, attribuendo anche chiare responsabilità: “Israele ha obblighi inequivocabili ai sensi del diritto internazionale, tra cui il dovere di garantire cibo e forniture mediche alla popolazione”.
Invece, come chiarito dal capo delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Turk, la carestia non è altro che “il risultato diretto delle azioni intraprese dal governo israeliano”, che ha “illegalmente limitato” l’ingresso degli aiuti.
L’ira di Israele sui “rapporti falsi”
Immediata la risposta di Israele, col Coordinamento delle Attività Governative nei Territori (Cogat), l’organismo militare responsabile degli aiuti, che ha affermato che il rapporto si basa su “dati parziali e di parte e su informazioni superficiali provenienti da Hamas, un’organizzazione terroristica”.
Dito puntato contro l’Onu, con il Cogat che ha sottolineato di “respingere fermamente” le conclusioni dell’ultimo rapporto dell’Ipc, sistema globale di monitoraggio della fame sostenuto dall’Onu, “in particolare l’affermazione sulla carestia a Gaza City”.
Secondo Israele così facendo la valutazione Ipc accuserebbe di ignorare “gli ampi sforzi umanitari intrapresi a Gaza” e questi “fatti distorti minano la credibilità dell’Ipc”.
La gestione della crisi umanitaria
Nonostante l’incredibile sforzo promulgato per mettere a tacere il dissenso e far passare la narrazione del “bravo occupante”, negli ultimi mesi Israele è stato ampiamente condannato a livello internazionale per la situazione degli aiuti nella Striscia di Gaza.
Solo all’inizio di questa settimana sono state rivelate una decina di diverse occasioni in cui gli aiuti sono stati lanciati in un’area in cui l’esercito israeliano aveva esplicitamente intimato alla popolazione di non entrare, creando quindi una scusa per poter attaccare civili disarmati e gravemente malnutriti.
Oltre ai lanci aerei, Israele ha affermato che avrebbe designato corridoi umanitari per i convogli dell’Onu. Tuttavia, martedì le stesse Nazioni Unite hanno chiarito che i “miseri aiuti” che entrano a Gaza non sono sufficienti a “evitare una carestia diffusa”.
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