È morto Gian Mario Rossignolo, manager dell'auto ed ex dirigente di Telecom: fu condannato per bancarotta
Morto Gian Mario Rossignolo. Chi era l'ex presidente di Telecom Italia ed ex patron De Tomaso. Dalla carriera al processo per bancarotta fraudolenta
È morto a 95 anni Gian Mario Rossignolo, noto manager di lungo corso dell’industria italiana, ma soprattutto ex presidente di Telecom Italia. È stato uno storico dirigente di Fiat e Lancia, ma anche protagonista in Zanussi e tra i protagonisti dell’automazione industriale. Fu anche l’imprenditore che tentò di rilanciare la De Tomaso, progetto poi finito nel fallimento e in una condanna per bancarotta fraudolenta.
Morto Gian Mario Rossignolo
Gian Mario Rossignolo si è spento a 95 anni, chiudendo una delle carriere più longeve del panorama industriale italiano. Figura vicina a Umberto Agnelli, ha attraversato oltre mezzo secolo di storia economica nazionale, dagli anni dell’espansione del settore automobilistico fino alla stagione delle telecomunicazioni privatizzate.
La notizia della morte arriva al termine di un percorso professionale segnato da ruoli importanti, ma anche da una vicenda giudiziaria: il fallimento della nuova De Tomaso.
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Biografia e carriera
Nato nel 1930 a Vignale Monferrato, Rossignolo entra nel gruppo Fiat nel 1957 dopo la laurea in Economia. La sua ascesa è rapida e nel 1977 diventa amministratore delegato della Lancia in un periodo di forte riorganizzazione del settore. Il rapporto con Umberto Agnelli segna profondamente la sua carriera, che lo porterà a posizioni di vertice in diverse realtà strategiche.
Negli anni Ottanta e Novanta guida Zanussi, affrontando una fase di trasformazione delicata per l’azienda dell’elettrodomestico. Occupa incarichi nelle società meccaniche del gruppo SKF e avvia parallelamente attività imprenditoriali nella robotica, contribuendo alla nascita del gruppo Prima Industrie.
Nel 1998 arriva alla presidenza di Telecom Italia, ruolo che ricopre fino al 1999, negli anni in cui la compagnia si prepara alla privatizzazione e affronta l’Opa guidata da Roberto Colaninno. La sua gestione coincide con un momento critico per il settore delle telecomunicazioni, tra innovazione e forte pressione finanziaria. La sua morte si aggiunge a quella di altri manager italiani, come Alberto Bertone.
De Tomaso e la bancarotta fraudolenta
Nel 2009 Rossignolo tenta un’operazione ambiziosa: il rilancio della De Tomaso, marchio storico delle auto sportive italiane. Acquista stabilimenti ex-Delphi e ex-Pininfarina, presenta nel 2011 la concept Deauville al Salone di Ginevra e annuncia un ritorno industriale su larga scala.
Il progetto però non funziona. Nel 2012 la nuova De Tomaso fallisce, travolta da debiti e investimenti non andati a buon fine. La magistratura apre un’inchiesta e nel 2019 il Tribunale di Torino condanna Rossignolo e il figlio Gianluca per bancarotta fraudolenta, truffa ai danni della Regione Piemonte e del Ministero dell’Economia, e malversazione. Le pene vanno da 5 anni e 6 mesi per Rossignolo, 4 anni e 10 mesi per il figlio, oltre a un risarcimento di 5 milioni di euro.
La morte chiude così la parabola di un dirigente che ha attraversato, nel bene e nel male, le trasformazioni dell’industria italiana tra automotive, elettrodomestico, telecomunicazioni e innovazione tecnologica.
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