Elia Del Grande in fuga, per le forze dell'ordine "è ancora pericoloso": il mistero della foto del lago

Elia Del Grande, che per le forze dell'ordine "è ancora pericoloso", è in fuga: il mistero della foto del lago pubblicata sui social

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Elia Del Grande, che nel 1998, all’età di 22 anni, uccise il padre, la madre e il fratello a Cadrezzate, è ancora in fuga dopo essersi allontanato dalla casa-lavoro di Castelfranco Emilia (Modena) dove era stato collocato. L’uomo, considerato ancora “pericoloso”, ha pubblicato la foto di un lago sui social network, forse un indizio sul luogo in cui si trova.

La fuga di Elia Del Grande

Elia Del Grande ha scontato in carcere 25 dei 30 anni a cui era stato condannato per la cosiddetta “strage dei fornai” in Appello, dopo che in primo grado prese l’ergastolo e dopo il riconoscimento della semi-infermità mentale.

Tornato in libertà, si è trasferito in Sardegna. Nuovi problemi hanno però convinto i giudici di sorveglianza a ritenerlo ancora “socialmente pericoloso” e a collocarlo per 6 mesi nella casa-lavoro di Castelfranco Emilia, struttura ibrida dove i detenuti lavorano e sono coinvolti in programmi di reinserimento. Elia Del Grande si è allontanato da lì la sera di giovedì 30 Ottobre.

Elia Del Grande fugaANSA

La casa di Cadrezzate dove è avvenuta la cosiddetta strage dei fornai nel 1998.

Le ricerche di Elia Del Grande e il mistero della foto del lago

Le ricerche di Elia Del Grande si stanno concentrando a Cadrezzate con Osmate, dove sarebbe stata scattata la foto del lago pubblicata su Facebook, e in Sardegna, dove ha vissuto per un periodo (gli ultimi anni di detenzione li aveva trascorsi lì).

Mattino Cinque ha intervistato il sindaco di Cadrezzate con Osmate Cristian Robustellini, che ha dichiarato: “Sicuramente c’è un certo allarmismo, ma non completamente paura. La mia gente è rimasta scossa a distanza di quasi 30 anni dalle gesta di Elia Del Grande”.

La lettera di Elia Del Grande dopo la fuga

Dopo essere fuggito dalla casa-lavoro, Elia Del Grande ha inviato una lettera a Varese news per spiegare il suo gesto, che sarebbe “dovuto alla totale inadeguatezza che ancora incredibilmente sopravvive in certi istituti, come le case lavoro, che dovrebbero tendere a ri-socializzare e reinserire con il lavoro, per l’appunto cosa che non esiste affatto”.

Del Grande ha aggiunto: “Le case lavoro di oggi sono in realtà i vecchi OPG dismessi nel 2015 grazie una legge stimolata da qualcuno che ha voluto aprire gli occhi su quello scempio che era ancora in essere, cosa che non è accaduto per le case al lavoro che in realtà sono recipiente di coloro che hanno problemi psichiatrici e che non hanno posto nelle Rems”.

Ancora Del Grande: “Le case di lavoro oggi sono delle carceri effettive in piena regola con sbarre cancelli e polizia penitenziaria, orari cadenzati, regole e doveri. Con la piccola differenza che chi è sottoposto alla casa di lavoro non è un detenuto, bensì un internato, ovvero né detenuto né libero”.

Il suo sfogo è proseguito così: “Avevo ripreso in mano la mia vita, ottenendo con sacrificio un ottimo lavoro, dando tutto me stesso in quel lavoro che oggi mi hanno fatto perdere senza il minimo scrupolo”.

Elia Del Grande ha poi chiarito ulteriormente: “Mi riferisco alla magistratura di sorveglianza”.

E ancora: “Avevo ritrovato una compagna, un equilibrio, i pranzi, le cene, il pagare le bollette, le regole della società. Tutto questo svanito nel nulla per la decisione di un magistrato di Sorveglianza, che mi ha nuovamente rinchiuso facendomi fare almeno mille passi indietro riproponendomi soltanto la realtà repressiva carceraria. Anzi, quella delle case lavoro è ben peggio”.

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