Famiglia nel bosco, niente scuola per i bambini perché la mamma Catherine "è rigida e dice no a tutto"

"Famiglia nel bosco”, la madre Catherine descritta come "rigida" rallenta la scuola per i bambini. I giudici confermano l’allontanamento

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La scuola per i tre bambini della famiglia nel bosco, allontanati da Palmoli e ora in una casa famiglia, è sospesa. Secondo i giudici, la madre Catherine mostra una rigidità che ostacola l’inserimento educativo dei bambini. La difesa invoca percorsi alternativi e ribadisce la disponibilità a collaborare, mentre si attende la conclusione della perizia psichiatrica.

Famiglia nel bosco, i bambini senza scuola

Sono ancora in attesa di iniziare la scuola i tre bambini di Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, la coppia anglo-australiana al centro della nota vicenda della cosiddetta “famiglia nel bosco”.

Attualmente proseguono i delicati confronti tra i rappresentanti del Tribunale per i Minori dell’Aquila e la madre, Catherine, che da più parti viene descritta come elemento di contrapposizione rispetto alle decisioni istituzionali.

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Catherine “troppo rigida”

I funzionari giudiziari e la tutrice Maria Luisa Palladino hanno riferito che Catherine rifiuta le proposte avanzate dai servizi sociali e dalla comunità educante, ostacolando così il tentativo di inserimento scolastico e sociale dei bambini.

Secondo Palladino, la madre si mostra “molto rigida” nelle sue posizioni, e questo atteggiamento renderebbe difficile l’avvio di un percorso educativo compatibile con le regole della struttura di Vasto e con le normative italiane sull’istruzione obbligatoria, tanto che la ricerca di un’insegnante è stata rallentata da problemi organizzativi.

La replica degli avvocati

Gli avvocati della famiglia, Marco Femminella e Danila Solinas, contestano questa valutazione. Secondo la loro versione, i genitori hanno sempre dichiarato la disponibilità a collaborare e sottolineano l’esistenza di soluzioni alternative, già in corso.

Fra queste, in particolare, un progetto di istruzione parentale e socializzazione tra coetanei promosso dall’amministrazione comunale di Palmoli, che secondo loro risponderebbe alle esigenze normative. Si tratta del programma educativo previsto per gli immigrati, che consentirebbe sulla carta di soddisfare sia i bisogni formativi che le necessità sul piano della socializzazione.

Femminella ha sottolineato che, nell’interesse dei minori, sarebbe più logico consentire ai bambini di vivere con i genitori nella loro casa, accompagnando il nucleo in un percorso di mediazione culturale e tutela psicopedagogica.

Dal fronte istituzionale, il sindaco di Palmoli, Giuseppe Masciulli, ha ripetutamente affermato che l’avvio della scuola dipende dagli esiti della perizia psichiatrica e di attitudine genitoriale prevista per tutti i membri della famiglia, un procedimento lunghissimo che potrebbe richiedere fino a 120 giorni di osservazione.

L’allontanamento confermato

La giudice che ha firmato il provvedimento ha evidenziato che l’assenza di collegamenti alla rete idrica ed elettrica nella precedente abitazione, la mancata frequenza scolastica dei bambini e l’isolamento sociale erano considerati “gravemente pregiudizievoli per la loro crescita”, giustificando così l’intervento statale.

La Corte d’Appello dell’Aquila ha recentemente rigettato il ricorso della difesa, confermando l’ordinanza di allontanamento e ribadendo la presenza di “gravi rischi per la salute e lo sviluppo psicofisico” dei bambini, se mantenuti nelle condizioni precedenti.

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