Femminicidio Tina Sgarbini a Montecorvino, l'ex accusato di omicidio è "lucido, tranquillo" e non parla
Christian Persico è stato rintracciato dai carabinieri a Montecorvino, non lontano dal luogo del delitto, e portato in caserma: davanti al pm ha fatto scena muta
Non parla Christian Persico, il muratore 37enne finito in carcere con l’accusa di aver soffocato la donna con cui aveva avuto una lunga relazione, Tina Sgarbini, 47 anni, che – a detta del padre della vittima – l’aveva “cacciato di casa, perché faceva i comodi suoi e non lavorava”. L’uomo, accusato del femminicidio, è stato portato in caserma a Montecorvino Rovella (Salerno) e ha fatto scena muta davanti al pm.
- "Tranquillo e lucido" davanti al pm
- La dinamica del femminicidio
- Il biglietto lasciato dall'ex: "Ho fatto una cavolata"
“Tranquillo e lucido” davanti al pm
Sabato sera, intorno alle 20:00, Christian Persico è stato rintracciato dai carabinieri non lontano dal luogo del delitto, a Montecorvino ed è stato portato in caserma.
Ma con il pubblico ministero, che ha emesso il provvedimento di fermo per omicidio, non ha parlato. Il suo avvocato lo ha descritto “tranquillo e lucido”, aggiungendo che “si è avvalso della facoltà di non rispondere. Oltre alle sue generalità, non ha reso altre dichiarazioni”.
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Probabilmente una strategia difensiva in vista dell’udienza di convalida davanti al gip, che si terrà nelle prossime ore: l’avvocato, del resto, ha spiegato di avere avuto “solo un contatto fugace” col suo nuovo assistito.
La dinamica del femminicidio
Gli investigatori, intanto, sono al lavoro – acquisendo testimonianze e facendo rilievi – per ricostruire nel modo più dettagliato possibile cosa è avvenuto la notte tra venerdì e sabato in quell’appartamento di via mons. Michelangelo Franchini, dove Tina è stata assassinata.
Per ora si conosce la causa della morte: la donna è stata soffocata, come conferma dal medico legale Marina D’Aniello, ma non si sa come e le ipotesi circolate finora – quella secondo cui sarebbe stata strangolata, oppure asfissiata con una busta di plastica o con una pellicola per alimenti – dovranno aspettare l’esito dell’autopsia.
Come ha spiegato la dottoressa D’Aniello, al momento “posso solo confermare che il decesso è avvenuto per asfissia meccanica esterna. Potrebbe essere stata strangolata o potrebbe esserle stato messo qualcosa in bocca, ma siamo nel campo delle ipotesi. Le certezze le avremo dopo l’autopsia”.
Il biglietto lasciato dall’ex: “Ho fatto una cavolata”
Sul punto sarà ovviamente di nuovo sollecitato a rispondere l’uomo fermato, una cui prima ammissione di colpa è contenuta nel biglietto che avrebbe lasciato ai genitori: “Ho fatto una cavolata”, avrebbe scarabocchiato, manifestando poi l’intenzione di suicidarsi.
Allarmati, i familiari di Christian Persico hanno avvisato i carabinieri, che sono andati a casa di Tina ed hanno scoperto il cadavere. Persico, invece, non si era suicidato ma era scappato, senza allontanarsi di molto: quando i carabinieri lo hanno bloccato, avvisati da qualcuno che l’aveva riconosciuto, l’uomo si è consegnato senza opporre resistenza.
Sul volto dei graffi, forse segno della difesa disperata della compagna che l’aveva lasciato.
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