Figlio di 9 anni ucciso a Muggia, sugli incontri non protetti con la madre disse: "Non so se è una buona idea"

Omicidio di Muggia, madre uccide figlio di 9 anni: cosa pensava il piccolo degli "incontri non protetti" con il genitore

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Paolo Trame è distrutto e va ripetendo che “quel bimbo era tutta la mia vita”. Il piccolo di cui parla era suo figlio di 9 anni, Giovanni, ucciso con una coltellata alla gola a Muggia, provincia di Trieste, dalla madre Olena Stasiuk. Trame, 58 anni, si era separato nel 2017 dall’ex moglie. Sapeva che era pericolosa. E pare che ne fosse al corrente anche Giovanni che, a proposito del rimanere solo con la mamma, avrebbe confidato: “Non so se sia una buona idea”.

Omicidio di Muggia, madre uccide figlio: cosa diceva il piccolo del genitore

Proseguono le indagini sull’omicidio di Muggia. C’è da capire perché a Olena sia stata data la possibilità di incontrare da sola il figlio, dopo che la donna era stata a lungo seguita dai Servizi sociali e dopo che era stato accertato che avesse disturbi psichici importanti.

Poche ore prima di compiere il delitto, come rivelato dal Corriere della Sera, la 55enne aveva fatto una richiesta assurda: “Voglio la prova del Dna su mio figlio, Paolo non è suo padre”.

Bimbo ucciso a MuggiaANSA
Fiori e giochi lasciati all’esterno dell’abitazione in cui è stato ucciso il bambino

Altro nodo da sciogliere è quello inerente alla relazione chiesta dal Guardasigilli per fare luce sulla decisione risalente al 20 maggio, quando il tribunale civile, con l’ordinanza della giudice Filomena Piccirillo, diede l’ok agli incontri “non protetti” tra madre e figlio.

La concessione del via libera ruoterebbe attorno a una relazione di 37 pagine redatta dalla psicologa Erika Jakovcic e richiesta dallo stesso tribunale.

Dalle carte sarebbe emerso che Giovanni, quando gli fu chiesto di esprimersi sugli incontri con Olena, avrebbe così risposto: “Non so se sia una buona idea”. Avrebbe poi aggiunto che sognava di vedere di nuovo “mamma e papà assieme”.

Paolo Trame, sempre come ha riferito Il Corriere, in questi giorni sta ripetendo alle persone che gli sono accanto che agli “incontri non protetti” tra il figlio e l’ex moglie si era “sempre opposto perché non erano opportuni, perché lei era pericolosa”.

L’avvocata del padre Paolo Trame: “Sono sconvolta”

Nelle scorse ore si è svolta la veglia funebre a cui non ha voluto prendere parte Gigliola Bridda, l’avvocata che per 8 anni ha assistito Trame nella sua battaglia giudiziaria contro l’ex moglie.

“Sono troppo sconvolta, ho preferito allontanarmi da Trieste in questi giorni”, ha spiegato la donna al CorSera. La legale ha inoltre raccontato di come è venuta al corrente dell’uccisione del bimbo.

Giovedì mattina, appena è arrivata in ufficio, sul cellulare le è comparsa la seguente notifica: “Trieste, donna uccide figlio di 9 anni”. L’avvocata ha subito pensato al peggio, purtroppo senza sbagliarsi: “Ho chiamato subito Paolo… “Ti prego, dimmi che non si tratta di Giovanni…””. “Invece sì: è proprio lui. È successo quello che abbiamo sempre temuto”, ha risposto Trame.

“Non faccio altro che pensare a quel bimbo, diventato compagno di giochi di mio figlio — ha aggiunto Bridda in lacrime —, hanno la stessa età… Ancora non sono riuscita a dirgli nulla, non ci riesco, non me la sento”.

Lo smartwatch settato per dare l’allarme regalato a Giovanni

La legale ha rivelato un altro aneddoto utile a far capire quanto la situazione fosse pericolosa. Ha raccontato che il 17 luglio 2024, Paolo aveva regalato al figlio, per il suo compleanno, uno smartwatch, settato per dare l’allarme.

“Con suo papà gli avevamo insegnato a usarlo, era intelligentissimo, curioso, incapace di stare fermo”, ha concluso Bridda.

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