Francesco Valeriano morto dopo essere stato picchiato in carcere a Rebibbia, la rabbia della famiglia
"Chi sa parli", questo l'appello della famiglia di Francesco Valeriano detenuto morto dopo un pestaggio a Rebibbia
È morto Francesco Valeriano, l’uomo di 45 anni rimasto in coma dopo una brutale aggressione subita da alcuni detenuti nel carcere di Rebibbia. Ad annunciare la scomparsa è stata l’organizzazione sindacale autonoma polizia penitenziaria. Arrestato il 15 aprile per atti persecutori nei confronti dell’ex moglie, a giugno era stato aggredito all’interno dell’istituto circondariale.
- L'aggressione in carcere prima della morte
- Chi era Francesco Valeriano, detenuto picchiato a Rebibbia
- La rabbia della famiglia e l'appello dell'avvocato
- La nota dell'Osapp
L’aggressione in carcere prima della morte
Come riporta RomaToday, Francesco Valeriano era stato trovato agonizzante in cella.
Trasferito d’urgenza al policlinico Umberto I, era stato sottoposto ad una tracheotomia e gli erano state diagnosticate lesioni cerebrali gravi.
ANSA
Entrato in coma, era stato ricoverato presso una struttura privata di Monte Compatri.
Il 6 dicembre era stato portato in condizioni gravi al policlinico di Tor Vergata.
Dall’aggressione, le sue condizioni non hanno mai mostrato segnali di miglioramento.
Il decesso è avvenuto, secondo quanto riportato dall’Osapp, il 12 dicembre.
Chi era Francesco Valeriano, detenuto picchiato a Rebibbia
Francesco Valeriano aveva 45 anni, originario di Fondi, era un cameriere.
Come riporta il Corriere della Sera, sarebbe stato affetto da tossicodipendenza prima della detenzione.
Il detenuto morto dopo il pestaggio a Rebibbia era stato arrestato il 15 aprile.
In carcere per stalking nei confronti dell’ex moglie, ha scontato il primo mese e mezzo di pena nel carcere di Cassino.
Successivamente è stato trasferito nella casa circondariale di Rebibbia.
Il 30 giugno, riferisce ancora RomaToday, viene aggredito e picchiato, ma non è chiaro chi siano i responsabili e la ricostruzione esatta del pestaggio.
La rabbia della famiglia e l’appello dell’avvocato
Dopo la morte di Francesco Valeriano, è stata aperta una indagine.
Al Corriere della Sera, la sorella Antonella aveva lanciato un appello: “Chi sa parli. Cosa è successo a mio fratello?”.
In attesa dei risultati dell’autopsia, l’avvocato Antony Lavigna, legale della famiglia Valeriano, chiede giustizia.
“Ho depositato una denuncia in procura per morte in seguito a lesioni. Saranno acquisite anche le cartelle cliniche e attendiamo l’autopsia. La polizia penitenziaria ha indagato, nel primo filone, sull’aggressione. Ora si indagherà anche sulla morte”, queste le parole riportate da RomaToday.
La nota dell’Osapp
In una nota, l’organizzazione sindacale autonoma polizia penitenziaria ha espresso tutto il suo disappunto: “Con la morte di Francesco Valeriano, la vicenda non si chiude: si aggrava. Una vita umana persa in carcere è una sconfitta per tutti”.
L’Osapp scrive che la morte di di un detenuto in conseguenza di un’aggressione rappresenta una “sconfitta dello Stato e del sistema penitenziario nel suo complesso”.
“Un uomo può essere detenuto per reati anche gravi, può avere fragilità personali e dipendenze, ma la pena detentiva non comprende, né può mai comprendere, il rischio di essere massacrato e morire in un letto di ospedale dopo mesi di agonia”, le parole dell’organizzazione sindacale autonoma polizia penitenziaria.
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