Fuga da film dal carcere di Opera, sega le sbarre e si cala con le lenzuola annodate: è la sua quarta evasione
Per la quarta volta Toma Taulant è fuggito da un carcere, l'uomo ha precedenti per rapine, furti e droga e la fine della sua pena è prevista nel 2048
Una fuga da film, dopo aver segato le sbarre della cella, si è calato all’esterno con delle lenzuola arrotolate. Così Toma Taulant, 41enne albanese, è riuscito a evadere dal carcere di Opera. Si tratta della quarta volta che l’uomo fugge da un penitenziario. La fine della sua pena è prevista per il 2048, il fuggitivo ha precedenti per rapine, furti e droga.
- La fuga dal carcere di Opera
- L'allarme per l'evasione del detenuto
- Le precedenti evasioni
- Il comunicato dell'UILPA
- La situazione nelle carceri italiane
La fuga dal carcere di Opera
Taulant è riuscito a scappare dal carcere di massima sicurezza di Opera, a Milano, nella notte tra il 6 e il 7 dicembre.
L’uomo ha prima segato le sbarre della finestra, poi ha annodato delle lenzuola per creare una fune e le ha fissate a una sbarra. Così si è calato giù dalla sua cella.
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L’esterno del carcere di Opera
In base a quanto riferiscono fonti della Uilpa Polizia Penitenziaria, Toma Taulant sarebbe al suo quarto episodio di evasione da una casa circondariale.
L’ultima volta è stata nel 2013 quando, assieme a un’altra persona, riuscì a scappare dal carcere di Parma. Il 41 enne è ora ricercato.
L’allarme per l’evasione del detenuto
Toma Taulant è considerato un esperto di evasioni. L’allarme è scattato alle 8 della mattina del 7 dicembre, quando al “giro” d’ispezione, gli uomini della polizia penitenziaria non l’hanno trovato nella sua cella.
Dopo essersi calato nel cortile, il detenuto avrebbe scavalcato il muro di cinta e si sarebbe dileguato.
Gli investigatori stanno analizzando i filmati delle telecamere per cercare di capire dove possa essere andato e per ricostruire la modalità e l’orario della fuga.
Le precedenti evasioni
Quella del 2025 è la quarta evasione di Taulant, nelle precedenti è sempre stato ripreso.
Nel 2013, quando era riuscito a scappare dal supercarcere di Parma, era poi stato catturato in Belgio da dove però era di nuovo evaso pochi mesi dopo per essere ripreso nel 2015.
La prima fuga è stata invece nell’ottobre 2009 dal carcere di Terni. In quel caso venne catturato nuovamente qualche mese dopo, a fine dicembre, in un casolare in provincia di Pavia.
Il comunicato dell’UILPA
Gennarino De Fazio, Segretario Generale della UILPA, Polizia Penitenziaria, in un comunicato pubblicato online ha fatto sapere che “un detenuto di origini albanesi di 41 anni d’età, con fine pena fissato a ottobre del 2048, è evaso nella notte dalla Casa di Reclusione di Milano Opera nel più classico dei modi: segando le sbarre della finestra e calandosi con delle lenzuola annodate. Non è ancora chiaro come abbia fatto poi a scavalcare la cinta muraria e se abbia goduto di complicità esterne”.
Si tratta di un “ennesimo episodio, unito al dramma che si vive ogni giorno nelle prigioni e a tutto ciò che accade”, si legge ancora, che “certifica ulteriormente il fallimento delle politiche penitenziare condotte dai governi almeno negli ultimi 25 anni, ivi compresi quelli più recenti”.
La situazione nelle carceri italiane
Nonostante tutte le forze dell’ordine lo stiano cercando, secondo De Fazio è evidente che non si possa “andare avanti turando falle, di ogni genere, e senza un reale e concreto progetto programmatico degno di un paese civile”.
“Nel carcere di Opera 1.338 detenuti sono stipati in 918 posti disponibili (sovraffollamento del 153%) e vengono gestiti, per com’è possibile, da soli 533 agenti, quando ne necessiterebbero almeno 811 (-34%). Una situazione oggettivamente insostenibile – è la denuncia di De Fazio – che, oltre a ledere i fondamentali diritti umani dei reclusi, mette a durissima prova gli operatori del Corpo di polizia penitenziaria, sottoposti a carichi di lavoro inenarrabili e a turnazioni di servizio che si protraggono ben al di là della durata regolare, con la compressione di diritti anche di rango costituzionale”.
Nel comunicato si riportano i numeri dei penitenziari a livello nazionale, dove i detenuti “sono 63.690, mentre i posti disponibili, in costante diminuzione al di là della narrazione governativa, sono solo 46.199 e alla Polizia penitenziaria nelle carceri mancano 20mila agenti“.
Il segretario di Uilpa ritiene quindi che servano “subito tangibili provvedimenti per deflazionare la densità detentiva, potenziare gli organici della Polizia penitenziaria e delle altre figure professionali, ammodernare le strutture, che in attesa dei fantomatici moduli prefabbricati continuano a sgretolarsi, implementare le tecnologie e gli equipaggiamenti, garantire l’assistenza sanitaria e avviare riforme complessive”.
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