Furti contactless con Pos portatili, quali sono i veri rischi e cosa non torna nel caso di Sorrento

Quanto può esserci di vero nella notizia della ladra che svuotava i conti alle vittime tramite furti contactless messi in atto con un comune Pos

È psicosi furti contactless: negli ultimi giorni ha fatto scalpore la notizia dell’arresto a Sorrento di una donna accusata di aver sottratto circa 39.000 euro a turisti e viaggiatori grazie a un “Pos pirata”, un dispositivo contactless portatile utilizzato per addebitare somme di denaro senza che le vittime se ne accorgessero. Il rischio di finire vittime di ladri sempre più all’avanguardia esiste, ma occorre fare alcune precisazioni.

La presunta ladra peruviana di Sorrento

Secondo le indagini dei carabinieri, il modus operandi della 36enne peruviana arrestata a Sorrento era apparentemente semplice.

La donna si avvicinava alle vittime, spesso turisti stranieri, per fare micro-transazioni contactless tramite il suo Pos.

furti contactlessiStock jacoblund

In pratica, la ladra arrestata in Campania forzava i conti correnti dei malcapitati a cedere somme sotto i 50 euro, per le quali spesso non è richiesto il Pin.

Da qui la strategia della ladra: tanti piccoli addebiti “a striscio” che, accumulati, avrebbero fruttato migliaia di euro.

Dalle ricostruzioni emergono però alcuni elementi che lasciano dubbi sulla fattibilità di un furto di simili proporzioni (39.000 euro) solo tramite Pos contactless.

Primo: la tecnologia richiede una distanza minima di pochi centimetri per attivare il pagamento, e spesso il semplice spessore di vestiti e portafoglio può impedire la lettura corretta della carta. Inoltre, quando più carte sono vicine tra loro, le interferenze possono mandare in tilt il terminale.

Secondo punto critico: la donna sarebbe riuscita a sottrarre 9.400 euro a una turista americana in un solo episodio a Roma. Considerando il limite dei 50 euro per le transazioni senza Pin, l’operazione avrebbe richiesto centinaia di addebiti consecutivi, difficili da compiere senza che la vittima o il sistema bancario se ne accorgessero.

Forse anche prelievi contactless da carta rubata

Gli investigatori stessi, dunque, ipotizzano che la carta della turista possa essere stata fisicamente sottratta prima delle operazioni, rendendo più plausibile un furto tradizionale seguito da prelievi contactless “legittimi”.

C’è poi un ultimo particolare: per attivare un Pos è necessario un processo di registrazione che identifica chi lo utilizza. Se davvero la 36enne avesse effettuato decine di migliaia di euro in transazioni fraudolente con un dispositivo a suo nome, sarebbe stato relativamente semplice per le forze dell’ordine risalire all’identità della responsabile. Serviranno ulteriori accertamenti per chiarire l’effettiva dinamica dei furti.

Quanto è concreto il rischio di furti contactless

Il pericolo di furti contactless esiste. Ma è più contenuto di quanto suggeriscano certe narrazioni allarmistiche.

I pagamenti contactless non sono immuni da abusi, ma per rubare con un Pos pirata bisogna avvicinarsi molto alla carta, superare eventuali interferenze e infine sperare che la vittima non se ne accorga.

Al momento dell’addebito, il Pos emette un segnale acustico. E spesso gli utenti ricevono un Sms di addebito, o almeno quelli che hanno abilitato le notifiche bancarie.

Il rischio di furti contactless è massimo in luoghi affollati, rumorosi e pieni di gente distratta (metropolitana durante l’ora di punta, concerti, mercati, ecc…). Esistono delle card di protezione (Rfid blocking), acquistabili per pochi euro online o presso le tabaccherie.

E sono in vendita portafogli anti-Rfid. Tali precauzioni, però, non garantiscono una schermatura al 100% contro i furti contactless. Ma ad oggi, oltre a cautela e attenzione, sono le migliori protezioni a disposizione.

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