Garlasco, cosa sappiamo della perizia depositata da Denise Albani relativa al dna sulle unghie di Chiara Poggi

Garlasco, Denise Albani ha depositato la perizia sul DNA sotto le unghie di Chiara Poggi: cosa filtra dalla relazione con gli esiti degli accertamenti genetici

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Caso Garlasco, la perita Denise Albani, nominata dalla Gip di Pavia Daniela Garlaschelli, ha depositato la relazione finale sull’incidente probatorio per l’omicidio di Chiara Poggi. La perizia contiene gli esiti delle analisi genetico-forensi sul dna repertato sotto le unghie della vittima, da confrontare con quello di Andrea Sempio, indagato nella nuova inchiesta.

Garlasco, la relazione finale della perita Denise Albani

Nuovi sviluppi sul delitto di Garlasco: la perita del tribunale di Pavia Denise Albani, nominata dalla Gip Daniela Garlaschelli, ha ufficialmente depositato la sua relazione finale nell’ambito dell’incidente probatorio avviato circa sei mesi fa e che vede coinvolto il nuovo indagato, Andrea Sempio.

L’attenzione è totalmente concentrata sui risultati degli accertamenti sul discusso “dna misto, parziale e aplotipico” rinvenuto sotto le unghie di Chiara Poggi.

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Uno dei recenti scatti condivisi dalla fotografa Francesca Bugalalla: la foto ritrae l’indagato Andrea Sempio davanti alla villetta dei Poggi poche dopo l’omicidio

La giudice, dopo aver ricevuto la relazione, ha inviato alle parti l’avviso di deposito del documento.

Stando alle prime informazioni sulla perizia, la relazione contiene gli esiti delle analisi relative a questo reperto biologico.

Si tratta dell’esito di un lavoro cominciato lo scorso giugno alla presenza dei consulenti delle parti:

  • per la Procura di Pavia: Carlo Previderè e Pierangela Grignani
  • per la difesa di Sempio: Luciano Garofano (al quale sono subentrati Armando Palmegiani e Marina Baldi, ex ispettore superiore in pensione dal 2010 e con una notevole esperienza nel campo della dattiloscopia)
  • per la famiglia Poggi: Marzio Capra, Dario Redaelli e Calogero Biondi
  • per la difesa di Stasi: Ugo Ricci e Oscar Ghizzoni.

I risultati della perizia sul dna trovato sotto le unghie di Chiara Poggi

Il reperto genetico non è mai stato valorizzato durante le prime fasi delle indagini che portarono alla condanna di Alberto Stasi.

Eppure, la perizia della dottoressa Denise Albani potrebbe dare origine a una svolta.

Sebbene il materiale sia misto e degradato, l’esito delle analisi dell’esperta risulta compatibile con quanto sostenuto in passato dai genetisti della difesa di Alberto Stasi.

La genetista Albani, secondo ANSA, nei giorni scorsi aveva anticipato ai consulenti che aveva riscontrato la “piena concordanza” tra l’aplotipo Y rilevato nel 2007 su due margini ungueali di Chiara e la linea paterna del profilo biologico di Andrea Sempio.

E questo in seguito a un match effettuato su una banca di oltre 39.150 aplotipi provenienti da abitanti dell’Europa occidentale.

Al contrario, l’unica perizia finora effettuata su questo capitolo, quella di Francesco De Stefano durante il processo di appello bis a Stasi, aveva evidenziato che il dna maschile “a causa della degradazione e della verosimile contaminazione ambientale” non consentiva di dare “indicazione positiva di identità”.

Inoltre, aveva scritto allora De Stefano, non si poteva “escludere che nel materiale” prelevato fosse presente anche dna riferibile a Stasi.

Le prossime fasi delle indagini: l’udienza del 18 dicembre

La perita Denise Albani ha comunque sottolineato che una perizia del genere non sarà mai in grado di stabilire con certezza l’individuo al quale appartiene il dna.

Si attende adesso l’udienza del 18 dicembre, durante la quale i coinvolti saranno chiamati a contestare o a richiedere approfondimenti in merito alle conclusioni della perita.

Sulla scorta di quello che avrà indicato Denise Albani nelle sue conclusioni, davanti alla gip, si attendono le repliche delle parti, soprattutto in merito al valore scientifico di quel dato grezzo, relativo alle tracce genetiche analizzate in quanto miste, incomplete e non consolidate.

Dato che, per consulenti di Procura e difesa di Stasi, sarebbe una delle prove della responsabilità di Sempio, nei cui confronti i pm dovrebbero comunque chiedere il rinvio a giudizio.

La difesa di Sempio, comunque, ha già affermato che i risultati su un dna degradato non sarebbero da intendersi come “particolarmente forti”. Il materiale genetico potrebbe essere stato trasferito da altro oggetto, e non da contatto diretto.

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