Garlasco, Garofano chiama in diretta Milo Infante sul caso della chiavetta Usb e della mail di Soldani

I documenti contenuti in una presunta chiavetta Usb sono uno dei molti gialli del caso Garlasco: il generale Luciano Garofano ha rimarcato la sua buona fede

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Il caso Garlasco resta un enigma costellato di interrogativi. Uno di questi riguarda una presunta chiavetta Usb contenente documenti giudiziari, la cui vicenda è tornata al centro dell’attenzione. Il generale Luciano Garofano, per anni alla guida del Ris di Parma e fino a poco tempo fa consulente della difesa di Andrea Sempio, ha ricevuto nel gennaio 2017 una mail e, secondo alcune ricostruzioni, anche una chiavetta da parte dell’avvocato Federico Soldani, legale di Sempio. Per chiarire la trasparenza del proprio operato e ribadire la propria buona fede, Garofano è intervenuto telefonicamente nella trasmissione Ore 14 Sera condotta da Milo Infante su Rai 2.

Garlasco, il giallo della chiavetta

Al centro della puntata, l’ipotesi (discussa e poi respinta dal diretto interessato) che Garofano possa aver ricevuto in modo irregolare o non del tutto chiaro alcuni documenti riservati, contenuti nella chiavetta o nella mail inviata dall’avvocato Soldani nel gennaio 2017.

Durante il collegamento, Garofano ha sottolineato l’incongruenza dell’ipotesi di un incontro a Parma per ricevere tale chiavetta, dal momento che gli stessi documenti gli risultano trasmessi via posta elettronica. Il generale ha quindi escluso che quell’incontro sia mai avvenuto.

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Il generale Luciano Garofano

Secondo quanto emerso in trasmissione, il passaggio dei documenti avvenne effettivamente via email. Trattandosi di materiale giudiziario, alla domanda sul perché non si fosse posto dubbi sulla provenienza di quei file, Garofano ha ribadito di aver agito in piena buona fede, ricevendo la documentazione da avvocati con cui collaborava da tempo, senza alcun motivo per sospettare irregolarità.

L’avvocato Soldani e i documenti della Procura

Ore 24 Sera ha ricostruito che il fascicolo in questione, di 93 pagine, proveniva formalmente dalla Procura generale di Milano. Tuttavia, non è chiaro attraverso quali passaggi tali carte siano arrivate all’avvocato Soldani, che successivamente le inviò a Garofano.

Alcuni ospiti in studio hanno osservato che la difesa di Alberto Stasi all’epoca non disponeva di una copia di quel fascicolo.

Garofano, da parte sua, ha raccontato di aver scoperto solo nel 2025 che la consulenza da lui redatta sulla base di quei documenti non era mai stata depositata ufficialmente, ribadendo di aver sempre rispettato le regole e agito con trasparenza.

Basta con questa nuvola di sospetti che si sposta da un giorno all’altro! Vi prego, rimanete ai fatti che io ho documentato. Vorrei vivere tranquillo, esser libero da misteri e complotti”, ha commentato Garofano.

Il conduttore Milo Infante ha quindi riepilogato la posizione del generale, a beneficio dei telespettatori e del diretto interessato: “Spero che i telespettatori abbiano chiara la sua posizione, ma direi che non ci sono molti dubbi. Lui l’ha detto e l’ha ridetto tante volte: io in buona fede ricevo questi atti, questa documentazione, questo file tramite posta elettronica dell’avvocato Soldani, punto. Io credo che vada tutto bene, che non ci sia nessun problema perché mi fido degli avvocati con cui lavoro”.

Garofano scopre che la consulenza non è stata depositata

Garofano ha poi spiegato di aver scoperto la mancata presentazione della consulenza quando, nel 2025, l’avvocato Lovati gli propose di depositarla: “Io – ha detto Garofano rievocando uno scambio con Lovati – lo scopro a maggio del 2025 dopo essere stato rinominato, e l’avvocato Lovati mi dice ‘Allora la consegniamo la consulenza?'”.

La risposta: “Ma come la consegnate? Non l’avete consegnata?”. La replica di Lovati: “No, perché per strategia preventiva abbiamo ritenuto di non depositarla“.

Resta ora da capire come quei documenti siano usciti dagli uffici giudiziari e arrivati all’avvocato Soldani.

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