Garlasco, l'avvocato di Sempio evoca il vizio di incostituzionalità: "Pronti a investire la Consulta"
La mossa dell'avvocato Cataliotti che difende Andrea Sempio nel caso Garlasco: contestata l'imputazione isolata e invoca la Consulta
La Procura di Pavia ha riaperto il caso di Garlasco con nuove analisi sul Dna trovato sotto le unghie di Chiara Poggi, attribuito in parte ad Andrea Sempio. La difesa ora sostiene che un’imputazione isolata violerebbe il “ne bis in idem” e potrebbe richiedere un intervento della Corte costituzionale. L’udienza del 18 dicembre sarà decisiva.
- Garlasco, si tira in ballo la Consulta?
- La mossa dell'avvocato Cataliotti
- Il principio del "ne bis in idem"
- Le contestazioni della difesa
Garlasco, si tira in ballo la Consulta?
Nuovo capitolo del caso di Garlasco, dopo che la Procura di Pavia ha riaperto un’inchiesta penale su Andrea Sempio, 37enne già indagato in passato per la morte della giovane, uccisa nel 2007.
La decisione di indagarlo nuovamente nasce da nuove analisi genetiche sul Dna maschile rinvenuto sotto le unghie della vittima, che alcuni rapporti collegano al profilo di Sempio, anche se gli avvocati difensori contestano la portata probatoria di tali elementi.
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L’avvocato Liborio Cataliotti
In questa fase processuale, la procura ha formulato l’ipotesi di concorso in omicidio, dovendo necessariamente inserirla accanto alla condanna definitiva di Alberto Stasi, unico imputato finora riconosciuto responsabile.
La mossa dell’avvocato Cataliotti
La formulazione per la quale Sempio viene indagato per concorso con Stasi o con “ignoti” ha aperto un dibattito giuridico.
Secondo l’avvocato difensore Liborio Cataliotti, qualora Pavia volesse procedere con un’accusa monosoggettiva senza prima aver ottenuto una revisione del processo, si porrebbe un potenziale oggetto di eccezione di costituzionalità e di un quesito alla Corte Costituzionale.
Il principio del “ne bis in idem”
Secondo la difesa, infatti avanzare un capo di imputazione a carico di Andrea Sempio isolato dal procedimento, senza aver prima chiesto e ottenuto una revisione del giudizio che ha portato alla condanna di Stasi, costituirebbe una violazione del principio del “ne bis in idem“.
In estrema sintesi, non si può essere nuovamente giudicati per lo stesso fatto. La strategia difensiva mira dunque a impedire l’uso di un’imputazione monosoggettiva, sostenendo che le sentenze già definitive sul caso implicano determinate garanzie costituzionali.
Attualmente i difensori stanno analizzando in dettaglio anche i risultati tecnici dell’incidente probatorio in corso, in particolare il rapporto genetico redatto dalla biologa forense Denise Albani, in attesa della chiusura dello stesso previsto il 18 dicembre.
La difesa sostiene che la traccia attribuita a Sempio, basata sull’aplotipo Y della linea paterna, non è sufficiente a collegare in modo univoco il 37enne alla scena del crimine e potrebbe derivare da contatti indiretti o frequentazioni di Sempio con la famiglia Poggi.
Le contestazioni della difesa
Ulteriori elementi investigativi comprendono l’assenza di impronte digitali riconducibili all’indagato in casa di Chiara, e l’esame di altri reperti, come un’impronta sul muro che la difesa contesta sia stata valorizzata correttamente.
La strategia difensiva si concentra anche sul fatto che altri procedimenti collaterali (tra cui l’indagine sull’ex procuratore Venditti, sospettato di aver ricevuto tangenti per favorire Sempio) hanno aggiunto complessità al quadro, elemento che la difesa potrebbe portare a supporto della richiesta di un riesame delle posizioni processuali.
Nel frattempo gli avvocati di Sempio insistono nel definire la traccia genetica come non determinante e invitano a considerare la prosecuzione delle indagini sulla base di elementi ancora oggetto di verifica. L’udienza del 18 dicembre sarà un passaggio chiave per valutare il valore probatorio di questi dati.
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