Garlasco, la spiegazione del generale Garofano sul "dna fantasma" e le ferite sulle palpebre di Chiara Poggi
Perché si parla di Dna fantasma sulla scena del delitto di Chiara Poggi? L'ex comandante Garofano chiarisce sulle nuove indiscrezioni su Garlasco
“Credo che sia una delle tante suggestioni“: è quanto Luciano Garofano, l’ex comandante dei Ris di Parma e oggi consulente della difesa di Andrea Sempio, riferisce durante un intervento per il format Filorosso sulle notizie che nelle ultime settimane orbitano intorno al delitto di Garlasco. Le “suggestioni” cui Garofano si riferisce interessano le ipotesi su un “dna fantasma” menzionato dalla stampa nei giorni immediatamente successivi all’omicidio di Chiara Poggi e che non compare negli atti. Per l’esperto questo dettaglio è tornato alla ribalta solo per essere cavalcato “da più di qualcuno” ma, sostanzialmente, non meriterebbe approfondimenti.
- Garofano fa chiarezza sul Dna fantasma
- L'origine dell'ipotesi
- Le lesioni sulle palpebre di Chiara Poggi
Garofano fa chiarezza sul Dna fantasma
Nel corso del suo intervento a Filorosso, lunedì 4 agosto, Luciano Garofano ha fatto chiarezza sul misterioso “Dna fantasma” di cui recentemente si è parlato in merito al delitto di Garlasco.
Di questo dettaglio, fanno notare su Libero Quotidiano, parlavano i media nelle settimane successive al delitto di Chiara Poggi. Recentemente l’attenzione di alcuni organi di stampa è ritornata su questo elemento.
ANSA
Tale “Dna fantasma” non è presente agli atti, per questo l’ex comandante dei Ris Garofano, oggi consulente della difesa di Andrea Sempio, è intervenuto per fare chiarezza.
“Credo che sia una delle tante suggestioni che in questi ultimi mesi sono state cavalcate da più di qualcuno“, ha detto l’esperto, che ha aggiunto: “Se ci fosse stato già allora, sarebbe stato un elemento di grandissimo valore ai fini investigativi”.
L’origine dell’ipotesi
Rita Cavallaro su L’Identità fa notare che i primi lanci di stampa sul Dna fantasma risalgono al 4 settembre 2007, quando sul Giornale si parlava delle indiscrezioni sui rilievi dei Ris nella villetta di via Pascoli a proposito delle impronte isolate sui muri interni dell’abitazione. Il focus, poi, si spostava su un’impronta presente sulla maglietta del pigiama indossato dalla vittima.
Il Giornale scriveva che “sul tessuto è rimasta impressa un’impronta mentre, mischiato alla sostanza ematica, c’era il sudore del killer, che è stato possibile isolare, risalendo al suo Dna“. Un riscontro si trova su un articolo pubblicato nella stessa data da Quotidiano Nazionale:
Sulla maglietta è stata infatti trovata una macchia decisamente sospetta: all’altezza della spalla, un’impronta strisciata di sangue. Potrebbe essere il segno lasciato dall’assassino mentre, con le mani sporche del sangue della vittima, ha afferrato la ragazza per la spalla con la mano sinistra, usando la destra per sfondarle la nuca con i colpi mortali. In quel sangue si potrebbe essere mescolata una traccia organica del killer. Ad esempio, un po’ di sudore.
Secondo le ipotesi venute fuori nei giorni nostri qualcuno potrebbe aver spifferato a non meglio specificati cronisti questo singolare sviluppo delle indagini dei Ris, e probabilmente sono proprio queste le “suggestioni” di cui Garofano ha parlato il 4 agosto a Filorosso, “cavalcate da più di qualcuno”, ha aggiunto l’esperto.
Le lesioni sulle palpebre di Chiara Poggi
Recentemente l’ex funzionario di polizia Gianluca Spina, intervistato da Giallo, ha ipotizzato che Chiara Poggi sia stata seviziata dal killer prima di essere uccisa. A dimostrarlo, secondo Spina, alcuni tagli sulle palpebre. Una “esecuzione brutale”, secondo il parere consegnato dal medico legale Luisa Regimenti a Gente, che parla di “due tagli netti sulle palpebre, segno che aveva visto qualcosa che non avrebbe dovuto vedere”.
A Filorosso Luciano Garofano ha fatto il punto anche su questi elementi, che inevitabilmente riaccendono il mistero sull’arma del delitto: “L’ipotesi più attendibile è di un solo strumento e che quelle ferite sulle palpebre sarebbero state provocate dallo stesso strumento”.
Secondo il dottor Roberto Testi, aggiunge l’ex comandante dei Ris di Parma, quelle lesioni potrebbero essere stata provocate da “un martello utilizzato di taglio”.
IPA